Commento al Vangelo del 24 dicembre 2017 – P. Marko Ivan Rupnik – Congregazione per il Clero

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Quarta Domenica di Avvento

Il Vangelo di oggi ci concentra sulla questione della verginità. Non solo la verginità di Maria come l’abbiamo dogmaticamente intesa e che non si discute, ma sul suo significato spirituale che affonda le radici in un percorso antropologico di santità, di compimento della persona in Dio. È importante perciò intendere bene questo “piena di grazia” (Lc 1,28), che riporta tutto nell’ottica giusta, dove è Dio il protagonista.

Perché Maria, proprio in quanto ‘colma di grazia’, è continuamente sottomessa all’azione di Dio; è per questa grazia che si compie l’opera da parte di Dio che prepara una persona umana per questo grande evento; ma anche questa grazia fa sì che Maria possa aderire in una convergenza di tutte le sue forze all’azione di Dio in una vera sinergia. Questo titolo “piena di grazia” è ordinato alla vocazione di Maria. È in vista della sua maternità che Dio agisce in lei colmandola dei beni necessari perché Lui possa compiere il suo disegno di salvezza per tutto il genere umano. Allora Dio ha posto una “diga” in lei in modo che il peccato non impedisse la sua personale adesione alla Volontà del Signore. La sua libera adesione era il passaggio indispensabile per l’opera della redenzione. Questo vuol dire che comunque ogni dono e ogni grazia che si riceve è sempre in vista della vocazione, della nostra partecipazione all’opera del Signore e non per qualche nostra individualistica perfezione di noi stessi.

L’incarnazione per noi uomini, per l’umanità, viene letta come redenzione. Non è opera dell’uomo ma il suo spazio è quello della libera adesione per grazia.

Questo “piena di grazia” diventa essenziale anche se teniamo conto dell’uso biblico del termine vergine (cf Ger 17,13; Ger 14, 17-20; Am 31,4; Ger 31,13; Ger 31, 21-22; Os 2, 19-23) dove lo sfondo è assolutamente l’incarnazione e la figlia di Sion può gioire perché è diventata cara al Signore: “Gioisci Figlia di Sion, perché ecco, io vengo ad abitare in mezzo a te” (Zc 2, 14).  Dio non viene perché la figlia di Sion sia straordinaria, ma perché Lui la ama benché è povera e miserabile, in tutti i sensi. Il popolo che Dio si è scelto era veramente problematico, inaffidabile, infedele, incostante, ma Dio lo ha amato. Dio non si unisce a noi perché saremo straordinariamente perfetti, ma perché siamo i figli amati, nel Figlio. E allora è l’unione d’amore che Dio compie che diventa il punto di riferimento, non la nostra conquista. Noi ci riconosciamo in riferimento dell’opera di Dio in noi. È questa sua azione in noi che costituisce la nostra identità. Maria sarà per tutte le generazioni ciò che Lui ha compiuto in lei con la sua totale adesione in un amore veramente personale.

Non esiste la linearità nella vita. Anche Maria doveva ponderare nel cuore gli eventi che poi succedevano e doveva cercare di farne la lettura proprio in chiave di questo iniziale evento.  Esiste il travaglio e la storia. Dipende da dove guardiamo cercando di comprendere il vissuto che si presenta difficile non solo da vivere ma anche da capire. Quante volte ci assalgono le domande. E spesso le risposte si intravedono sull’orizzonte della mentalità che ci circonda. Ma la verità della storia è quella che accoglie il venire della vera Luce. Della storia, quella grande universale, come di quella piccola di ognuno, rimarrà solo ciò che è accaduto come incontro tra Dio e l’uomo, cioè la storia come storia della salvezza.

La portata spirituale della verginità è anche di accogliere la vita, gli eventi secondo la visione di Dio, accogliere il suo modo di pensare. A Maria fu detto che il suo figlio sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo. E poi è nato un bambino in una situazione precaria, del tutto appartata, fuori da ogni categoria di grandezza secondo questo mondo. Ha vissuto per 30 anni una vita nascosta, inserito nel quotidiano del feriale fino alla fine, chiara sconfitta secondo la grandezza di questo mondo.

Si riceve la grazia e ogni dono che viene dallo Spirito Santo per una vita che si realizza nell’adesione d’amore e accoglie la vita che è la luce vera e che ci rende liberi davanti al mondo e alla storia. E i cristiani abbiamo da dire qualcosa nel mondo perché liberi dal mondo.

P. Marko Ivan Rupnik – Fonte

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IV Domenica di Avvento – Anno B

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Lc 1, 26-38
Dal Vangelo secondo Luca

26Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, 27a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». 29A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. 30L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». 34Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». 35Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. 36Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: 37nulla è impossibile a Dio». 38Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 24 – 30 Dicembre 2017
  • Tempo di Avvento IV
  • Colore Viola
  • Lezionario: Ciclo B
  • Salterio: sett. 4

Fonte: LaSacraBibbia.net

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