Commento al Vangelo del 21 Giugno 2020 – P. Antonio Giordano, IMC

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Sono tante e per tutte le età le paure che ci attanagliano, che rischiano di bloccarci, di tarparci le ali.
Proviamo a pensare alle paure che minacciano il nostro vivere. Forse da piccoli c’era la paura del buio, di quando papà e mamma alzavano la voce, o di chi grida, o la paura dei marziani.
L’adolescente ha paura di sé, della vita, del diverso, ha paura dei brutti voti a scuola… e poi ci sono i complessi di inferiorità, essere accettato dagli altri così come sono?…

Anche gli adulti hanno molte paure: la morte che si avvicina, il domani che non si sa cosa può riservarci, le preoccupazioni per i figli. Qualcuno, dice che nel caso degli adulti più che di paura è meglio usare la parola angoscia. E come se tutto questo non bastasse c’è la guerra, ci sono i ladri, ci sono gli attentati terroristici, c’è la fame…. 

Eppure, oggi, Gesù ci dice: “non temete gli uomini…”, “non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo…”.

Gesù ha vissuto così, non ha temuto di porre a repentaglio la propria vita, di affrontare ogni sorta di difficoltà, quanto è stato oltraggiato, deriso, non compreso, quante prove ha dovuto subire, sino alla prova più grande: salire su una croce e lì morire come il peggiore dei malfattori.
Gesù quindi, non eliminerà le paure e le angosce dalla nostra vita. Anzi va alle conseguenze più estreme: lui parla di morte, “quelli che uccidono il corpo”.

Gesù ci mostra però una strada per affrontare la paura, le angosce, la sua strada, quel segreto che lo ha sempre sostenuto. Questa strada è una relazione, un rapporto con Dio Padre: “Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure, neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia. Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri”.

È solo in questa relazione che possiamo trovare la forza di andare avanti, il coraggio di continuare a camminare, di fare nuovi passi. È il segreto di Gesù, la relazione con il Padre.

Un fatto di cronaca può aiutarci ad entrare in questa relazione con il Padre: Alcuni anni fa, capitò un incendio molto grave in una scuola elementare americana tenuta da suore. Erano bambini dai 6 agli 11 anni. Una classe di bambini rimase bloccata da sola al terzo piano.

I genitori che abitavano vicino subito corsero, ma non poterono entrare perché era tutto un inferno di fuoco. Udivano i loro bambini che gridavano dalla finestra del 3° piano. Le fiamme erano alle spalle dei bambini, i quali si accalcavano vicino alla finestra. D’improvviso un papà vide la sua figlioletta che sporgeva dalla finestra e chiamava: “papà”, senza vedere niente in mezzo al fumo.

Il papà, da sotto, preso dalla disperazione, gridò: “Buttati! Buttati, ti prendo io”. La figlioletta aveva paura e piangeva e gridava: “ho paura!” e il papà da giù: “Buttati, ti prendo io”. La bambina, fidandosi solo della voce del papà, si lanciò dalla finestra nel vuoto e il papà la prese fra le sue braccia senza il minimo ferimento. Dopo questo anche gli altri genitori cominciarono a gridare e i bambini si buttarono uno dopo l’altro cadendo nelle braccia degli adulti che si trovavano lì. Si salvarono tutti!

Paura… tanta ma la certezza della presenza del papà, di cui udivano solo la voce senza vederlo, ha dato a questi bambini la forza e il coraggio di affrontare ciò che da soli non avrebbero mai osato. Questo è il segreto che Gesù con tutta la sua vita ci ha mostrato e che oggi vuole affidarci.

Ma per avere questa fiducia nel papà, bisogna credere che Dio è papà, con una fede come i bambini. “Se non diventerete come bambini non entrerete nel Regno dei cieli”.

La Madonna ci porta a questa fiducia nel Padre, perché Maria è madre dei piccoli e dei grandi, dei forti e dei deboli.

Infatti, Maria è la donna dell’infanzia che tra le sue braccia assicura serenità; è la donna dell’adolescenza che riempie di sogni e di ansie; è la donna della maturità che condivide fatiche e sudori e dona la gioia e il conforto; è la donna, consacrata, che alla fine della vita terrena raccoglie l’ultima nostra invocazione: “mamma”.

Curiosità: Nella Bibbia l’invito a non avere paura occorre 366 volte, cioè una volta per ogni giorno dell’anno, anche per quello bisestile!

Fonte – per gentile concessione del sito consolata.org