Commento al Vangelo del 18 Novembre 2018 – Comunità Kairos

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Subito prima della sua passione e morte e al culmine del suo ministero nel Tempio di Gerusalemme, Gesù conclude il suo insegnamento. Stimolato dalla domanda dei discepoli a lui più vicini, curiosi di conoscere il destino delle pietre del tempio (“Quando avverrà e quale sarà il segno che tutte queste cose stanno per compiersi?” Mc13,4), Gesù rivolge loro un lungo discorso. È il “discorso escatologico” che affronta diversi temi fra cui la distruzione del Tempio, i falsi profeti e le guerre, la persecuzione dei discepoli, la rovina di Gerusalemme e i segni della fine dei tempi. Ai discepoli che chiedono informazioni dettagliate sul quando e sul come, Gesù risponde con una descrizione dei segni premonitori ma il suo intento non è soddisfare la curiosità quanto stimolare alla fiducia e alla vigilanza.

Non è più in gioco solo il destino personale, la storia singola di ogni uomo che si conclude con la morte, ma il destino cosmico e la storia di tutta l’umanità. La storia del mondo e dell’umanità intera scorre verso un punto d’arrivo, una conclusione, verso una fine e verso il suo fine. Il punto centrale di tutto il discorso è la venuta del Figlio dell’uomo. È la tensione di una promessa che tende al suo compimento. Il tempo, nella concezione biblica, non è ciclico, non si ripete in maniera ricorrente tornando al punto di partenza, ma si distende lungo una linea formata dagli eventi salvifici che hanno il loro punto di arrivo nell’evento ultimo: la Parusia, il ritorno del Figlio dell’uomo.

Questo ritorno non passerà inosservato. La venuta del Figlio dell’uomo sarà preceduta e accompagnata da fenomeni e progressivi sconvolgimenti cosmici eccezionali. Secondo la visione apocalittica, le catastrofi, che di fatto si verificano per colpa dell’uomo o per i limiti della natura, vengono assunte in quel piano misterioso di Dio che raggiungerà infallibilmente il suo scopo di salvezza. L’armonia della creazione sarà minacciata, il cielo, il sole, la luna e le stelle, perfino le potenze del cielo subiranno cambiamenti e questo sarà il preludio alla venuta del Figlio dell’uomo. È la simbologia del linguaggio apocalittico che cerca di spiegare come il ritorno di Dio non lascerà nulla come prima.

È il momento in cui sarà rivelato il senso profondo della realtà presente e si potrà vedere quella verità che è la parola ultima e definitiva di Dio sul mondo. Non si sta andando verso la fine di tutto, ma verso il fine, verso il senso profondo di tutto ciò che esiste. Il dissolversi del mondo vecchio è insieme il nascere di quello nuovo. Dio realizza il suo disegno in questa storia con le sue contraddizioni e il male, nelle forme concrete che può assumere nell’arco della storia, sarà superato in maniera irreversibile.

La parabola o meglio la similitudine del fico, posta subito dopo l’annuncio degli sconvolgimenti, è la chiave ermeneutica per leggere il tutto. Dal fico imparate: quando spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Il fico mette le foglie soltanto quando la temperatura è sufficientemente elevata e questo prelude con certezza all’avvicinarsi dell’estate. Un’immagine legata alla terra che stimola l’attesa e la speranza nella certezza che l’“estate” di Dio arriverà.

Nello sconvolgimento della storia c’è una presenza di Dio tutta particolare che la orienta a una conclusione positiva che supererà il male e potenzierà all’infinito il bene. Se gli ultimi tempi sono l’incontro della storia umana con Dio, non bisogna dimenticare che il Dio di questo incontro è quello che si è rivelato nella morte e resurrezione di Gesù. L’attesa della Parusia non è altro che l’attesa del Risorto e l’incontro con Lui sarà giorno di salvezza per tutti gli eletti dispersi che saranno radunati da ogni angolo della terra.

Niente allarmismi e ansie quindi sulla fine del mondo che fanno solo danno prosperando ovunque di fronte a eventi e catastrofi inspiegabili, ma un atteggiamento diverso che chiama gli uomini a essere attenti e vigilanti (Mc 13,33). Un cuore vigile e attento non si lascia sorprendere da quel giorno come da un ladro di notte, ne è infatti in attesa e ne va preparando l’incontro. Solo chi è attento e vigile potrà scorgere ciò che a molti resta nascosto: la salvezza, il regno, la promessa di Dio si fanno strada in mezzo alle catastrofi naturali e alle incongruenze della storia. Se si sta in attesa, inoltre, non importa il quando (che conosce solo il Padre), ogni momento andrà bene nella certezza che “i cieli e la terra passeranno, ma la sua Parola non passerà”.

Giustina

Fonte: Comunità Kairos (Palermo)

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XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

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Mc 13, 24-32
Dal Vangelo secondo Marco

24In quei giorni, dopo quella tribolazione,
il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce,
25le stelle cadranno dal cielo
e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
26Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. 27Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
28Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. 29Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
30In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. 31Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
32Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 18 – 24 Novembre 2018
  • Tempo Ordinario XXXIII
  • Colore Verde
  • Lezionario: Ciclo B
  • Anno: II
  • Salterio: sett. 1

Fonte: LaSacraBibbia.net

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