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Commento al Vangelo del 19 Maggio 2019 – Fraternità Gesù Risorto – Gv 13, 31-33.34-35

Il breve brano evangelico ci fa sostare nel cenacolo nel momento di maggior intimità. Giuda è uscito; Gesù si apre quindi a maggior confidenza: non c’è più accanto a lui il peso di un cuore chiuso, portatore della bramosia del denaro, deciso a mettere in atto proprie decisioni nascoste non confrontate con lui. Giuda è uscito per dare concretezza ai disegni del Maligno, il nemico che ha la morte in suo potere. Gesù sa quindi che è giunto il momento culminante della propria offerta d’amore al Padre, che si sta realizzando lo scopo della propria vita, che avviene il suo “Ecco, io vengo a fare, o Dio, la tua volontà”. Sta per manifestarsi la volontà d’amore del Padre, la sua “gloria”.

La gloria del Padre è tutta nel Figlio, che manifesta la bellezza e la grandezza, la sapienza e la santità di un amore stupendo, impensato, che rispetta la libertà dell’uomo fino in fondo, arrivando a consegnare se stesso con un dono senza riserve. Padre e Figlio si rivelano a vicenda nell’unico amore realizzato in pienezza, senza limiti. Gesù si offre, e il Padre lo rialzerà subito, manifestando il proprio sommo gradimento dell’offerta del Figlio e la propria unità con lui. Gesù gode di quel “subito” di Dio, che, come dice il profeta Osea, avviene il terzo giorno, e lo annuncia ai discepoli, disturbati dall’uscita di Giuda.

Rimane ancora poco tempo, le ultime ore. Gesù lo sa e lo dice con chiarezza. È il momento delle ultime confidenze e delle ultime raccomandazioni, quelle che maggiormente stanno a cuore al Signore.

Egli desidera e vuole che anche i suoi discepoli glorifichino il Padre, in modo che anch’essi partecipino della sua glorificazione. Questo può avvenire quando partecipano della pienezza del suo amore. Gesù quindi annuncia la sua parola più preziosa, il suo “comandamento”, il riassunto e lo scopo di tutto l’insegnamento dato in molti modi. Questa parola è nuova, risuona per la prima volta, rende nuovi coloro che la vivranno, rimane sempre nuova: “Che vi amiate gli uni gli altri”. Il comandamento dell’amore è antico: ama il Signore Dio tuo, ama il prossimo tuo. La novità è in quel “gli uni gli altri”; la novità sta nella comunione che si stabilisce tra chi, non solo si sforza di amare, ma anche accetta con umiltà di essere oggetto dell’amore degli altri. Lavare i piedi ai fratelli o agli estranei è un amore grande, ma non fa scoccare ancora la comunione tra gli uomini. Questa avviene quando non solo siamo pronti a lavare i piedi agli altri, ma accettiamo che gli altri lo facciano a noi. Sono necessarie umiltà, mitezza, stima dei fratelli. Accettare di essere più piccoli, di essere incapaci, di aver bisogno dell’aiuto e della correzione, accettare che altri soffrano per noi, questo è l’atteggiamento che fa nascere comunione. Non basta: Gesù aggiunge “come io vi ho amati”. Il modo di amarci gli uni gli altri non lo inventeremo noi. Come io vi ho amati! Gesù si propone ad esempio, e non solo nel suo gesto simbolico di lavare i piedi ai discepoli, ma nella pienezza del suo amore, che raggiunge il compimento sulla croce. La parola “come” inoltre non indica solo il modello esemplare dell’amore da imitare, ma intende dirne anche la motivazione: “poiché io vi ho amati”! Noi amiamo non perché siamo buoni, né perché gli altri lo meritano, ma perché Gesù ci ha amati. Il nostro amore, da questo momento, diventa libero, disinteressato e, potremmo dire, divino.

Vivendo quest’amore siamo in una nuova città, quella che scende dal cielo e ospita dentro le proprie mura Dio stesso. “Egli dimorerà tra di loro… ed egli sarà il «Dio con loro»”, dice “la voce che usciva dal trono”. Dio vive tra i discepoli di Gesù: lo si vede dall’amore che essi mettono in pratica gli uni per gli altri! Le lacrime in tal modo possono venire da lui asciugate ed egli può far “nuove tutte le cose”.

La città che scende dal cielo diviene visibile su questa terra quando i discepoli di Gesù si riuniscono per la lode e la celebrazione dei misteri della fede, misteri che sgorgano dalla croce e dalla bocca di Gesù risorto. Per facilitare questo riunirsi e renderlo fedele e perseverante anche nei momenti di tentazione e di difficoltà, i discepoli vengono organizzati da Paolo e Barnaba nelle città in cui era stato annunciato il vangelo: Derbe, Listra, Iconio e Antiochia. Per completare la loro opera i due apostoli missionari tornano alla comunità che li ha inviati per riferire ogni cosa: anche questo è un atto d’amore umile, frutto e fonte di unità per tutta la Chiesa. Così è stato glorificato il Signore Gesù da coloro che lo amavano! Amore e vangelo è quindi anche l’organizzazione dei vari ministeri nella Chiesa, la città che scende dal cielo “come una sposa adorna per il suo sposo”!

A cura della Casa di Preghiera S.Maria Assunta – Tavodo  -Via della Pieve, 3 – 38078 SAN LORENZO DORSINO – TN

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