Commento al Vangelo del 24 Marzo 2019 – d. Giacomo Falco Brini

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LASCIALO ANCORA QUEST’ANNO

Nel vangelo di oggi il Signore Gesù, in linea con le parole di S.Paolo nella 2a lettura, richiama tutti all’urgenza della conversione. Ai tempi di Gesù c’era chi interpretava certi tragici avvenimenti di morte come l’indizio di una vita più peccaminosa (Lc 13,1-5). Anche oggi tanti pensano che la morte improvvisa o assurda che colpisce alcuni sia segno di uno sfavore divino. Niente di più equivoco. Anzi, quelle stesse notizie che circolavano ai suoi tempi (una cruenta e premeditata uccisione e un incidente con molte vittime), diventano all’udito di Gesù un’occasione per far sgombrare il cuore da ogni errata interpretazione di simili fatti. A chi lo ascolta Egli offre una comune chiave di lettura per gli eventi storici e naturali sconvolgenti: il male presente sia nell’uomo che nelle cose create è misteriosamente connesso con il peccato, ma non sfugge di mano a Colui che ha tutto nelle sue mani. Si tratta di interpretare diversamente gli stessi eventi, anche se di segno negativo. Questi fatti evocano il nostro limite e la nostra originaria fragilità che, dopo il peccato dell’uomo, è divenuta tragica nelle sue conseguenze. Ogni evento insensato ed assurdo di morte ci richiama pertanto a cercare nella conversione a Dio il senso ultimo della vita (Lc 13,5). Il momento presente è il luogo preciso in cui ci si può convertire da una vita insensata, ovvero quella vita preoccupata solo a stare bene, tutta intenta a salvare se stessa. Insomma, Gesù offre un criterio di corretto discernimento della realtà: bisogna leggere ogni fatto come un appello a passare dalla paura alla fiducia, dall’egoismo al dono, dalla volontà di dominio (controllare tutti e tutto) al servizio per gli altri.

Dunque, per chi crede in Gesù, cos’è in fondo la nostra vita? E’ un tempo sempre propizio per convertirsi, cioè per scoprire, come dice il salmista di oggi, quanto misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore (Sal 102). Ed è uno spazio che ci è concesso dentro il quale posso rispondere (o non rispondere) a questo instancabile amore divino. Dietro la piccola parabola del proprietario e dell’albero di fichi sterile, si cela (ma non tanto) questa invisibile realtà. Dio è Colui che da sempre si prende amorosa cura dell’uomo, ma questi non si decide a produrre frutti degni di autentica conversione. Il dialogo tra il proprietario della vigna e il vignaiolo circa il fico sterile rivela il misterioso dramma interno a Dio tra giustizia (“taglialo”) e misericordia (“lascialo ancora quest’anno”), sempre in dialogo tra loro. E’ molto bella questa immagine del vignaiolo che invita il suo padrone a indulgere con l’albero, offrendosi di lavorarci attorno ancora per un anno. E’ immagine della fatica di Dio a farsi ascoltare dall’uomo. E’ immagine del suo instancabile lavoro che circonda la nostra vita di mille attenzioni, perché essa si realizzi pienamente, come il fico che esiste per produrre fichi. Ed è immagine della tenera e misericordiosa pazienza verso l’uomo, sempre disposto ad accordargli una dilazione di tempo (Lc 13,9a) affinché la sua vita fruttifichi e non debba essere tagliata: Dio non gode della rovina del peccatore! (cfr. Ez 18,23 e 33,11). E’ immagine di quell’anno di Misericordia (Lc 4,19) che, inauguratosi con la venuta di Gesù, continua per tutto il tempo del cammino della umanità, perché Egli vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità (1Tm 2,4)

Per la Bibbia una vita veramente realizzata è quella di chi scopre Dio intorno a sé circondarlo del suo amore misericordioso. Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue infermità, salva dalla fossa la tua vita, ti circonda di bontà e misericordia (Sal 102). E ancora, in un altro salmo: alle spalle e di fronte mi circondi e poni su di me la tua mano (Sal 138). Chi vive cercando ogni giorno di convertire la propria vita al Signore lo scoprirà così, come un padre ricco di misericordia. Anzi, sarà prima di tutto proprio il peccato messo nelle sue mani il luogo di questa rivelazione. Ma il rischio per l’uomo di vivere una vita non orientata ad una seria e costante conversione, incombe sempre. Se no, lo taglierai via (Lc 13,9b): non è la minaccia di un giudizio, ma l’amara constatazione dell’ostinazione dell’uomo che, rifiutando di convertirsi, e non volendo restare unito a Lui come il tralcio alla vite (cfr. Gv 15,1ss.), rimane solo, sterile e incapace di riconoscere la bontà di Dio.

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