Commento al Vangelo del 25 ottobre 2015 – don Giovanni Berti – Gioba

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La sfida del buio

Commento al Vangelo a cura di don Giovanni Berti 

Quando si entra in un luogo molto buio per doverlo attraversare venendo da un luogo al contrario molto luminoso, a tutti capita quella sensazione sgradevole di non vedere nulla e di sentirsi incapaci di andare avanti. L’esperienza insegna che basta solo attendere un po’ che gli occhi si abituino, e basta pochissima luce per riuscire ad orientarsi senza problemi nell’oscurità. In quelle occasioni ci vien subito da dire “non ci vedo!”, ma il problema non sta nell’incapacità assoluta di non vedere, ma solo del tempo necessario all’occhio di adattarsi alla poca luce. Ci vuole solo un po’ di pazienza e fiducia.
Mi sono immedesimato in questo cieco raccontato nel Vangelo lungo la strada verso Gerico. Nel cieco mendicante che urla a Gesù, rivedo la mia incapacità di vedere, non tanto dal punto di vista fisico, ma soprattutto dentro la mia vita e attorno a me la vita delle altre persone. Vedo anche la mia poca capacità di “vedere” Dio nella mia vita, al punto da sentirmi spesso smarrito e nel buio spirituale.
In questo cieco sono rappresentati gli stessi discepoli di Gesù che più volte dimostrano di vederci spiritualmente assai poco, abbagliati dal desiderio di gloria e potere, e che non riescono a vedere il vero volto di Gesù (come nell’episodio di Giacomo e Giovanni che chiedono a Gesù di sedere alla destra e sinistra). E Gesù nella guarigione del cieco Bartimeo vuole guarire i discepoli e in fondo anche me e chiunque nella fede come nella vita si sente nel buio e perso.
[ads2]E’ singolare nel racconto il modo di agire di Gesù, che non si avvicina al povero malato, ma lo fa chiamare, rendendolo protagonista della sua stessa guarigione. Gli propone una sorta di cammino di liberazione dalla cecità spirituale, che lo porti ad abbandonare la sua posizione sul margine della strada insieme alle sue sicurezze (il mantello) per accettare una nuova visione del mondo e di Gesù.
Ci vuole coraggio per cambiare e iniziare a vedere se stessi, gli altri e Dio in modo diverso. Ci vuole il coraggio di ascoltare una chiamata che ci rimette in moto interiormente.
In questi giorni la Chiesa con il Sinodo sulla famiglia sta cercando questo coraggio. Accettare il Vangelo come punto di riferimento significa non rimanere comodi e sicuri, ma mettersi alla sequela di Gesù che è in cammino sulla strada della storia. La Chiesa rischia di sembrare cieca (e anche sorda) se non apre gli occhi al mondo con lo sguardo di Gesù. E come chi entra in una stanza buia e con pazienza cerca di vedere oltre il primo impatto di totale oscurità, così anche noi come cristiani dobbiamo armarci di coraggio e andare, anche se all’inizio a tentoni, verso il mondo che ha bisogno di noi e nel messaggio di luce che abbiamo ricevuto in consegna.

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