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Commento al Vangelo del 17 Marzo 2019 – Comunità Kairos

Oggi sul Tabor alla manifestazione della tua luce, o Logos, abbiamo visto il Padre come luce e lo Spirito come luce, che guida con la luce l’intera creazione.

Il cap.9, posto nella parte centrale del Vangelo di Luca, è percorso dalla domanda” Chi è Gesù?”. Prima lo chiede Erode e poi Gesù stesso chiederà ai discepoli cosa dice la folla di lui e cosa dicono i discepoli di lui. Pietro risponde “il Cristo di Dio” ed a tale affermazione Gesù annunzierà il suo destino di passione, morte e resurrezione. Tale annunzio ricorre due volte nello stesso capitolo. Dopo avere annunziato le condizioni necessarie a seguire il maestro nella vita fino a perderla nel suo nome, dirà che alcuni dei presenti non morranno prima di avere visto il Regno di Dio.

Circa dopo otto giorni Pietro, Giacomo e Giovanni vivono l’esperienza della Trasfigurazione.

Sul monte essi vedono, per quello che i loro occhi umani possono sopportare, la luce. La trasfigurazione è innanzitutto esperienza di luce divina, lo splendore increato della divinità, ci dice la tradizione patristica che precisa che tale luce che risplende dal volto del Cristo Trasfigurato ci rivela:

La gloria della Trinità, la gloria di Cristo come Dio incarnato, la gloria della persona umana, la gloria dell’intero cosmo creato.

La Trasfigurazione, luce trinitaria, è legata all’epifania ed al battesimo di Gesù, feste della teofania, le luci. La Trasfigurazione è gloria cristologica, in cui il corpo di Gesù, luminoso della luce della Trinità, resta pienamente umano, la perfezione della sua divinità e l’integrità intatta della sua umanità.

Sul monte è inoltre svelata la gloria della nostra natura umana, la vediamo come era in principio

nell’Eden e come sarà dopo il ritorno al Padre. Cantano i nostri fratelli ortodossi:

“Oggi, nella divina Trasfigurazione, tutta la natura umana risplende in modo divino e grida di gioia.”

La luce radiosa trasforma non solo il corpo del Cristo ma anche le sue vesti e ciò fa riflettere sul fatto che sul monte tutto è permeato di luminosità, come ricreato per una nuova vita, anche le vesti fatte da mani d’uomo. Come nel volto di Cristo ogni volto umano è illuminato, così è per tutto quanto è creato.

La Trasfigurazione ha un valore cosmico e l’umanità viene salvata insieme al mondo, a tutta la creazione.

Con S. Paolo possiamo dire che essa, liberata dalla corruzione, potrà entrare” nella libertà della gloria dei figli di Dio” (Rom.8,21), la” nuova terra” di Ap. 21,1.

La collocazione di questo brano posto sulla strada verso Cesarea e Gerusalemme conferma sia l’affermazione di Pietro della divinità di Gesù, che non è solo figlio dell’uomo ma figlio del Dio vivente, sia mette in relazione la sua passione e la missione, sua e dei discepoli, di portare la croce con la gloria.

Il monte della Trasfigurazione ed il Calvario sono in relazione come lo sono, nell’economia della salvezza gloria e sofferenza, le due realtà si illuminano a vicenda. I tre discepoli presenti nella Trasfigurazione sono gli stessi presenti durante l’agonia del Getsemani e, in ambedue le occasioni, il sonno li opprime.

Infatti, Gesù parla con Mosè ed Elia del suo Esodo verso Gerusalemme e la croce, verso il suo estremo abbassamento nel sacrificio della croce. Il legame tra la trasfigurazione e la crocifissione è sottolineato allo stesso modo nel kontakion della festa dalla Chiesa orientale:

Tu fosti trasfigurato sulla montagna, e i tuoi discepoli videro la tua gloria, o Cristo nostro Dio, affinché essi fossero in grado di fare ciò: che cioè, quando ti avrebbero visto crocifisso, potessero sapere che la tua sofferenza era volontaria…

“Al momento della crocifissione, poi, i discepoli devono ricordare la teofania sul Tabor, e devono comprendere che anche il Golgota è una teofania. La trasfigurazione e la passione sono ciascuna da comprendere in relazione reciproca, e ugualmente in termini di resurrezione.” (Kallistos Ware)

Pietro vorrebbe restare nella visione, fare tre tende, ma poi scende a valle e si trova a contatto con la sofferenza del mondo, noi veniamo trasfigurati nel momento in cui riusciamo a condividere la sofferenza di chi ci sta vicino, facendoci prossimi a lui.

La lettura della Trasfigurazione attraverso le lenti della Chiesa d’Oriente ci aiuti a vivere nella luce questa quaresima. Chi volesse approfondire con una lettura più ampia può rifarsi alla relazione del 19/9/2007, in occasione del XV Convegno Internazionale di Spiritualità Ortodossa, pronunziata da Kallistos Ware, metropolita di Diokleia, a Bose.

Davide

Fonte: Comunità Kairos (Palermo)

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