Commento al Vangelo del 24 Maggio 2020 – don Giovanni Berti (don Gioba)

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Quali dubbi?

A fine maggio ricorrerà il 27esimo anniversario della mia ordinazione presbiterale. Avendo quasi 53 anni, ho superato abbondantemente la metà della mia vita come prete rispetto a prima. Ricordo che quando mancava poco tempo alla presentazione della domanda per ricevere il sacramento dell’ordine, dopo 7 anni di formazione, sono stato assalito da un momento di forte dubbio. Non era un dubbio di fede in Dio o sul fatto che quella fosse la mia vocazione, ma il dubbio era su me stesso, se ce l’avrei fatta davvero a vivere tutto quello che mi stava davanti. Dubitavo fortemente di essere capace di non deludere le aspettative dei miei formatori, del vescovo, della chiesa e delle parrocchie a cui sarei stato inviato. Più si avvicinava la data dell’ordinazione più vedevo i miei limiti diventare più grandi e insuperabili. E devo dire che il dubbio di farcela umanamente non mi ha mai abbandonato, ma ho solo imparato ad amarlo, così come Dio lo ama e lo conosce bene.

Quando l’evangelista Matteo parla dei dubbi dei discepoli davanti a Gesù risorto non sta parlando dei loro dubbi di fede, ma di quelli umani. Hanno seguito Gesù, sono stati alla sua scuola di vita e di fede, hanno visto in che modo è morto e ora è li vivente davanti a loro. Lo adorano, come racconta l’evangelista, e in questo dimostrano che ci credono in lui, ma “essi però dubitarono”.

Mi piace che proprio alla fine di tutto il racconto del Vangelo non viene nascosta questa debolezza tutta umana dei discepoli che anche alla fine, con Gesù davanti e tutto quel che devono ora fare, ancora fanno i conti con le loro fatiche e freni. La primissima Chiesa che ci ha consegnato questo racconto non ha vergogna di mostrarci la debolezza umana dei primi testimoni, così come non ha mai nascosto le loro debolezze anche lungo il cammino di discepolato con Gesù, raccontando i loro piccoli e grandi tradimenti. L’evangelista ci ha raccontato per esempio di quando Pietro viene invitato da Gesù a camminare con lui sul mare in tempesta. il mare nella simbologia biblica rappresenta il caos, il male, tutto quello che allontana da Dio e dalla vita, e Matteo ci racconta come proprio preso dalla paura e dal dubbio su se stesso inizia ad affondare. Sarà la mano di Gesù a tirarlo su riconoscendo il suo dubbio. Eppure Pietro sarà sempre a fianco di Gesù e Gesù al suo fianco.

Siamo qui alle ultimissime battute del Vangelo di Matteo che ha come proseguo noi, la nostra vita, il Vangelo dentro la nostra storia. Quello che Gesù dice a quel gruppo limitato lo dice a noi. Sono in undici e anche in questo numero c’è un messaggio. Il numero perfetto del nuovo popolo di Dio dovrebbe essere dodici, e infatti così li aveva chiamati. Ma il tradimento e l’abbandono di Giuda ha reso il gruppo imperfetto, così come sempre imperfetta è la Chiesa, la comunità dei discepoli di oggi di cui noi facciamo parte con le nostre imperfezioni.
Ma Gesù quello che dice non lo dice ad angeli, ma ad esseri umani. Loro dubitano su sé stessi, dubitano se ce la faranno a superare le difficoltà, le persecuzioni, i loro limiti e peccati, ma invece Gesù non dubita affatto della sua scelta.

Gesù ha ogni potere sulla storia, Gesù risorto anche se è finito sulla croce come un malfattore fallito, è il Re dell’amore. Quello che chiede ai discepoli e a noi è di immergere il mondo in Dio. L’invito a battezzare è proprio questo, non è tanto un ripetere gesti liturgici, ma far si che il mondo si senta immerso in Dio. E sempre ai discepoli dà anche il compito di insegnare con le parole e l’esempio concreto di vita quello che lui ha insegnato con le parole e l’esempio.
È davvero un compito grande, sicuramente ben oltre i limiti dei singoli uomini e donne cristiani, un compito che supera la Chiesa che nel corso della storia ha davvero mostrato tutti i suoi limiti che mettono in dubbio chiunque sulla sua coerenza. Ma è stato Gesù che ha scelto gli uomini e non gli angeli. Gesù ha scelto per portarlo nel mondo ognuno di noi.

Non ha avuto dubbi!
In questi 27 anni i dubbi non mi hanno abbandonato e sicuramente i miei limiti me li porto dietro ancora. Ma è stata la sicurezza di Gesù che mi ha rassicurato non la mia bravura. Mi ha rassicurato quella promessa che mi porto dentro e che è l’ultima cosa che Gesù risorto dice ai suoi fragili amici: “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)