Commento al Vangelo del 18 Aprile 2021 – don Giovanni Berti (don Gioba)

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Non è un fantasma

Per un amante del cinema come me, leggere per due volte la parola “fantasma” nel Vangelo di oggi non può non ricordarmi i tanti film che hanno nei fantasmi i protagonisti. Generalmente sono storie che puntano sul senso di paura e horror, e i fantasmi sono rappresentati in modo da spaventare lo spettatore e anche chi lo incontra nella storia, sia che si tratti di fantasmi buoni o cattivi.

C’è un film che nel 1990 ha un po’ “scardinato” questi cliché sui fantasmi, ed è il film “Ghost” (“Fantasma”) di Jerry Zucker, dove si narra di un giovane che viene ucciso mentre è con la sua fidanzata e si trova a rimanere sulla terra come fantasma, senza che nessuno ovviamente lo possa vedere o sentire, tanto meno la sua amata che lui vuole proteggere. Sam Wheat, questo il nome del fantasma protagonista (interpretato da Patrick Swayze), nel film non appare con un lenzuolo o in forme paurose da morto, ma semplicemente così come era in vita, solamente che è incorporeo e può passare tra i muri, ma non riesce proprio per questo ad interagire con nessuno e nemmeno con Molly, la sua fidanzata, anche quando le è vicino. Sam troverà però una bizzarra pseudo veggente, Oda Mae (una strepitosa Whoopy Goldberg), che non solo lo riesce a sentire e quindi gli fa da “ponte” con i vivi, ma addirittura può “prestargli” il corpo per far si che Sam comunichi e si mostri vivo a Molly.

Gesù risorto non è un fantasma! E Gesù stesso ci tiene a sottolinearlo più volte. Il Maestro è morto veramente, ma ora si mostra vivo in una modalità che i discepoli non riescono subito a capire. I racconti delle apparizioni di Gesù risorto in tutti i Vangeli convergono nel ribadire questa presenza viva che non è un semplice fenomeno di visione fine a sé stesso, ma una modalità di presenza che non vale solo per allora ma anche per i tempi successivi, anche i nostri.

Gesù non è un fantasma incorporeo ma non è nemmeno più quello di prima, perché quel modo fisico e normale che i discepoli hanno conosciuto prima della morte in croce si è concluso proprio sul Calvario.
Gesù si mostra vivo e vuole che sia riconosciuto e testimoniato come “il vivente” e non come “il fantasma” di cui magari si ricorda solo qualche fatto del passato e qualche parola detta ma ormai spenta dalla sua morte.

Ci sono degli elementi nel racconto che ci dicono come Gesù si è mostrato vivente allora e come lo può essere sperimentato anche oggi.
I discepoli di Emmaus raccontano agli altri come hanno riconosciuto Gesù sia dalle parole che scaldavano il loro cuore mentre erano per via e “dallo spezzare il pane” in casa. Quest’ultimo è un gesto che riassume tutta la vita di Gesù, e proprio in quel momento lo vedono davvero e lo sentono vivo e vicino. Spezzare il pane ricorda l’ultima cena, e ricorda come Gesù in tutta la sua vita fino alla croce ha donato il suo corpo, le sue parole, la sua stessa divinità per amore. La cosa straordinaria è che Gesù vivente si mostra vivo proprio mentre i due stanno raccontando questa loro esperienza agli altri: “Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro…”. A volte capita anche a me quando qualcuno mi racconta la sua esperienza di amore con le persone. Quando sento una vera esperienza che parla di vita donata, di generosità e di sacrificio per il prossimo, davvero sento che il Vangelo è una cosa viva e che Gesù non è un fantasma del passato.

Gesù appare vivente e interagisce con i vivi di allora come con i vivi di oggi (noi) quando c’è chi ascolta e cerca di comprendere la sua Parola, quando viene vissuto e messo in pratica il suo esempio di vita donata, quando c’è una comunità cristiana che è unita non solo in facciata ma realmente, superando divisioni e rancori, quando ci si aiuta e sostiene nelle difficoltà, quando si superano giudizi e chiusure. È in quel momento che Gesù è vivente e sta in mezzo, e possiamo tutti sentirlo e sperimentarlo anche fisicamente come il Risorto.
Gesù non è un fantasma e lo dimostra anche mangiando una porzione di pesce arrostito. Sembra un gesto banale e posso solenne, ma l’evangelista lo ricorda per dirci che proprio nei gesti quotidiani quando sono pieni di amore diventano gesti che mostrano vivente Gesù.
Sam nel film “Ghost” trova in Oda Mae un tramite per far arrivare il suo amore e la sua presenza a Molly. Siamo tutti chiamati ad essere come Oda Mae, anche se come lei nel film non è facile e abbiamo la tentazione di non farci coinvolgere. Ma è invece proprio con la nostra voce piena delle sue parole e con i nostri gesti guidati dai suoi che Gesù non rimane fantasma incorporeo e assente, ma è il Vivente ancora oggi in mezzo noi.


Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)

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