Commento al Vangelo del 26 marzo 2017 – Ileana Mortari (Teologa)

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Siamo forse ciechi anche noi?

Nei Vangeli sinottici troviamo quattro episodi di guarigione di ciechi, interpretate come segni dell’arrivo dei tempi messianici, perchè dimostrano il realizzarsi della profezia di Isaia: “Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno le orecchie dei sordi.” (Isaia 35,5)

In Giovanni, invece, troviamo un solo episodio di questo tipo e, come gli altri sei miracoli narrati dal quarto evangelista, esso ha soprattutto valore di “segno”, cioè ha eminentemente la funzione di condurre al riconoscimento di Gesù come Messia e Figlio di Dio.

In particolare poi l’episodio del capitolo 9 è mirabilmente condotto dall’autore in modo da far risaltare plasticamente quello che succede tra gli uomini alla venuta di Gesù, luce del mondo; esso è infatti la “rappresentazione drammatica” di quanto afferma Gesù stesso al termine del capitolo: “Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi.” E’ questa una frase a prima vista enigmatica, per non dire assurda. Che cosa può voler dire che Gesù viene perché qualcuno che era cieco ora veda e i vedenti non vedano più? Evidentemente le parole non vanno prese alla lettera, o meglio, occorre intendere bene il significato di “vedere” e “diventare ciechi”: non si tratta di un vedere o meno sul piano fisico, ma sul piano della fede.

Poiché l’offerta di salvezza viene rivolta da Dio ad uomini liberi, la venuta del Figlio nel mondo li sollecita, anzi li “costringe” a svelare completamente quello che hanno nei cuori e a prendere una posizione pro o contro Gesù. Questo Giovanni lo dice ripetutamente nel suo vangelo: di fronte a Lui non è più possibile stare in una posizione neutrale, occorre per forza prendere posizione, dichiararsi, e ovviamente portarne le conseguenze.

Così nella vicenda del cap.9° possiamo chiaramente vedere le diverse reazioni di fronte al miracolo della guarigione: incertezza e perplessità tra la folla (v.9: “alcuni dicevano “E’ lui”, altri “No, ma gli assomiglia”); dissenso tra i farisei (v.16); prudente distanza dei genitori (v.21: “come ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi”).

Ma soprattutto le due possibili e antitetiche posizioni contrapposte circa il giudizio su Gesù sono rappresentate dall’uomo guarito e dai farisei. Per tre volte questi dicono: “Noi sappiamo” e per tre volte invece l’altro afferma di non sapere. Eppure proprio dallo svolgersi dei dialoghi e dall’incrocio delle argomentazioni risulta esattamente il contrario!

Il povero mendicante, rassegnato alla sua disgrazia (forse collegata a una dimensione morale – cfr. i vv.2-3), quando un uomo chiamato Gesù, dopo avergli impiastricciato gli occhi con del fango, gli ordina di andare a lavarsi, obbedisce senza obiettare. Esegue quanto gli viene detto e si ritrova di colpo guarito da un male assolutamente incurabile. Poi, sollecitato dai vari interrogativi che gli vengono posti, si ritrova in pratica a ripercorrere nel giro di poche ore l’esperienza di cammino spirituale e di incontro con Jahvè fatta dal popolo ebreo nel corso della sua storia, quando ha saputo nutrire fiducia in Dio ed è quindi diventato esemplare per ogni credente.

Anche quell’uomo è aperto ad accogliere la verità e ragiona correttamente a partire dalla realtà del fatto accaduto; è insomma un bell’esempio di quella che chiamiamo “onestà intellettuale”.

E così succede che proprio lui, comunemente ritenuto ignorante, disgraziato e “nato tutto nei peccati” (v.34), mostra di aver raggiunto una assai più profonda comprensione dell’insegnamento di Mosè rispetto ai farisei, al punto che può impartire loro una vera e propria lezione di teologia!

Egli infatti si fa portavoce della linea ortodossa dei rabbini: “Noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta” (v.31). Gesù è appunto uno che fa la volontà del Padre e quindi il Padre lo ascolta (come possiamo vedere da vari passi di Giovanni: 8,26; 8,42; 11,41-42).

Tutto il contrario succede ai farisei che tanto credono di sapere!

Anzitutto si contraddicono (come è evidente se si confronta Giov.9,29 con 7,27); in secondo luogo hanno talmente idolatrato la Legge, da arrivare a negare l’evidenza dei fatti (la indubitabile guarigione di uno cieco dalla nascita), pur di non recedere di fronte al fatto che Gesù “deve” essere un peccatore, dal momento che ha violato il sabato! (viene proprio da pensare che la loro sia non tanto una “osservanza”, ma una “ossessione” della Legge!). Infine, come sempre succede in questi casi, quando non hanno più argomenti validi da opporre, passano all’insulto e cacciano ignominiosamente l’uomo dalla sinagoga.

Ecco dunque come la presenza di Gesù-luce ha manifestato ciò che era celato nei cuori e nelle coscienze! Nei due “tipi” rappresentati dal cieco guarito e dai farisei abbiamo la palmare contrapposizione tra la semplicità del vedere e riconoscere ciò che è avvenuto e la cieca ottusità dell’arrogante che pretende di sapere senza lasciarsi minimamente sfiorare dal dubbio.

Come ben sappiamo, la validità di ogni pagina evangelica è perenne e, dopo aver ascoltato la Parola di oggi, tutti noi, onestamente, non possiamo non porci la domanda: “Sono forse cieco anch’io?”. Gli elementi per dare una risposta corretta non ci mancano davvero!

Ileana Mortari – Sito Web

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IV Domenica del Tempo di Quaresima

Gv 9, 1-41
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».

Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».

Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».

Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.

Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 26 Marzo – 01 Aprile 2017
  • Tempo di Quaresima IV, Colore rosa
  • Lezionario: Ciclo A | Salterio: sett. 4

Fonte: LaSacraBibbia.net

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