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Commento al Vangelo del 3 Marzo 2019 – Comunità Kairos

“Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso” ha detto poco prima Gesù a chi lo ascoltava.

Ed è alla luce di questa frase che vanno lette la serie di parabole che seguono.

Il comandamento dell’amore misericordioso è l’unica via di salvezza, è il centro della parola di Dio e l’orizzonte di ogni discepolo. Nel seguire questa via occorre fare attenzione ad alcuni pericoli che si possono incontrare nella vita personale e comunitaria. La proposta di Gesù non è un ideale vago, ma un cammino che richiede costanza, lucidità interiore e impegno operativo. Attraverso queste brevi parabole, il discorso che Gesù rivolge a tutti i discepoli, a tutti i membri della comunità cristiana, vuole essere un piccolo test per la verifica permanente del proprio operato.

Le prime due immagini, il cieco che guida un altro cieco e la correzione di chi ha la trave nell’occhio, sono ammonizioni per chiunque sia tentato di ergersi a guida e maestro di altri pur non “avendo completato la formazione”.

Chi è il cieco che vuol fare da guida agli altri? Ai tempi di Gesù il monito era rivolto soprattutto ai farisei e alle guide di Israele che ponevano la loro fiducia nella propria conoscenza e osservanza della legge e pretendevano che gli altri li prendessero a modello. Ma per Luca vale anche per chiunque si trovi a guidare la comunità cristiana e per ogni discepolo alla sequela di Gesù.

Capita a volte che quelli che detengono l’autorità e insegnano agli altri, piuttosto che vedere e giudicare se stessi e il proprio comportamento, denunciano e condannano severamente gli altri. Pretendono di guidare altri su una via che in realtà non conoscono perché non hanno ancora sperimentato fino in fondo la grazia di Dio e finiscono per far dimenticare il Dio misericordioso che ha raccontato e manifestato Gesù Cristo. Sono pronti a usare la Parola di Dio come un’arma per colpire gli altri piuttosto che per riconoscere i loro errori di fronte all’amore sovrabbondante di Dio. Cieco è anche il discepolo che non ha sperimentato la misericordia di Dio verso di lui in Gesù o pensa di non averne bisogno: “Se foste ciechi non avreste alcun peccato, ma siccome dite noi vediamo, il vostro peccato rimane” (Gv9,41). Sono le false guide che pretendono di essere al di sopra del Maestro. Uno solo è l’autentica guida, uno solo è il Maestro della misericordia, tutti gli altri sono discepoli.

L’altra immagine, quella paradossale e grottesca della trave nell’occhio, rende evidente l’assurdità di chi si proclama giudice del fratello. Chi giudica si autogiustifica, si illude nella propria ipocrisia di essere nel giusto perché non vede il divario esistente tra la propria convinzione interiore e il comportamento esterno. Solo chi è capace di conoscere il suo cuore ed è entrato nella logica dell’amore può riuscire a guardare la pagliuzza nell’occhio del fratello e con senso di partecipazione e misericordia aiutarlo a correggersi.

Qual è il criterio per riconosce il vero discepolo? I suoi frutti. Il vero discepolo si riconosce dai frutti. È quello che cerca di far comprendere la seconda serie di similitudini che offre uno strumento per verificare

se si è veri discepoli. Come un albero buono produce frutti buoni, così il vero discepolo è colui che produce frutti buoni. Sono i frutti portati nella vita che distinguono il vero discepolo dal falso. L’autenticità della sequela di Gesù è data dalle azioni compiute. Il vero discepolo sa ciò che l’unico maestro ha fatto e detto e cerca di fare altrettanto. Sa che Gesù si è chinato verso di lui nella lavanda dei piedi, facendosi schiavo di misericordia, e consapevole di questo fa lo stesso verso i fratelli. Le sue azioni sono l’espressione evidente di ciò che abita nel suo cuore. C’è un legame profondo tra il cuore e ciò che lo abita e il comportamento esteriore. Abituato ad attingere alla fonte della Parola e impregnato dell’amore ricevuto da Dio, lo rende naturalmente visibile nelle azioni che compie. È dal cuore buono che può scaturire una prassi autentica.

Giustina

Fonte: Comunità Kairos (Palermo)

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