Commento al Vangelo del 26 novembre 2017 – Fraternità Gesù Risorto

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“Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura”. Così parla il Signore tramite il profeta Ezechiele. Il Messia è mandato a compiere le opere che Dio promette a favore degli uomini! Egli si comporta come un pastore: anzitutto riunisce le pecore e si assicura che ci siano tutte. Altrimenti va a cercare quelle “che erano state disperse”. Il suo occhio è vigilante e veritiero: egli sa benissimo quali sono le sue e quali no, e le separa. Non vuole confusione.

Come fa il Messia, il Figlio dell’uomo a discernere? Per lui Gesù usa anche il titolo di re, re del regno preparato fin dall’inizio, pensato per coloro che gli sono fedeli, un regno in cui il bene non si confonde col male, l’adesione a lui con il rifiuto, l’obbedienza al Padre con la disobbedienza, la somiglianza a Dio con la dissomiglianza. Ecco che il Figlio dell’uomo, che è il Figlio del Padre e re, dopo aver riunito tutte “le genti”, comincia a separare gli uni dagli altri. Che cosa esamina questo re per giudicare i popoli, anche quelli che nemmeno lo conoscono? Troviamo sorprendente che egli non prenda in considerazione le ore di preghiera, i grandi digiuni, e nemmeno le grandi opere a favore dell’umanità, e ci meravigliamo che lui in persona si sia immedesimato in coloro che sono bisognosi delle cose più elementari e si dichiari beneficato da uomini sconosciuti. Chi manca di cibo, di bevanda, di vestiti, di salute, di patria, di libertà e di pienezza di umanità, questi sono l’immagine di Dio che deve essere venerata e completata. Il comportamento che ciascuno ha avuto verso di loro è il principio usato per discernere chi è buono da chi non lo è: infatti, chi ha misericordia di queste persone, ama colui che per loro ha dato la vita; chi si occupa di loro dà gloria a Dio perché realizza il suo amore.

Il “segno di contraddizione” che distingue gli uomini è sempre e solo Gesù, il Figlio del Dio vivente: ma lui si nasconde in coloro che hanno bisogno di attenzioni, di cure, di amore: in tal modo si vede chi ha amore disinteressato per lui, cioè chi ha vero amore nel proprio cuore. Chi si piega su di loro per curarli, fasciarli, sfamarli, visitarli, accoglierli con intelligenza e sapienza, compie l’amore del Padre, quell’amore che Ezechiele descrive nella pagina che abbiamo udito. Essi sono quindi collaboratori del Messia, dell’inviato di Dio, sono la mano tenera del Cristo, possono essere riconosciuti membra del suo corpo che porta nel mondo l’amore del Dio vivente. Amando con l’amore che il Padre mette nel cuore dei suoi figli, essi rivelano il vero volto di Dio!

Rimaniamo sorpresi dalla continuazione della parabola: il re, tanto buono e generoso, si comporta invece molto duramente con coloro che hanno badato ad amare soltanto se stessi, a fare i propri interessi chiudendo gli occhi alle necessità dei poveracci. Non si sono comportati da fratelli, e perciò non possono essere accolti e mescolati con i figli di Dio. La loro sorte è quella guadagnata dall’egoismo: l’egoismo crea sofferenze, rompe ogni comunione, genera solitudini, fa sgorgare lacrime e getta nell’angoscia persino i propri figli e i propri benefattori. Coloro che lo coltivano chiudendo occhi, orecchi e mani ai sofferenti, guadagneranno queste tribolazioni come “supplizio eterno”.

Noi parliamo della misericordia di Dio. Nessuno infatti è misericordioso come lui, che tiene il cuore aperto a tutti ed è pronto al perdono per i peccati più gravi che l’uomo possa aver commesso. La parabola di Gesù ci dice che non possiamo però adagiarci nell’egoismo, altrimenti non saremo in grado di accogliere la pur grande misericordia del Padre! Egli non può trattare gli uomini come burattini: rispetta le nostre scelte. Se scegliamo l’egoismo, avremo alla fine il frutto dell’egoismo, cioè la privazione della comunione dell’amore, che è sofferenza definitiva ed eterna. La misericordia del Padre per egoisti e immorali dovrà fare in modo che essi cerchino salvezza, e quindi, come primo passo, saranno messi nella condizione di soffrire per essere quasi costretti a pentirsi!

Il fatto che Dio sia misericordioso ci apre il cuore a ricevere il suo perdono, ma anche a mettere i nostri occhi, le nostre mani, il nostro cuore e le nostre ricchezze, a disposizione del suo cuore attento ad ogni persona che soffre la mancanza di vita, la mancanza del pane del corpo e del pane dell’anima.

In questo modo inizia la vittoria del Signore della vita, risorto dai morti, su quel nemico che, come scrive l’apostolo, ci tiene sempre nella paura e nella sofferenza! Con il nostro amore concreto per i sofferenti inizia la vittoria di Gesù sulla morte, o, meglio, continua ad essere annientata la morte! Uniti a Gesù noi stessi siamo vittoriosi: e la nostra gioia diventa speranza per molti, anticipo dei beni futuri, dimostrazione che Dio è amore, è amore per tutti, sia per coloro che lo attendono, sia per chi nemmeno lo conosce!

Gesù, re dell’universo, sarai anzitutto re del mio cuore: ti adoro, ti amo, ti voglio servire e seguire!

A cura della Casa di Preghiera S.Maria Assunta – Tavodo  -Via della Pieve, 3 – 38078 SAN LORENZO DORSINO – TN

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XXXIV Domenica del Tempo Ordinario – Anno A
Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo

Mt 25, 31-46
Dal Vangelo secondo  Matteo

31Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. 32Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, 33e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. 34Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, 35perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, 36nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. 37Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? 38Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? 39Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. 40E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. 41Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, 42perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, 43ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. 44Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. 45Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. 46E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 26 Novembre – 02 Dicembre 2017
  • Tempo Ordinario XXXIV
  • Colore Verde
  • Lezionario: Ciclo A
  • Salterio: sett. 2

Fonte: LaSacraBibbia.net

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