Commento al Vangelo del 26 Settembre 2021 – don Giovanni Berti (don Gioba)

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Chiesa esclusiva o inclusiva

Per andare a messa la domenica green pass “si” oppure green pass “no”? Può servire? Quali conseguenze porterebbe non solo dal punto di vista sanitario ma anche dal punto di vista comunitario?

All’interno di tutto il dibattito sociale riguardo l’obbligatorietà del certificato verde per gli eventi che aggregano persone (luoghi di ristoro, i trasporti, cinema e teatri, eventi civili e sportivi e anche luoghi di lavoro), si inserisce anche la questione se estendere o meno l’obbligo per gli eventi religiosi come nel caso di noi cristiani per la messa domenicale. Personalmente sono favorevole in questo periodo così problematico ad avere delle norme che aiutino tutti noi a controllare la diffusione dell’epidemia che proprio nell’aggregazione incontrollata trova forza, e anche i vescovi su questo si sono espressi favorevolmente, raccomandando la vaccinazione e il rispetto delle norme anticontagio anche negli ambienti parrocchiali.

Chiedere in modo obbligatorio il certificato verde a chi viene in chiesa per pregare con la comunità sicuramente rischia di mettere un ulteriore filtro che terrebbe fuori molte persone che per vari motivi non hanno il famoso certificato. E’ giusto questo? Sottolineo l’espressione che ho usato, “ulteriore filtro”, perché penso che a tenere fuori molte persone dalla chiesa, sia dal punto di vista celebrativo che come vita comunitaria, non è il chiedere o meno il green pass. Il lockdown dovuto alla pandemia non ha fatto altro che accelerare il progressivo svuotamento delle nostre assemblee domenicali e anche la partecipazione attiva alla vita comunitaria.

Molti uomini e donne, soprattutto giovani e famiglie giovani, anche se battezzati, pian piano non hanno più sentito il desiderio (e non dico obbligo) di partecipare alla preghiera comune nella loro comunità cristiana. Come mai? Quale filtro le ha tenute lontane e le tiene ancora lontane?

Il Vangelo di oggi ci presenta proprio uno degli amici e discepoli di Gesù, Giovanni fratello di Giacomo, che vorrebbe una comunità di discepoli chiusa ed “esclusiva” nel senso letterale del termine. Lui con gli altri ha visto qualcuno che compie gesti prodigiosi e buoni (miracoli come scrive l’evangelista) nel nome di Gesù, ma non facendo esplicitamente parte del gruppo glielo vorrebbero impedire: devi essere dei nostri in modo chiaro ed evidente, devi avere tutti i riconoscimenti ufficiali e la nostra divisa, altrimenti non puoi fare quello che è esclusivo nostro! Ecco fin da subito i primi filtri che “tengono fuori” e rischiano davvero di creare una comunità esclusiva. Ma Gesù non vuole una comunità esclusiva ma inclusiva, cioè aperta a tutti coloro che in un modo o nell’altro, anche con poco (un bicchiere d’acqua), vivono nella direzione del Vangelo e degli insegnamenti suoi.

Gesù va giù davvero in modo duro proprio con i suoi quando vogliono “chiudere” la comunità e quindi la futura Chiesa. “Chi scandalizzerà uno di questi piccoli che credono in me…”, significa mettere impedimento, bloccare chi è piccolo nella fede. Il “piccolo” in questo caso infatti non è il bambino, ma è chi è piccolo nel cammino cristiano, agli inizi, vicino anche con pochi gesti. Scandalizzare significa assumere atteggiamenti e mettere in atto comportamenti, che alzano paletti e barriere che alla fine bloccano la crescita di chi potrebbe crescere come discepolo, e rendono la comunità cristiana un club esclusivo di pochi eletti che si credono perfetti e unici detentori delle verità di Dio.

Gesù non vuole questo, per lui se uno fa così è meglio che sparisca del tutto, anche fosse il rappresentante più alto della comunità.

E allora mi domando se quello che tiene fuori dalla chiesa la domenica e anche dalla Chiesa come comunità di persone non sia tanto il certificato verde chiesto in questo periodo alle porte, oppure sia proprio chi sta dentro che con il suo modo di fare e giudicare alla fine fa da barriera e scandalo. Certamente molti stanno fuori dalla chiesa e dalla comunità perché hanno perso l’abitudine, perché non approfondiscono il Vangelo e si sono dimenticati di coltivare la fede, ma la domanda me la faccio personalmente: quanto sono esclusivo nel mio modo di pormi verso il prossimo? Quando la mia vita di cristiano diventa non di stimolo a ritornare ma invece barriera che allontana? Quando chi mi incontra e mi parla sperimenta Gesù che gli tende la mano e gli apre la porta invece di chiedergli obblighi e pesi che per il momento non riesce a portare?

Giovanni don


Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)

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