Commento al Vangelo del 19 Maggio 2019 – Charles de Foucauld

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CHARLES DE FOUCAULD

V DOMENICA DI PASQUA – ANNO C

MEDITAZIONE NUM. 482

GV 13, 31-33a.34-35

«Vi do un  comandamento nuovo: amarvi gli uni gli altri, come io  vi  ho  amato; amarvi  così gli uni gli altri. È da questo che si riconoscerà che siete miei discepoli, se vi amate gli uni gli altri».

Come sei buono, mio Dio, più la tua fine si avvicina, più raddoppi in tenerezza!… Sembra  che in questi ultimi momenti, tu voglia trarre tutti a te, non solamente con il  sacrificio supremo della tua croce, non solamente con il dono supremo della santa Eucaristia, ma addirittura con la tenerezza suprema delle tue ultime parole: «Miei piccoli figli» – figlioli – «miei amici»… «Il discepolo che Gesù amava» appoggiato sul suo cuore, quale scena di tenerezza infinita che precede di un’ora soltanto gli  orrori del Getsemani!…

Più  che mai hai  a cuore «di accendere sulla terra», che stai per lasciare, il fuoco dell’amore di Dio dell’amore del prossimo. È ciò a cui tende questo ultimo discorso come  tutti  gli  altri… Ci trai al tuo amore sia con il dono di tutto te stesso, che ci hai appena fatto nella  santa Eucaristia, sia con la tenerezza infinita dei tuoi ultimi colloqui, sia con l’appello all’obbedienza a Dio tante volte ripetuto in questo discorso dopo la Cena, sia con l’appello  alla tua imitazione che pure lo contiene, sia con l’appello al sacrificio che ci fai, mostrandoci che è così che glorifichi particolarmente tuo Padre, e di conseguenza che anche noi glorificheremo Dio: «Ora il Figlio dell’Uomo è glorificato, e Dio è glorificato in lui», esclama nel momento in cui Giuda esce per  consegnarlo…

Ci  trai  all’amore del prossimo, sia con il tuo esempio, tu che ci mostri che ami tanto gli uomini da donare e consegnare a ciascuno di loro, con pieno godimento, per riceverli nel loro corpo, il tuo  corpo  e  la tua anima interamente,… sia con le tue parole, tu che non cessi di ripeterci in questo ultimo discorso «Amatevi gli uni gli altri… Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato… fino a  dare la vostra vita per il vostro prossimo, come lo sto per fare io stesso… È da questo che si riconoscerà che siete miei discepoli». Non solamente ci ripeti e ci ripeti queste parole, ma le dici con una solennità che non dai forse a nessun’altra: «Ecco che vi do un com andamento nuovo».

È come il comandamento distintivo del Nuovo Testamento che stabilisci in questa notte suprema: «È da questo che si riconoscerà che siete miei discepoli». È come il tuo testamento, è la tua raccomandazione suprema: è un nuovo comandamento, non nuovo nel profondo, ma nuovo per l’insistenza con la quale lo raccomandi, nuovo per l’estensione che  gli dai: «amare gli uomini come tu li hai amati», nuovo per l’importanza che gli dai: «Si riconoscerà da questo che siete miei discepoli», nuovo per la solennità con la quale lo stabilisci, facendo di esso il tuo testamento supremo, l’espressione della tua ultima raccomandazione, in questa notte funebre.

Amiamo Dio che ci ama fino a donarsi, affidarsi, consegnarsi, abbandonarsi a  noi totalmente, donandoci il suo corpo e la sua anima per possederli pienamente, unirli al nostro corpo e alla nostra anima, averli in noi in un possesso perfetto… Che ci ama fino a  versare per noi il suo sangue al Getsemani, sulla via dolorosa, al pretorio, al Calvario, e a  soffrire tanto nella sua anima e nel suo corpo… Che ci ama fino a dircelo e  dichiararcelo  con  termini di una dolcezza infinita…

Che ci ama fino a  dimenticarsi tanto di  se stesso, persino  in queste ore estreme e consacrarle interamente alla santificazione e al la consolazione delle nostre anime… Amiamo il prossimo poiché Dio lo ama a tal punto che ci dice che  è dall’amore che avremo per lui, che si riconoscerà che siamo suoi discepoli… Amiamolo per obbedienza al comandamento così solenne e così insistente che ci fa…

Amiamolo poiché è il testamento supremo, la raccomandazione suprema che ci fa il nostro Beneamato alla vigilia della sua morte… Amiamolo poiché ogni uomo è figlio beneamato di Dio, al quale Dio si offre nella santa Comunione, al quale si offre nel cielo, chiamandolo,  per il quale Dio  versa il suo sangue sul calvario, del quale Dio dice che «tutto ciò che si fa a lui, lo si fa a  lui  stesso» (Mt 25), che costituisce «membro del suo corpo» e così qualche cosa di lui stesso.

Traduzione a cura delle Discepole del Vangelo. Fonte

La vicenda spirituale di Charles de Foucauld (1858-1916) continua anche oggi ad essere motivo di interesse diffuso tra cristiani e non cristiani, poiché si affida a valori umani sempre più cercati, diventati ormai rari nelle nostre comunità civili: il primato di Dio, le relazioni umane, la cura del prossimo, la qualità della vita ordinaria.Il vangelo rimane la parola più autorevole per introdurre il credente ad una vita autentica. Charles de Foucauld ha sostato a lungo sui testi evangelici, per imparare a vivere in modo fedele un’esistenza degna di essere vissuta: una vita a imitazione di Gesù. Le meditazioni sul vangelo di Giovanni, che egli ha realizzato in Terra santa, possono essere considerate come un insieme di lezioni di vita cristiana, una raccolta di indicazioni pedagogiche per imparare, giorno dopo giorno, a seguire il Signore nella propria condizione di vita, in ascolto delle reali esigenze del mondo d’oggi.
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