Commento al Vangelo del 26 Maggio 2019 – don Giovanni Berti – Gioba

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“Ecco i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruita!”, dice il Re Salomone dopo aver costruito il primo grande Tempio di Gerusalemme (primo libro dei Re 8,27).

Salomone sa che il grande Tempio è un luogo sacro che ricorda Dio, ma non lo potrà mai contenere del tutto. E lo dice anche riguardo i cieli dei cieli, con le conoscenze dell’universo che si avevano allora.
Oggi noi sappiamo qualcosa in più dell’universo e della sua vastità. Ci sono documentari con immagini che tentano di spiegarci quanto è vasto l’universo e quanto piccoli siamo noi. Spesso noi alziamo gli occhi in alto pensando a Dio, sia per chiedergli qualcosa ma anche per domandarci “dove sei?”, tutte quelle volte in cui davvero Dio sembra assente o addirittura inventato.

Gesù ai suoi discepoli la sera dell’ultima cena, a poche ore dal più grande gesto di amore che farà per loro e per l’umanità, dice: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”.

Rivoluzione copernicana della fede! Rivelazione shock per chi alza gli occhi al cielo in cerca di Dio!
La dimora di Dio è nel cuore dell’uomo che ama! Si, proprio nell’amore concreto e reale dell’uomo, Dio è presente ed ha la sua casa. Quale amore? Ovviamente quello di Gesù uomo, così come lui ha continuamente insegnato ai suoi discepoli. Amare Gesù non è solamente un sentimento astratto, ma una scelta di seguire il suo stile, di fare nostre le sue parole e i suoi gesti. Questo è l’amore che ci trasforma in casa di Dio.

Gesù incrocia gli occhi increduli dei suoi amici e discepoli e nei loro occhi vede anche i nostri, che oggi sono più scettici che sbalorditi! Infatti è bene riconoscere che queste parole di Gesù sono belle ma a noi oggi appaiono davvero impossibili. Cosa vuol dire che Dio abita nel nostro cuore? Non è ridurre Dio? Forse in fondo la storia di Dio è una invenzione consolatoria dell’uomo per affrontare la durezza della vita e le cattiverie umane?

Gesù vede i nostri occhi dentro gli occhi dei suoi discepoli e la sua risposta è anche per noi.

Promette a loro e a noi lo Spirito Santo, che lui chiama Paràclito, che significa più o meno “avvocato difensore”. Lo Spirito Santo, è Dio stesso che fa in modo che le parole di Gesù che troviamo nei Vangeli non siano letteratura antica ma storia attuale da vivere oggi. Lo Spirito Santo agisce nel nostro cuore umano quando siamo spinti ad amare, a donare noi stessi, a vivere per quel che possiamo la nostra fede nell’amore. Lo Spirito Santo ci fa sentire le parole di Gesù “per noi” e non impossibili, nonostante tutte le difficoltà e scetticismi.

Lo Spirito Santo che Sant’Agostino definisce l’amore che lega Dio Padre con Dio Figlio, dilata il nostro cuore rendendolo più grande dell’immenso universo, più grande dei cieli dei cieli, così che allora Dio ci può stare comodamente e viverci.

Se alzo gli occhi al cielo in cerca di Dio magari posso rimanere deluso, ma se guardo davanti a me e cerco i segni dell’amore allora è più facile che intraveda Dio all’opera. Posso contemplare Dio nelle mie mani quando accarezzano, quando si prendono cura di qualcuno, quando si aprono in gesti di pace e riconciliazione, quando stringono mani per risollevare o salvare, quando si uniscono in una preghiera per qualcuno e nella comunità. Ecco dove abita Dio, ecco la sua dimora immensa più grande di ogni universo: le mie mani, le mani della comunità cristiana e anche le mani, di qualsiasi colore, cultura e persino religione, che si aprono all’amore. Dio trova casa proprio li.

don Giovanni Berti – Sito web

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