Commento al Vangelo del 22 Marzo 2020 – don Giovanni Berti (don Gioba)

Sembra una finzione tutto quello che stiamo vivendo in questi giorni a livello mondiale, e che ci tocca personalmente e come famiglie. Siamo immersi in un reality di paura che pensavamo fosse possibile solo dentro i confini dello schermo tv ma in realtà di avvolge e ci entra nel cuore.

È invece la realtà di prima, quella a cui eravamo abituati tutti i giorni ad essere relegata dentro lo schermo televisivo. Personalmente quando vedo in uno spot televisivo o film le persone che si parlano, si abbracciano, escono di casa sorridenti, mi sembra di vedere una fastidiosissima finzione che aumenta ancora di più la sensazione di disagio. Quello che era fantasy è diventato realtà e quello che era realtà ora è un fantasy.

Pensando a storie fantasy me ne viene in mente una: “Un ponte per Terabithia”, romanzo del 1976 di Katherine Paterson, diventato uno splendido film nel 2007.
Il romanzo narra dell’amicizia tra due ragazzi, Jess e Leslie, che con l’aiuto della fantasia costruiscono un mondo fantastico di giochi dove imparano a vedere in modo diverso la dura realtà famigliare e sociale nella quale sono inseriti.

“Chiudi gli occhi e apri bene la mente”, è l’insegnamento che dà la giovane Leslie all’amico Jess quando iniziano a giocare. E facendo così riescono pian piano a vedere dentro le persone e dentro le loro storie, non fermandosi alle apparenze e alla superfice spesso ingannatoria.
Quante volte abbiamo pensato in questi giorni di chiudere gli occhi e poi riaprirli e accorgerci che era tutto finto. Quante volte anche io ho sperato di accendere il telegiornale o aprire la pagina delle news su internet e non vedere alcuna traccia dell’emergenza coronavirus.
Ma purtroppo non è così. Come non è così per tanti nel mondo che vivono la paura e la precarietà di vita in tante situazioni di guerra e persecuzione. La cosa diversa è che ora tutto il mondo è nella stessa situazione.

Nel Vangelo Gesù tocca gli occhi di questo cieco e gli dona la vista fisica. Questa guarigione però mette in mostra che ci sono altre cecità forse ben peggiori di quella fisica.
Per primi sono i discepoli di Gesù a dimostrare di essere ciechi spiritualmente quando non riescono a vedere Dio per quel che veramente è. Per loro Dio è uno che punisce a seconda dei peccati, per questo domandano a Gesù se il cieco è così dalla nascita per i suoi peccati o quelli dei suoi genitori.

Sono ciechi anche i cosiddetti “vicini” di casa di questo cieco che non riescono a riconoscerlo ora che è guarito e ci vede. Per loro era solo un povero malato ed ora che è guarito non sanno chi è. Quante volte pure noi siamo ciechi non vedendo le persone per quello che sono davvero e ci fermiamo solo a delle caratteristiche parziali che non ci raccontano tutta la persona: il colore della pelle, la provenienza geografica, un limite fisico, una cosa che abbiamo sentito su di lei, un modo di fare…

Sono ciechi i Farisei, e il racconto evangelico mette bene in luce tutta la loro cecità spirituale fatta di chiusure mentali e rigidità. Questi farisei fanno di tutto per non vedere quello che è evidente e finiscono per allontanare dai loro occhi proprio il segno più evidente che Dio è in mezzo a loro.

Il meno cieco di tutti sembra essere proprio questo cieco che si fida ciecamente della parola di Gesù anche se non lo conosce. Sembra che lo veda più con il cuore che con gli occhi. Pian piano nel racconto si comprende che non solo ha acquistato la luce negli occhi ma soprattutto quello spirituale che lo rende forte e coraggioso. Da cieco povero diventa un annunciatore di fede!

Forse anche noi abbiamo bisogno di chiudere un po’ gli occhi e aprire la mente. Il mio non è un invito a non guardare in faccia la realtà ma a vederla meglio e in modo più profondo. Abbiamo bisogno che Gesù guarisca il nostro sguardo accecato dalla paura, dal dolore e anche dai nostri limiti e giudizi.

Abbiamo bisogno di chiudere gli occhi malati e provare a immaginare come Dio ci guarda. Dobbiamo chiudere gli occhi e aprire la mente e il cuore riuscendo anche a vedere con gli occhi del prossimo, immaginando anche le sue difficolta, paure, dolori e anche speranze e desideri.
Chiudiamo gli occhi e chiediamo a Gesù che ce li guarisca in modo da poterli riaprire con uno sguardo nuovo sul mondo e sulla storia, capaci di vedere dentro il male che ci circonda anche il più piccolo segno di bene, e soprattutto ci faccia vedere chi ci sta accanto con uno sguardo sempre di amore, lo sguardo di Gesù, luce del mondo e anche dei nostri occhi.

Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)


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