Commento al Vangelo del 20 Maggio 2018 – don Marcello Farina

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La dinamite della libertà dello Spirito

È un mondo strano il nostro: c’è bisogno di freschezza e di leggerezza e ti mettono addosso tutti i pesi possibili; c’è bisogno di libertà e ti fanno crescere intorno il reticolo delle costrizioni;  c’è bisogno di verità e ti abbindolano con gli specchietti per le allodole; c’è bisogno di umanità e la sostituiscono con ciò che è convenzionale, meccanico, scontato; c’è bisogno di una fede «essenziale» e ti propongono un’infinità di devozioni; c’è bisogno di ricuperare il primato delle coscienze e ti senti dire che è meglio obbedire ai capi; c’è un grande bisogno di «pulizia morale» e ti offrono il «politicamente corretto», cioè la mera attinenza alla lettera della legge.

La cappa è opprimente; lo scontento cresce; il mugugno abbonda; e i furbi fanno i loro affari, protetti da una densa cortina di omertà. Ciò che delude è il fatto che molti non sono «furbi» solo perché «non possono», cioè non sono nelle condizioni pratiche di esercitare quell’astuzia deprimente, ma se un giorno potessero… allora tutti gli ideali crollerebbero di colpo ed essi invocherebbero solo una legge, che li salvi da una «colpa» puramente legale!

Quante azioni vengono affidate alla «coscienza della legge» invece che alla «legge della coscienza»!

La grande conquista della modernità, da Lutero alla Rivoluzione francese, fino al Vaticano II, sta naufragando miseramente sotto i colpi di una rinnovata prepotenza, di un rigurgito di legalismo, degno di miglior causa!

Non ho niente contro la legge, ma, da credente, in questa domenica, celebro la festa dello «Spirito», cioè della freschezza, della leggerezza, della libertà, della verità, della fede «essenziale», del primato della coscienza; del rispetto, ma anche della presa di distanza da tutto ciò che è già confezionato, prestabilito, fissato una volta per tutte, fossero anche dogmi e riti secolari; anch’essi andrebbero coinvolti, infatti, in quel movimento di «novità», di «riscoperta continua» che solo lo «Spirito» è capace di produrre infaticabilmente dentro la storia comune.

Quando Gesù di Nazareth annuncia ai suoi amici, nel momento del congedo, che avrebbe mandato loro «il Consolatore […], lo Spirito di verità…» (Gv 15, 26), egli introduce nella vita della comunità un «elemento incontrollabile», un’autentica «dinamite», una «realtà rivoluzionaria», incontenibile, come il vento, come il fuoco, come l’amore.

Ce lo ricordano gli Atti degli Apostoli, descrivendo la Pentecoste così: «Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento impetuoso […] e apparvero loro lingue come di fuoco» (2, 2-3).

Già allora si è compiuto qualcosa del tutto nuovo: i discepoli passano dalla paura alla gioia condivisa, dalla chiusura allo spalancamento degli ideali e delle prospettive legate all’annuncio della salvezza.

Si potrebbe perfino dire che da uomini di parte, essi diventano uomini universali; da custodi della legge, essi si aprono alle ri- chieste di una storia del tutto nuova, non ancora condizionata dal passato; da eredi di una tradizione chiusa e omogenea, essi sono capaci di accogliere le istanze di una universalità, coinvolgente l’intera famiglia umana; da cultori di una «religione del libro», essi diventano adoratori di un Dio che «non fa preferenza di persone» e che offre a tutti salvezza: uomini e donne, ebrei e pagani, santi e peccatori, credenti e cercatori di lui o di ogni brandello di umanità possibile, che possa essere redenta, salvata.

Non si può celebrare la Pentecoste, cioè il giorno dello Spirito Santo, impunemente, come una tappa scontata, un passaggio obbligato del calendario delle feste della comunità cristiana. Inevitabilmente, infatti, «l’affievolimento» dello Spirito porta con sé la prevaricazione della «materia», della legge, dell’istituzione, della religione esteriore, della tradizione imbalsamata, in una parola di tutto ciò che è fisso, fermo, prestabilito, rituale, abitudinario, stantio, vecchio, dogmatico, nel senso di irrimediabilmente pietrificato in formule e parole senza vita.

Ciò significa, ad esempio, per la Chiesa, la ricerca della sua visibilità, della sua potenza, anziché del suo mistero, del suo farsi serva per il Regno di Dio; significa privilegiare l’organizzazione intorno a se stessa, invece che intorno a Dio, di tutto ciò che fa riferimento alla fede, alla ricerca religiosa, o anche alla promozione di ogni umanità.

Tre grandi tentazioni la circuiscono con insistenza: quella di diventare (o continuare ad essere) una «Chiesa clericale», quella della «uniformità teologica» e quella della «omologazione culturale», che sono autentici ostacoli al dialogo, al confronto, all’umile ascolto dell’altro.

Come scrive una donna attenta alla situazione attuale della comunità cristiana, Cettina Militello, «noi seguitiamo a vivere la nostra vita come se i valori di riferimento fossero gli stessi della societas christiana delle generazioni passate. Seguitiamo ad auto- celebrarci, a fare delle nostre liturgie spettacoli.

Seguitiamo a crogiolarci in bagni di folla che, pur cospicui, sono statisticamente irrilevanti. Seguitiamo a pensare a improbabili mutazioni di tendenza solo perché c’è un lievissimo incremento delle vocazioni al ministero o alla vita consacrata.

Seguitiamo a pensarci in termini di ambienti rassicuranti quali parrocchie, associazioni, movimenti, magari investendo su questi ultimi, vista la loro carica d’efficienza presenzialista.

Siamo paghi delle nostre chiese  in  apparenza,  della  nostra  brava gente il cui livello d’informazione religiosa non oltrepassa l’asilo infantile. Non ci rendiamo conto che rischiamo di restare fuori dal corso della storia».

Che lo Spirito, davvero, non ci abbandoni!

don Marcello Farina – testo tratto dal Commento ai Vangeli domenicali – Anno B del libro “Parole che contano”

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DOMENICA di PENTECOSTE (Messa del giorno)

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Gv 15,26-27; 16,12-15
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.

Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 20 – 26 Maggio 2018
  • Tempo Pasquale Pentecoste
  • Colore Rosso
  • Lezionario: Ciclo B
  • Anno: II
  • Salterio: sett. 4

Fonte: LaSacraBibbia.net

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