Commento al Vangelo del 25 febbraio 2018 – P. Antonio Giordano, IMC

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Ci sono tremonti davanti ai nostri occhi, in questa Messa:

  • ilmonte Moria su cui sale Abramo con il figlio Isacco;
  • il monte Tabor,dove Gesù sale e si trasfigura in un alone di luce davanti ai tre fortunati apostoli;
  • ma c’è pure in lontananza,  il Calvario, sul quale, il Figlio di Dio sarà innalzato sulla Croce per la salvezza dell’umanità.

1. Contemplare nella preghiera il mistero.

La trasfigurazione occupava un posto importante nella vita e nell’insegnamento della Chiesa primitiva. Ne sono testimonianze le narrazioni dettagliate dei Vangeli e il riferimento presente nella seconda lettera di Pietro (2Pt 1,16-18). 

Per i tre apostoli il velo era caduto: essi stessi avevano visto ed udito. Proprio questi tre apostoli sarebbero stati, al Getsemani, testimoni della sofferenza di nostro Signore. 

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L’Incarnazione è al centro della dottrina cristiana. Gesù è il Figlio Unigenito del Padre, Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero. La vita cristiana è una contemplazione continua di Gesù Cristo. Nessuna saggezza umana, nessun sapere possono penetrare il mistero della rivelazione. Solo nella preghiera possiamo tendere a Cristo e cominciare a conoscerlo.

Chi era dunque questo Gesù?  La gente  diceva: è un profeta. E Pietro aveva confessato che era il Cristo. Ora si ascolta la risposta del Padre: “Questi è il mio Figlio prediletto: ascoltatelo!”. Quell’imperativo del Padre: “Ascoltatelo”, rimanda a ciò che Gesù sta per dire, e cioè che il Messia “deve soffrire molto ed essere disprezzato; che deve morire e poi risorgere dai morti.” / La gloria di Cristo (risurrezione) è il frutto della sua passione e morte, come è scritto nella Legge (Mosè) e nei Profeti (Elia). Gli apostoli capiranno questo mistero di Cristo e della sua Pasqua, poco alla volta, e dopo la sua risurrezione, e lo annunciarono come vero Messia  promesso, vittorioso e Salvatore.

2. Dio non si è fatto carne per scacciare i Romani  dalla terra dei padri. Per fare questo era sufficiente che mandasse un solo suo angelo.

Il Figlio di Dio invece si è fatto uomo per fare figli di Dio tutti gli uomini, rendendoli fratelli, suoi famigliari, concittadini gli uni degli altri, amici. Questo non lo può fare un angelo del cielo. Occorre il Verbo Incarnato. Lui è venuto per prendere su di sé il peccato del mondo ed espiarlo sulla croce. Gesù è venuto non per mostrare la sua onnipotenza con miracoli e guarigioni, ma per rivelare quanto grande è il suo amore, la sua misericordia, la sua espiazione vicaria.

Come ha fatto Gesù deve fare anche il suo corpo mistico che è la Chiesa: siamo noi, ciascuno di noi. Ciò che Cristo Gesù ha fatto del suo corpo, uno strumento di riconciliazione, perdono, pace, fratellanza, amicizia, unità di tutto il genere umano fino alla morte, così, noi membra del suo corpo mistico, dobbiamo fare del nostro corpo.

Il mondo all’inizio non comprende, non può comprendere, esso annunzia falsità, dona spettacolo di peccato. Mai il mondo potrà credere. Gli manca il fondamento della fede. Siamo noi, che cerchiamo di vivere da seguaci di Gesù, come gli apostoli, che dobbiamo portare la luce: il nostro corpo, come quello di Gesù, è per l’espiazione dei peccati nostri e dei fratelli, fino a morire per entrare così nella gloria della risurrezione.

3. Abramo esempio di fede. Prima lettura: Dio chiede ad Abramo il sacrificio del figlio: il sacrificio più grande.

Abramo avrebbe sacrificato il suo corpo, la sua vita terrena pur di risparmiare quella del figlio. Anche lui non capisce, ma crede e questo gli sarà computato a merito a lui e i suoi discendenti.

4. Totalità dell’Amore di Dio.

Seconda lettura – S. Paolo ai Romani:  “Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? 

Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi ci condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!”

Fonte

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO
della II Domenica del Tempo di Quaresima – Anno B

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Mc 9, 1-9
Dal Vangelo secondo Marco
1Diceva loro: «In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto giungere il regno di Dio nella sua potenza».
2Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro 3e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. 4E apparve loro Elia con Mosé e conversavano con Gesù. 5Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosé e una per Elia». 6Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. 7Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». 8E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
9Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 25 Febbraio – 03 Marzo 2018
  • Tempo di Quaresima II
  • Colore Viola
  • Lezionario: Ciclo B
  • Anno: II
  • Salterio: sett. 2

Fonte: LaSacraBibbia.net

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