Commento al Vangelo del 22 aprile 2018 – P. Antonio Piovano, IMC

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“Passare dalla schiavitù dell’uomo vecchio alla vita nuova in Cristo è un vero e proprio “esodo”, è il cammino dell’anima cristiana e della Chiesa intera, l’orientamento decisivo dell’esistenza rivolta al Padre nella sequela di Cristo l’unico Buon Pastore”. (Messaggio di Papa Francesco).

Ogni cristiano, dal Papa fino all’ultimo dei fedeli, in questa Domenica del Buon Pastore, potrebbe dire: “E’ la mia giornata!”, ricordando però che l’unico Buon Pastore è Cristo! Noi dovremmo essere gli “altoparlanti” di Gesù Cristo, non solo a parole, ma con le opere e i fatti!

L’arte ha raccolto in mille modi questa soave parabola, e ne ha formato innumerevoli quadri, dai quali traspare la tranquilla pace delle anime, condotte ai pascoli da Gesù, e il suo infinito amore nel pascolarle. Egli è il buon pastore, e le anime per essere guidate da Lui debbono essere docili, semplici, silenziose ed affettuose come pecorelle.

Offrire la vita ha due significati:

  1. Offrire la vita in riscatto, per pagare un debito, per acquistare un diritto;
  2. Offrire la vita vuol dire portare uno a vivere la mia vita al mio livello.

Gesù ha pagato il debito dei nostri peccati con la sua morte in croce, ma Gesù ci porta a vivere la sua vita divina e con il battesimo ci fa figli di Dio, che vivono una vita divina.

«Io sono il Pastore buono». Il gesto specifico del pastore buono, il gesto più bello che lo rende il ‘pastore bello’: «Io offro la vita». Il lavoro di Dio è da sempre e per sempre offrire vita.
Con queste parole Gesù non intende per prima cosa la sua morte in Croce, perché se il Pastore muore le pecore sono abbandonate e il lupo rapisce, uccide, vince. Dare la vita, è inteso nel senso della vite che dà linfa ai tralci; del grembo di donna che dà vita al bambino; dell’acqua che dà vita alla steppa arida. Offro la vita significa: Vi do il mio modo di vivere, di amare e di lottare.

Solo con un supplemento di vita, la sua, potremo battere coloro che amano la morte, i lupi di oggi. Anche noi, battezzati, discepoli di lui, siamo chiamati ad assumere il ruolo di ‘pastore buono’, cioè forte, bello, vero, del gregge che ci è consegnato: la famiglia, gli amici, coloro che si affidano a noi: insegnanti, medici, operatori sociali …

La Chiesa è gerarchica, è il Corpo mistico di Cristo, dove ogni membro ha la sua funzione, la sua vocazione, se non la compie o la compie male, danneggia tutto il corpo. In questo Corpo mistico il Sacerdote ha il compito di amministrare i Sacramenti e annunciare la Parola di Dio, il Vangelo. Se non lo fa danneggia tutti.

I battezzati non Sacerdoti hanno il loro compito nella famiglia, nell’attività sociale in cui sono coinvolti. Tra queste le più importanti sono: educazione dei figli fatto dai genitori; educazione dei giovani, fatto dagli insegnanti, il curare i malati fatto dai medici, infermieri, assistenti sociali. Se questi non fanno il loro dovere, danneggiano tutto il Corpo di Cristo.

Se ogni battezzato facesse bene il suo compito, il Corpo mistico vivrebbe vera e totale vita, e affinché ognuno di noi compia il suo dovere il Buon pastore, Gesù ci ha dato il suo Corpo e il suo Sangue come cibo e bevanda. Ecco la saggezza della Chiesa nel richiamare i battezzati alla necessità della Messa domenicale.

Pregate il padrone della Messe perché mandi operai nella sua messe. Pregare per le vocazioni, non solo sacerdotali, religiose, ma di tutti i battezzati: la vocazione di essere genitori è sublime vocazione, dono di Dio e impegno nel Corpo mistico. Come essere insegnanti e medici è sublime vocazione; essere politici se non è vocazione, diventa egoismo.

 “Pregate il padrone della messe che mandi operai nella sua messe”. Preghiera per le Vocazioni alla vita religiosa e sacerdotale.

Fonte

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IV Domenica del Tempo di Pasqua

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Gv 10, 11-18
Dal Vangelo secondo Giovanni

11Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. 12Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; 13perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. 14Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, 15così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. 16E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. 17Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. 18Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 22 – 28 Aprile 2018
  • Tempo di Pasqua IV
  • Colore Bianco
  • Lezionario: Ciclo B
  • Anno: II
  • Salterio: sett. 4

Fonte: LaSacraBibbia.net

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