Commento al Vangelo del 17 Maggio 2020 – don Giovanni Berti (don Gioba)

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Il respiro dell’amore

Ci sono due cose che sono fondamentali per la vita, senza le quali moriamo. Sono due cose che però diamo sempre per scontate e non ci pensiamo mai se non quando sono compromesse e faticose e quindi siamo in pericolo immediato di vita. Allora si che ce ne prendiamo cura e tutto il resto diventa secondario.

Sto parlando del respiro e del battito cardiaco. Quando si sente la testimonianza di un malato grave per il covid, la cosa che viene sempre detta è l’esperienza terribile del mettere un respiro dietro l’altro, e come ossigenare i polmoni e il corpo diventi la priorità assoluta nella mente, e tutti gli altri mali e tutto quello che sta attorno scompare.
Il respiro e il battito del cuore, che sono strettamente legati nel far vivere il corpo, sono forse l’immagine più bella di cos’è lo Spirito Santo per noi come cristiani, per la Chiesa e anche per ogni essere umano.

Gesù parlando ai suoi discepoli e amici annuncia che dall’amore di Dio verrà a loro un dono chiamato “Paràclito” e che subito dopo chiama “Spirito della verità”.
Difficile davvero dare un nome che definisca lo Spirito Santo, un nome a questo dono che mantiene in vita la nostra anima, la nostra vita spirituale che abita la vita fisica e ne è strettamente legata. La Chiesa per tradurre in italiano questo passo del Vangelo, scritto originariamente in greco, in passato usava l’espressione “Consolatore”, ma alla fine ci si è accorti che l’espressione “παράκλητος, paràcletos” è talmente ampia di significati che “consolatore” forse era troppo poco. Per alcuni studiosi quel termine indica una specie di avvocato difensore, e quindi il dono di Dio è questa presenza di sostegno e aiuto in ogni situazione.

Il messaggio di fondo che Gesù vuole dare ai suoi amici (e quindi anche a noi oggi), è che l’esperienza di Dio non è la semplice applicazione di norme date in passato (i comandamenti) in attesa di una verifica finale (il giudizio universale), ma è un accompagnamento continuo che abbiamo sempre. Dio è sempre accanto l’uomo, anzi dentro l’uomo, come il cuore e i polmoni, e ci mantiene in vita. Gesù è venuto per insegnarci come far si che questo “respiro di Dio” in noi, questo Spirito di Dio che batte dentro di noi, non si ammali e lo trascuriamo a tal punto da rischiare di perderlo e morire spiritualmente, anche se il respiro materiale e il cuore funzionano benissimo e il corpo è in perfetta forma.

“Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” dice Gesù. È una proposta libera di un legame che da vita e ci fa scoprire la bellezza di Dio dentro la nostra vita in ogni istante. Amare nello stile di Gesù conoscendo la sua storia ci porta a renderci conto di quanto Dio è più in noi di quanto pensiamo, di quanto la sua forza di vita, il suo respiro, è dentro di noi.
È l’amore tradotto in gesti concreti di vita che ci fa conoscere e amare Gesù. È amando che facciamo la prova che il nostro respiro spirituale è buono e nella nostra anima circola l’aria di Dio e il cuore batte al ritmo giusto del Vangelo.

La nostra Diocesi di Verona ha lanciato una proposta molto semplice alle parrocchie e alle famiglie e che ha chiamato “andrà tutto nuovo”, parafrasando la frase di speranza che ha caratterizzato la prima parte della pandemia in Italia (“andrà tutto bene”). È l’invito a domandarsi cosa abbiamo imparato in questo periodo come singoli cristiani, come famiglie e comunità cristiana.

Pensando proprio alle parole del Vangelo di questa sesta domenica dopo Pasqua, io personalmente posso dire di aver imparato come non sia per niente scontata la presenza di Dio nella mia vita e in quella delle persone. Le restrizioni sanitarie hanno eliminato tutte o quasi tutte le espressioni tradizionali della nostra vita cristiana comunitaria: messe, celebrazioni di sacramenti, matrimoni, catechismo, incontri formativi, oratorio… Non è rimasto altro modo di coltivare la fede se non la preghiera personale e la Parola di Dio.

E non è rimasto altro che Dio stesso, nonostante tutto, nonostante non possa celebrarlo in modo comunitario. Dio, come il respiro e il battito del cuore, non è venuto meno e ho visto come in tantissime persone, anche in tante che in chiesa non venivano, Dio è rimasto davvero come una presenza e un punto di riferimento senza il quale davvero la vita finisce e siamo senza speranza in questa situazione.

Posso dire che proprio mancando tutto, ho visto che l’essenziale, lo Spirito di Dio, è rimasto ed è lui che mi e sostiene, sempre… anche se non me ne rendo conto, come il respiro come il battito cardiaco…

Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)


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