Commento al Vangelo del 27 gennaio 2019 – Piero Stefani

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Oggi, se ascoltaste la sua voce

La liturgia di questa domenica, in virtù di un salto di tre capitoli, ci pone di fronte a un doppio inizio: il primo è il Vangelo di Luca inteso come libro (cf. Lc 1,1-4), il secondo è l’evangelo compreso come «buon annuncio» (Lc 4,14-21).

Le prime righe dichiarano apertamente l’esistenza di una distanza temporale; esse espongono quanto altri hanno già raccontato e dichiarano che, ancor prima, ci furono testimoni oculari; per Teofilo, e quindi potenzialmente per ogni lettore, si è entrati nel momento della conferma di quel che già si era appreso. La seconda scena è invece il racconto dell’annuncio iniziale avvenuto nella sinagoga di Nazaret. Per Luca è già un ricordo; dal suo canto, la liturgia domenicale compie un passo ulteriore: siamo di fronte a un ricordo di un ricordo. Eppure nella ripetizione settimanale c’è qualcosa che ci rimanda all’origine.

Dopo il battesimo di Giovanni, Gesù, riempito della potenza dello Spirito Santo (cf. Lc 4,14) torna a Nazaret dove partecipa, «secondo il suo solito» (Lc 4,16), alla liturgia sabbatica. Gesù si era quindi recato già più volte in quella sinagoga; in tal modo si era inserito nella tradizione, nata in Israele, di celebrare Dio attraverso la liturgia della Parola. «Secondo il suo solito» è espressione che indica l’accettazione della ciclicità propria di realtà che si ripetono settimana dopo settimana, anno dopo anno.

All’epoca di Gesù la liturgia sinagogale non era ancora fissa; tuttavia al suo centro vi era comunque la proclamazione della Parola. Secondo quanto ci attesta l’altra opera lucana, gli Atti degli apostoli, al sabato venivano lette dapprima una sezione tratta dalla Torah (Pentateuco), poi una proveniente dai Profeti, infine vi era l’omelia (cf. At 13,12-16). A Nazaret non ci è riferita la presenza della sezione, a tutt’oggi più ampia e qualificante, della liturgia sabbatica, vale a dire la parashah tratta dalla Torah; tutto infatti si concentra su un passo del libro del profeta Isaia dove si parla di «lieto annuncio» rivolto ai poveri (cf. Lc 4,18-19; Is 61,1-2). Per dirla con Lutero, qui si tratta di Evangelo, non di Legge. Gesù ripete quanto era già scritto; le sue parole, poste come sigillo di quelle di Isaia, sono però inedite e irripetibili.

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Il commento al Vangelo continua sul sito de “il Regno“.

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TERZA SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

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Lc 1,1-4; 4,14-21

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.

In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.

Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore».

Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

Fonte: LaSacraBibbia.net

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