Commento al Vangelo del 20 Ottobre 2019 – p. Raniero Cantalamessa

769

Disse loro una parabola sulla necessità di pregare 

Da qualche tempo si sta scrutando l’universo per cogliere messaggi provenienti da altri pianeti. Il più grande radiotelescopio del mondo, che si trova ad Arecibo, in Portorico, è stato utilizzato più volte per captare eventuali segnali di esseri intelligenti dal cosmo. Lo stesso è avvenuto in un altro gigantesco radiotelescopio situato in Russia. Contemporaneamente, alcuni scienziati inviavano messaggi radio nel cosmo, con un linguaggio appositamente studiato, nella speranza che fossero captati da eventuali interlocutori extraterrestri.

Non si è avuto finora alcun risultato positivo, nessun segno di vita da altri mondi. Del resto, anche se si riuscisse, per ipotesi, a stabilire un contatto con altri esseri intelligenti nel cosmo, una conversazione con essi sarebbe impossibile, perché tra la domanda e la risposta dovrebbero trascorrere secoli, se non millenni, o milioni di anni.
La parola di Dio di questa Domenica ci insegna, vedremo, come riuscire in questa impresa umanamente disperata. Il Vangelo di oggi inizia così:

“Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi”.

La parabola che Gesù racconta è quella della vedova che continua ad andare dal giudice a chiedere giustizia, fino a che, per levarsela di torno, questi l’accontenta. “Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno – dice tra sé il giudice -, poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi”. Ed ecco la conclusione di Gesù:

“Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente”.

Il tema della preghiera è al centro anche della prima lettura che ci presenta Mosè sul monte, con le braccia alzate, per ottenere la vittoria del suo popolo che combatte, laggiù nel piano, contro gli Amaleciti.

L’uomo scruta l’universo per captare messaggi di altri mondi e non si accorge di quelli che gli giungono già e per cogliere i quali basterebbe mettersi in ginocchio e alzare al cielo semplicemente le braccia, come Mosè sul monte. La preghiera è il segreto per entrare in contatto con altri mondi! L’orante è colui che un giorno ha captato un segnale inconfondibile proveniente da “un altro mondo” e non può più fare a meno di ricercarlo, se lo perde.

Illusione? Prima di liquidare il problema così alla svelta, bisognerebbe riflettere su una cosa: Chi sono quelli che hanno fatto di questo “contatto” la ragione della loro vita? Come è stata la loro esistenza? È stata, la loro, la vita inconcludente tipica degli illusi, o, al contrario, una vita piena, attivissima, feconda e che ha arricchito il mondo intero? Per scoprirlo, basta che richiamiamo alla mente il nome di alcuni grandi oranti: Mosè, Gesù Cristo, Benedetto di Norcia, Francesco di Assisi (definito dai contemporanei “un uomo fatto preghiera”), Teresa d’Avila; più vicino a noi e fuori dell’ambito strettamente ecclesiastico, il filosofo Kierkegaard, il segretario generale delle Nazioni Unite, Dag Hammarskjöld.

La preghiera è quello che può dare un’anima alla nostra civiltà tecnologica e impedire che le nostre città si trasformino in deserti umani. Ho conosciuto un sacerdote francese già cappellano degli studenti della Sorbona. Dopo la contestazione del ‘68, egli trascorse due anni in una capanna che si era costruita da solo in pieno deserto del Sahara, avendo con sé soltanto la Bibbia e l’Eucaristia. Qui il Signore gli fece capire una cosa: che il vero deserto oggi sono le grandi città, dove, smarrito Dio, l’uomo vive una solitudine peggiore di quella delle aride distese del Sahara. Tornò in Francia e iniziò a Parigi la Comunità monastica di Gerusalemme, detta anche dei “monaci di città”. Sono uomini e donne che vivono la vita di preghiera degli antichi monaci, ma nel cuore della città, sotto gli occhi della gente, dando la possibilità, a chi vuole, di unirsi alla loro preghiera.

Proprio l’esempio dei segnali dal cosmo ci può aiutare a cogliere qualcosa di nuovo sulla preghiera. Essa è infatti proprio questo: un entrare in dialogo con un altro mondo, al di sopra di noi. Non semplicemente “con altri esseri intelligenti”, ma con il creatore di tutto, il Padre che ci conosce, ci ama e ci vuole aiutare. Un dialogo, in cui tra la domanda e la risposta non devono trascorrere secoli o millenni, perché tutto è istantaneo. Anzi la domanda è conosciuta prima che sia formulata. Secondo una definizione classica, la preghiera non è che questo: “una pia conversazione con Dio”.
Una descrizione che a me piace tanto della preghiera (viene da quell’Angela da Foligno di cui ho parlato alcune domeniche fa), è anche la seguente: “Pregare significa raccogliere in unità la propria anima e inabissarla nell’infinito che è Dio”. La Scrittura usa spessissimo per la preghiera il termine “elevare”: “A te, Signore, elevo l’anima mia…”. Infatti la preghiera si può definire anche così: “una pia elevazione dell’anima a Dio”. Tale è la bellissima preghiera che apre la Messa di oggi:

“Innalzo a te il mio grido e tu mi esaudisci, o Dio:
tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole;
custodiscimi come pupilla degli occhi,
proteggimi all’ombra delle tue ali” (Salmo 16, 6-8).

La preghiera ha la sua dimostrazione in se stessa, non dall’esterno. “L’appetito, dice il proverbio, viene mangiando”; il gusto della preghiera viene pregando. Pregando, si capisce che essa non è una finzione o un’illusione. Ci si rende conto che si stabilisce davvero una comunicazione con Dio, per quanto misteriosa e intraducibile in termini umani. Non avviene come nell’eco che ti rimanda indietro le tue stesse parole; qui si tratta di parole nuove mai pensate o immaginate, parole che imprimono spesso delle svolte radicali alla vita.

Una delle obiezioni più frequenti che si fanno contro la preghiera è questa: Dio conosce e ha deciso da sempre il corso degli eventi: come può, dunque, la creatura pensare di cambiare, con la sua preghiera, una decisione eterna di Dio? La risposta di san Tommaso d’Aquino è: “Noi non preghiamo per cambiare la decisione di Dio, ma per ottenere quello che Dio, da sempre, ha deciso di darci, in risposta alla nostra preghiera. Dio non solo decide quali effetti produrre, ma anche con quali cause e a quali condizioni produrli. Ci sono cose che egli vuole compiere come risposta alla nostra domanda, di modo che gli uomini meritino di ricevere, grazie alla loro preghiera, quello che l’onnipotenza divina aveva disposto, fin dall’eternità, di accordare ad essi (cfr. Somma teologica II-IIae, q.83, a.2).

In ciò appare l’incredibile dignità della preghiera. Con essa, la creatura viene ammessa al momento stesso decisionale di Dio; è elevata a una dignità incredibile. “Perché -si chiede Pascal- Dio ha stabilito la preghiera?”, e risponde: “Per comunicare alle sue creature la dignità della causalità” (Pensieri 513, ed. Br.). Pregare significa gestire, nel modo più profondo ed autentico, il proprio destino e la propria libertà. Altro che “una vergogna”, “una cosa da schiavi”, come sosteneva Nietzsche!
Più che un obbligo, pregare è dunque un inaudito privilegio, una concessione. Bisogna essersi venuti a trovare in certe situazioni estreme, per scoprire cosa significa per l’uomo, il semplice fatto che gli è “consentito” di pregare. Ricordo un canto spiritual negro, in cui qualcuno grida con gioiosa sorpresa: “Ma io sto pregando! Allora posso pregare!” (Heavenly Highway). Chi non si riterrebbe fortunato di poter parlare, ogni giorno e di ogni cosa, con il sovrano in persona?
Ma non abbiamo finito di rispondere alle obiezioni. Nella parabola odierna Gesù dice che Dio non farà aspettare a lungo, ma risponderà “prontamente” a coloro che lo pregano. Ma allora perché, ci chiediamo subito, tante nostre preghiere restano inascoltate? Questo è un problema serio e lancinante per il credente e bisogna guardarsi dalle risposte facili e semplicistiche. Gesù sapeva bene che a volte il compimento della preghiera può ritardare, o anche non esserci affatto, almeno ai nostri occhi. Proprio per questo raccontò la parabola di quella vedova, esortandoci a “pregare sempre, senza stancarci mai”.

Se non possiamo capire perché Dio non ascolta certe nostre preghiere, possiamo però capire che disastro sarebbe…se le ascoltasse tutte e sempre. Quante persone, in seguito, hanno benedetto Dio di non averle ascoltate quando gli chiedevano una certa cosa, vedendo di che cosa questo li avrebbe privati. Un giovane, ora felicemente sposato, da studente si era invaghito varie volte, come succede, di altre ragazze, e Dio solo sa le preghiere che ogni volta aveva fatto e fatto fare da altri, per ottenere di essere corrisposto. Quando poi la cosa era sfumata, si era sentito tradito da Dio e aveva concluso che le preghiere erano inutili. Ora trema, pensando cosa avrebbe perso se Dio l’avesse ascoltato la prima o la seconda volta.

Poiché abbiamo parlato di preghiera, vorrei ricordarvi la proposta che lanciai in una Domenica precedente: il Padre nostro, la domenica, prima del pranzo in ogni famiglia cristiana!

Fonte

Letture della
XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura

Quando Mosè alzava le mani, Israele prevaleva.

Dal libro dell’Èsodo
Es 17,8-13

 
In quei giorni, Amalèk venne a combattere contro Israele a Refidìm.
 
Mosè disse a Giosuè: «Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalèk. Domani io starò ritto sulla cima del colle, con in mano il bastone di Dio». Giosuè eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro Amalèk, mentre Mosè, Aronne e Cur salirono sulla cima del colle.
 
Quando Mosè alzava le mani, Israele prevaleva; ma quando le lasciava cadere, prevaleva Amalèk. Poiché Mosè sentiva pesare le mani, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi si sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l’altro dall’altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole.
 
Giosuè sconfisse Amalèk e il suo popolo, passandoli poi a fil di spada.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 120 (121)
R. Il mio aiuto viene dal Signore.

Alzo gli occhi verso i monti:
da dove mi verrà l’aiuto?
Il mio aiuto viene dal Signore:
egli ha fatto cielo e terra. R.
 
Non lascerà vacillare il tuo piede,
non si addormenterà il tuo custode.
Non si addormenterà, non prenderà sonno
il custode d’Israele. R.
 
Il Signore è il tuo custode,
il Signore è la tua ombra
e sta alla tua destra.
Di giorno non ti colpirà il sole,
né la luna di notte. R.
 
Il Signore ti custodirà da ogni male:
egli custodirà la tua vita.
Il Signore ti custodirà quando esci e quando entri,
da ora e per sempre. R.

Seconda Lettura

L’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
2 Tm 3,14 – 4,2

 
Figlio mio, tu rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente. Conosci coloro da cui lo hai appreso e conosci le sacre Scritture fin dall’infanzia: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene mediante la fede in Cristo Gesù.
 
Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.
 
Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento.

Parola di Dio

Vangelo

Dio farà giustizia ai suoi eletti che gridano verso di lui.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 18,1-8

 
In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
 
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
 
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
 
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Parola del Signore