Commento al Vangelo del 18 Ottobre 2018 – don Marco Ferrari

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Nella fede, siamo spinti a credere che ciò che viviamo sono doglie di parto, non rantoli di morte.

Nuova vita

“Ci vuole grande fede per mettere al mondo un figlio”. Penso e ripenso a questa espressione, pronunciata da un prete con cui vivo, e, alla luce della Parola di questa domenica, mi appare come vera. Quanto sforzo, quanto investimento di vita ci vogliono per dare vita! Un dono che cambia l’esistenza in modo radicale. Un grande esercizio di fede e di speranza.

Trovo quanto mai significativo che questa domenica mi sia chiesto, nella mia comunità, di battezzare dei bambini (7!) e gioire per il dono della fede che essi ricevono, dai genitori e dalla Chiesa tutta, davanti ad una Parola che ci vuole donare speranza.

“Tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo” (Romani 8,22-23)La venuta del Figlio dell’uomo nella gloria (cf. Mc 13,26) può essere forse descritta proprio come un parto, il dono di una nuova vita. L’immagine non è mia, naturalmente, la mutuo da altri che ben prima di me hanno fatto questo accostamento.Pensiamoci bene: il bambino che nasce, che viene al mondo e che entra in qualcosa di radicalmente nuovo e diverso rispetto a ciò a cui era abituato non è forse l’immagine più bella per descrivere la realtà nuova e diversa a cui, con tutta la Creazione, andremo incontro e di cui il vangelo odierno ci parla?

Certo, tutto ciò è anche drammatico: porta con sé sofferenza e distacco. L’umanità e tutta la creazione sono profondamente lacerate e sofferenti. Ma, nella fede, siamo spinti a credere che ciò che viviamo sono doglie di parto, non rantoli di morte.

La fine o il fine?

Gesù risponde ad amici curiosi. Ai quattro dei suoi discepoli che lo interrogano su quando avverrà la distruzione del Tempio (cf. Mc 13,1-4), Gesù si rivolge invitandoli piuttosto a interpretare la realtà che hanno di fronte alla luce della fede: anche noi siamo curiosi sul “quando” e ciò ci deresponsabilizza; a noi cristiani, però, è chiesta la fatica di stare dentro alla storia e dentro alle nostre storie, di non evadere in cerca del “quando” avverrà la fine di tutte le cose, quanto piuttosto riconoscere che non andiamo verso qualcosa di distruttivo, ma incontro a qualcuno da accogliere.

Anzi, questo Qualcuno sta venendo, è Colui che sempre Viene – il Veniente. Il Figlio dell’Uomo, il Cristo risorto e che ora vive immortale è nostro fratello, porta i segni della passione e della gloria di Dio, e ci vuole incontrare. Non ci muoviamo verso la fine, ma verso il fine: assomigliare a Gesù risorto, assumere i tratti del suo volto, lasciarci trasformare da Lui.

“È vicino, è alle porte”

“Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre” (Mc 13,32). Gesù non vuole e non può esaudire le nostre curiosità: d’altra parte, non è questo che conta. Ci dice, piuttosto,che la sofferenza e la fatica che sperimentiamo in questo mondo – le doglie del parto della Creazione – sono dei segni: sono l’annuncio che il Figlio dell’Uomo “è vicino, è alle porte”. E ci chiede, nel nostro attendere quotidiano, di sperare nella sua fedeltà. “È degno di fede colui che ha promesso”(Eb 10,23)

“È un parto!”, esclamiamo a volte, quasi rassegnati, di fronte ad una relazione che non ingrana, a reciproche incomprensioni. La speranza che la Parola ci consegna, che semina in noi, è quella che dentro alle nostre fatiche possiamo continuare a vedere al di là del buio e della nostra incomprensione. La speranza di essere custoditi da Dio che tiene le redini della storia. La speranza che mai siamo lasciati soli. La stessa speranza di un travaglio che si apre a vita nuova.

Fonte

A cura di…

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don Marco Ferrari
Nato nel 1991 e prete nella diocesi di Vicenza dal 2016. Viene descritto dagli amici come un ragazzo disponibile e capace di ascoltare, innamorato di Gesù e del suo vangelo; da tutti è riconosciuto come un attento interprete degli insegnamenti della Chiesa. Da settembre 2016 è vicario parrocchiale in quattro parrocchie della città di Valdagno (VI).[/box]

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LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

Puoi leggere (o vedere) altri commenti al Vangelo di domenica 18 novembre 2018 anche qui.

Mc 13, 24-32
Dal Vangelo secondo Marco

24In quei giorni, dopo quella tribolazione,
il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce,
25le stelle cadranno dal cielo
e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
26Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. 27Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
28Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. 29Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
30In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. 31Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
32Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 18 – 24 Novembre 2018
  • Tempo Ordinario XXXIII
  • Colore Verde
  • Lezionario: Ciclo B
  • Anno: II
  • Salterio: sett. 1

Fonte: LaSacraBibbia.net

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