Commento al Vangelo del 20 Maggio 2018 – don Tonino Lasconi

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La lingua che si parla vivendola

Dov’è finita quella lingua che tutti capivano come fosse la lingua nativa? È sempre a disposizione, se la parliamo non con le parole ma con i fatti.

L’irruzione fragorosa dello Spirito Santo come “un vento che si abbatte impetuoso” nella casa dove gli apostoli stavano, incerti e impauriti; le “lingue come di fuoco su ciascuno di loro”; l’incontro senza più alcun timore con la folla radunata da quel rumore; la lingua che tutto capiscono come fosse la propria…: sono fatti incisi nella memoria di tutti noi. E sono la Pentecoste. Ugualmente presente, però, nella memoria di tutti è la torre di Babele, dove l’unica lingua per un unico popolo si confuse, e nessuno comprese più quella dell’altro: cioè l’esatto contrario della Pentecoste.

Questo nesso inevitabile tra i due eventi – la liturgia ce lo conferma con la prima lettura della Messa della vigilia – ci mette in difficoltà, perché ci spinge a domandarci come mai la nostra esperienza quotidiana ci induca a pensare che la torre di Babele, dopo una breve sconfitta in quella mattina di Gerusalemme, abbia ripreso il sopravvento. Anche a occhi chiusi, infatti, si vede come nella realtà quotidiana il fragore come di un vento impetuoso non sia quello dello Spirito Santo che unisce, ma quello di Babele, cioè della incomprensione, della divisione, del contrasto, della contrapposizione…, di tutto ciò che divide e fa sì che nessuno comprenda la lingua dell’altro. È questa la situazione che la cronaca ci ricorda ogni giorno con il resoconto di ciò che succede a livello mondiale, e giù giù, a quello europeo, a quello nazionale – si pensi alla politica italiana in questi giorni -, fino a quello basso, nei luoghi della vita quotidiana, persino tra cristiani. Le statistiche, comprovate da quello che vediamo intorno a noi, affermano che le liti tra vicini, tra parenti, tra colleghi intasano i tribunali.

E allora ecco il dubbio: dov’è finita questa lingua che tutti capiscono, portata dal cielo dallo Spirito Santo? Subito dopo aver fatto rumore quella mattina è scomparsa? Sembrerebbe proprio che sia andata così. Infatti, basta continuare a leggere il libro degli Atti: poche ore dopo, appena gli apostoli cominciano a parlare di Gesù nel tempio e per le strade di Gerusalemme furono fermati, frustati, imprigionati. Ma come? E la lingua che tutti capivano, non si capiva più? Era scomparsa? E oggi la si sente parlare ancora oppure è scomparsa?

Quella lingua è ancora, come sempre, a nostra disposizione, perché c’è la promessa di Gesù: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio». Quella lingua che tutti capiscono, infatti, non è fatta di vocali e consonanti, ma di scelte di vita. Quella lingua è testimoniare Gesù con la vita. Ciò che accadde quella mattina a Gerusalemme non fu un episodio conclusosi in pochi minuti, ma un dono venuto da cielo destinato a rimanere stabilmente tra noi. Quella lingua è scendere dalla torre di Babele per andare a Gerusalemme.

Come si parla quella lingua? Ce lo dice San Paolo: «Camminate secondo lo Spirito, cioè fate tutto ciò che produce i suoi frutti: amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. Non soddisfate il desiderio della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere».

C’è qualcuno che ha bisogno dell’interprete per capire chi “parla questa lingua”, cioè chi produce frutti di amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé? Tutti la capiscono. Tutti la capiamo. Come mai, allora, ci sembra che sia parlata così poco, prima di tutto da noi e tra noi? Perché un contro è capirla, un altro conto praticarla. Per quanto riguarda noi, non dobbiamo mai dimenticare che essa è dono dello Spirito Santo, e perciò soltanto invocando continuamente i suoi doni possiamo riuscire a parlarla. Cosa che, purtroppo, non siamo stati educati a fare. Recuperiamo. Per invocarlo non occorrono tante parole. Basta dire: Vieni, Spirito Santo!

Fonte: Paoline

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

DOMENICA di PENTECOSTE (Messa del giorno)

Puoi leggere (o vedere) altri commenti al Vangelo di domenica 20 Maggio 2018 anche qui.

Gv 15,26-27; 16,12-15
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.

Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 20 – 26 Maggio 2018
  • Tempo Pasquale Pentecoste
  • Colore Rosso
  • Lezionario: Ciclo B
  • Anno: II
  • Salterio: sett. 4

Fonte: LaSacraBibbia.net

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