Commento al Vangelo del 24 Maggio 2020 – P. Antonio Giordano, IMC

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Storia dell’Ascensione:

La festività dell’Ascensione è molto antica e viene attestata a partire dal IV secolo: S. Agostino la descrive come solennità diffusa al suo tempo.

Negli scritti di Giovanni Crisostomo e Gregorio di Nissa l’Ascensione è citata; il Simbolo niceno, il Credo della Messa, ricorda tale episodio: “Gesù è salito al cielo”. Nel testo Peregrinatio Aetheriae si parla della festa dell’Ascensione celebrata nella grotta di Betlemme, dove Gesù è nato.

Durante il Concilio di Elvira (ca. 300-313) fu discussa la data in cui celebrare l’Ascensione, e fu deciso che non andasse commemorata né nel giorno di Pasqua, né in quello di Pentecoste. Poiché l’ascensione di Gesù è avvenuta 40 giorni dopo la Pasqua. Poiché la Pasqua è una festa mobile, nel senso che la sua data varia di anno in anno, di conseguenza anche la data dell’Ascensione varia.

I cristiani credono che avendo preservato dalla corruzione anche il corpo, Gesù abbia “dimostrato” la sua natura sia umana che divina.

L’Ascensione di Gesù al Cielo è la grandiosa conclusione della permanenza visibile di Dio fra gli uomini, preludio della Pentecoste, inizia la storia della Chiesa e apre la diffusione del cristianesimo nel mondo.

Senso biblico del termine ‘Ascensione’

Secondo una concezione spontanea e universale, riconosciuta dalla Bibbia, Dio abita in un luogo superiore e l’uomo per incontrarlo deve elevarsi, salire.

L’idea dell’avvicinamento con Dio è data spontaneamente dal monte e nell’Esodo (19,3), a Mosè viene trasmessa la proibizione di salire verso il Sinai, che sottintendeva soprattutto quest’avvicinamento al Signore; “Delimita il monte tutt’intorno e dì al popolo; non salite sul monte e non toccate le falde. Chiunque toccherà le falde sarà messo a morte”.

Il comando di Iavhè non si riferisce ad un avvicinamento spirituale; bisogna prima purificarsi e raccogliersi per poter udire la sua voce.

Così lungo tutta la Bibbia, i riferimenti al ‘salire’ sono tanti e continui e quando Gerusalemme prende il posto degli antichi santuari, le folle dei pellegrini ‘salgono’ festose il monte santo; “Ascendere” a Gerusalemme, significava andare a Iavhè, e il termine, obbligato dalla reale posizione geografica, veniva usato sia dalla simbologia popolare per chi entrava nella terra promessa, come per chi ‘saliva’ nella città santa.

Nel Nuovo Testamento, lo stesso Gesù ‘sale’ a Gerusalemme con i genitori, quando si incontra con i dottori nel Tempio e ancora ‘sale’ alla città santa, quale preludio all’”elevazione” sulla croce e alla gloriosa Ascensione.

Applicazione alla vita spirituale.

Anche noi dobbiamo salire per andare a Dio: staccarci e superare le cose temporali per salire allo spirituale e soprannaturale. Chi è prigioniero del temporale, non può arrivare al soprannaturale. Bisogna lasciare in basso non solo il male (quello è ovvio), ma anche il bene per il meglio, e poi il meglio per l’ottimo.

Questo salire, questo anelito dell’anima verso Dio, dura tutta la nostra vita temporale. Ma se abbiamo fiducia in Gesù: “Sarò sempre con voi fino alla fine dei tempi”, abbiamo la speranza di riuscirci, per arrivare alla beatitudine dove c’è Lui nella gloria.

Il nostro pellegrinaggio terreno si potrebbe paragonare a una lunga ascensione: dobbiamo raggiungere la vetta. Più il nostro bagaglio sarà leggero, più agevolmente riusciremo a salire.

La Madonna rimase sulla terra all’ascensione di Gesù: il suo corpo sarà assunto in cielo solo dopo la sua morte terrena. Lei rimane con gli Apostoli per dare loro Gesù; così ora dal cielo rimane con noi per darci Gesù. Facciamo posto nel nostro cuore distaccandolo da tutte le cose terrene.

Fonte – consolata.org