Commento al Vangelo del 17 Giugno 2018 – Charles de Foucauld

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CHARLES DE FOUCAULD

XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

MEDITAZIONE NUM. 193
Mc 4, 26-34

«Perché siete timidi? Non avete ancora fede?».

Come sei buono, mio Dio, come sei divinamente buono! Non soltanto  soccorri  i  Tuoi apostoli e ciò con una potenza divina e un’efficacia completa, alla prima  parola  che  ti dicono, ma addirittura rimproveri loro di non aver avuto abbastanza fiducia in Te, di non essere stati abbastanza certi che non avevano se non una parola da dir Ti, affinché Tu cambiassi la tempesta in una grande calma… Non soltanto questo, ma con questo stesso rimprovero che fai loro, inviti tutti gli uomini di tutte le generazioni a pregarTi in ogni pericolo, in ogni difficoltà, e a pregarTi con una tale fiducia che non permetti loro di temere un solo istante di non essere soccorsi.

Quello che rimproveri qui ai Tuoi apostoli, mio Dio,  non è  di  averTi chiamato, o  almeno  non è di averTi pregato… Rimproveri loro certamente: 1) di aver avuto paura, non avrebbero dovuto aver paura, poiché non si deve temere se non il peccato, se non ciò che è opposto a Dio, e gli incidenti naturali sono sempre voluti da Lui; si può tuttavia, e si deve anche cercare di preservarsi contro di essi; è un dovere salvare la vita degli altri e anche salvare la propria; non si ha il diritto né di lasciar morire gli altri, e nemmeno di lasciarsi morire per una mancanza di cura che rende la morte come volontaria; anche gli incidenti che Dio ci manda e che causerebbero la nostra morte o  quella del prossimo, se non agissimo con  le nostre preghiere o con i nostri atti, non sono mandati da Dio spesso se non per avvicinarci    a Lui con la preghiera, per infiammare la nostra riconoscenza, sentendo che Gli dobbiamo la salvezza, se non per accendere la nostra carità o salvando gli altri con le nostre cure, o  essendo salvati dalle loro; Dio si serve anche di questo mezzo per mostrarci quanto la vita è breve, le cose terrene periture…

Ma non bisogna mai temere e questo per due motivi:  in  primo luogo, perché non succederà mai se non ciò che Dio vorrà, se la nostra volontà è indissolubilmente unita e conforme alla sua; in seguito, perché se è desiderabile che sfuggiamo a questo pericolo, ci basta pregare Dio, facendo da parte nostra quello che possiamo secondo la ragione e la giustizia (poiché Dio non  vuole che aspettiamo tutto da  Lui, senza agire noi stessi; e che contiamo su dei miracoli visibili, continui; ricordiamoci quello che è successo nel naufragio di San Paolo a Malta), e  dobbiamo avere piena fiducia che se facciamo queste due cose, preghiera e azione opportuna (secondo i nostri mezzi), saremo certamente esauditi da Dio e succederà quello che è particolarmente proficuo alle anime e alla gloria di Dio; dopo aver fatto da parte nostra queste due cose, qualunque sia il fatto, sarà come dobbiamo desiderarlo, poiché sarà quello che vorremmo se conoscessimo i disegni della Saggezza divina, quello che vogliamo, poiché vogliamo tutto  ciò  che  Dio vuole, tutto ciò che fa per il bene delle anime, per la Sua gloria.

2) Nostro Signore rimprovera loro certamente non soltanto di aver avuto paura, prima di averlo chiamato, prima di aver pregato, ma addirittura di non aver avuto fiducia nella loro preghiera, di aver dubitato dell’efficacia della loro preghiera…  Dobbiamo sempre credere che saremo esauditi: Dio è nostro Padre; Egli ci ha dimostrato abbastanza il Suo amore, perché noi dobbiamo, per riconoscenza, credere che ci esaudirà ogni volta che Gli  faremo una preghiera ragionevole, come un buon padre esaudisce sempre in questo caso suo figlio, (con questa sola riserva che, siccome noi siamo dei veri figli, ignoranti e ciechi, Dio  si riserva, quando Gli chiediamo qualcosa di dannoso o mediocre, di darci  qualcosa  di  migliore di quello che noi desideravamo: tenera e misericordiosa riserva del Cuore di Dio!). Dio ci ha mille e mille volte ripetuto che ci avrebbe esaudito ogni volta che lo avessimo pregato umilmente e con fede: è farGli un’offesa, è dubitare della parola che ci ha solennemente dato, temere di non essere esauditi quando noi lo preghiamo così. Crediamo quindi che saremo esauditi, poiché ce l’ha promesso dalla Sua stessa bocca…

Inoltre Nostro Signore rimprovera forse agli apostoli una terza cosa: è l’averlo svegliato e averlo chiamato ad alta voce, come se Dio sempre presente non li sentisse, e come se una preghiera interiore e a bassa voce, una semplice elevazione dell’anima non fosse bastata. Infatti, Tu sei sempre là, o mio Dio, la Tua umanità può dormire in fondo alla barca, il tabernacolo può essere lontano da noi, ma la Tua divinità è dappertutto, veglia dappertutto, vede tutto e può tutto… In  mezzo ai flutti, ai deserti, alle fiamme, ai nemici, agli assassini,  la Tua divinità è in noi e attorno a noi, o Gesù, pronta a  darci il suo aiuto onnipotente al nostro appello interiore, pronta nella sua bontà a farci tutto il bene che un padre onnipotente farebbe a suo figlio teneramente amato, pronto a salvarci con una facilità infinita dal  male che ci minaccia, e pronto a lasciarci soccombere santamente, se è per il nostro bene, per il bene delle anime, per la Sua gloria.

 Traduzione a cura delle Discepole del Vangelo .

La vicenda spirituale di Charles de Foucauld (1858-1916) continua anche oggi ad essere motivo di interesse diffuso tra cristiani e non cristiani, poiché si affida a valori umani sempre più cercati, diventati ormai rari nelle nostre comunità civili: il primato di Dio, le relazioni umane, la cura del prossimo, la qualità della vita ordinaria.Il vangelo rimane la parola più autorevole per introdurre il credente ad una vita autentica. Charles de Foucauld ha sostato a lungo sui testi evangelici, per imparare a vivere in modo fedele un’esistenza degna di essere vissuta: una vita a imitazione di Gesù. Le meditazioni sul vangelo di Giovanni, che egli ha realizzato in Terra santa, possono essere considerate come un insieme di lezioni di vita cristiana, una raccolta di indicazioni pedagogiche per imparare, giorno dopo giorno, a seguire il Signore nella propria condizione di vita, in ascolto delle reali esigenze del mondo d’oggi.

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XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

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Mc 4, 26-34
Dal Vangelo secondo Marco

26Diceva: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; 27dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. 28Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; 29e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
30Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? 31È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; 32ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
33Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. 34Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 17 – 23 Giugno 2018
  • Tempo Ordinario XI
  • Colore Verde
  • Lezionario: Ciclo B
  • Anno: II
  • Salterio: sett. 3

Fonte: LaSacraBibbia.net

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