Commento al Vangelo del 30 agosto 2015 – don Giovanni Berti – Gioba

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Una fede vera contro le false paure

 

Una fede vera contro le false paure

Ancora una volta la propaganda dell’Isis ha voluto colpire l’opinione pubblica mondiale con un atto di propaganda distruttiva, demolendo con l’esplosivo un altro sito archeologico conosciuto da tutti: Palmira.
Non è la prima volta che viene fatto questo dai terroristi del cosiddetto Califfato, che più volte, oltre a seminare morte e terrore tra le popolazioni di Iraq, Siria, Libia e Tunisia, hanno deciso di distruggere i segni della storia così come faticosamente sono giunti a noi.

Bisogna riconoscere che questa tecnica di distruzione della memoria non è una novità nella storia, e l’Europa solo 70 anni fa è uscita da una guerra che non ha solamente fatto milioni di morti, ma ha distrutto per sempre molti monumenti artistici e simboli del passato.

[ads2]Ma quello che fa paura ora, in questa continua e crescente emergenza di migrazione dei popoli, è vedere in pericolo il nostro sistema di vita, le nostre tradizioni e i simboli della nostra storia.
Abbiamo davvero paura che tutto quello che siamo e abbiamo, sia messo in discussione dal flusso di migranti che si riversano sulle nostre coste e lungo le nostre frontiere europee. Più volte come Chiesa abbiamo denunciato una risposta debole e scoordinata da parte delle istituzioni nazionali e europee, anche perché quel che sta succedendo non è più una emergenza momentanea, ma si sta rivelando un nuovo capitolo storico. E non è certo la prima volta che in Europa succede questo, e se guardiamo nei secoli passati, quello che noi siamo adesso è frutto anche di grandi migrazioni e mescolamenti di popoli, in periodi di stravolgimenti e cambiamenti, dovuti a guerre anche interno all’Europa stessa.

Ma siamo sicuri che tutto questo migrare di popoli e la conseguenza coabitazione di tradizioni religiose diverse anche qui, sia davvero un segno della fine della nostra civiltà cristiana?
Il pericolo siamo sicuri che venga dal di fuori? E’ solo difendendo i monumenti e i luoghi di culto cristiani che difendiamo la tradizione cristiana?

Gesù è davvero molto duro con i capi religiosi venuti addirittura da Gerusalemme (il centro della fede del mondo ebraico di allora). Questi scribi e farisei sono venuti a controllarlo e a contrastare la libertà religiosa di questo Maestro della Galilea che sta sempre più contagiando il popolo. Gesù viene accusato di introdurre pratiche che non rispettano le tradizioni degli antichi e di sovvertire la religione. Gesù messo difronte a queste accuse non si difende ma attacca, mettendo a sua volta sotto accusa i capi religiosi definendoli ipocriti (letteralmente “commedianti”), cioè falsi nella loro difesa della religione. Gesù con notevole coraggio (che sappiamo bene gli costerà la vita) mostra che la vera volontà di Dio non sta nell’adempimento di tradizioni materiali, come le regole di purità prima di prendere il cibo, ma in qualcosa di più grande e vero: l’amore per il prossimo.

Quello che rende impuri (cioè lontani) davanti a Dio sta nella nostra cattiveria verso il prossimo. Possiamo rispettare tutte le regole religiose e tradizioni, possiamo avere grandi templi e luoghi di culto e possiamo fare anche lunghe preghiere e riti, ma se non amiamo il prossimo, tutto questo non serve a nulla.

L’elenco che Gesù fa’ (impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza) non ha niente a che fare con le tradizioni religiose ma è tutto rivolto al rapporto con il prossimo. Anche noi oggi possiamo dire che la nostra civiltà cristiana non sarà in pericolo non tanto se resisteranno i monumenti dell’arte cristiana, ma se sapremo vivere tra di noi senza falsità, senza cercare il nostro interesse, se sapremo essere generosi, veri e impegnati verso l’altro, se combatteremo la invidie e la ricerca del potere a discapito del prossimo… Solo così la nostra civiltà cristiana sarà salva e continuerà a vivere nella nostra vecchia e impaurita Europa.

Fonte: Giovanni don

XXII Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Mc 7,1-8.14-15.21-23
Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

Fonte: LaSacraBibbia.net

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