Commento al Vangelo del 17 Dicembre 2017 – Sussidio Avvento CEI

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Esultanza per il Signore vicino

La Liturgia di questa domenica con l’appello dell’antifona d’ingresso Gaudéte, Rallegratevi sempre nel Signore,[…] rallegratevi, il Signore è vicino (Fil 4,4-5) è ritmata dall’esultanza e dalla gioia per la prossimità del Signore e i prodigi della sua potente salvezza per gli umili.

Nella prima lettura dal libro di Isaia si ascolta il racconto di vocazione, in prima persona, di un profeta investito con l’unzione dello Spirito del Signore e poi la sua missione di proclamare la buona notizia della redenzione agli umili, a coloro per i quali l’unica sicurezza è confidare nel Signore, gli anawim (Is 61,1). Per questa comunità ferita, umiliata, oppressa avviene la salvezza che opera la guarigione, la libertà e mette fine ad ogni sopraffazione e angustia. L’azione del profeta ha l’obiettivo di promulgare il tempo giubilare (cf. Lv 25), il tempo nel quale Dio mette fine alla violenza e all’ingiustizia umana e fa trionfare i valori dell’esodo e dell’alleanza: la libertà, la fraternità, la giustizia.

La parola profetica che scaturisce dallo Spirito di Dio dispone e sviluppa la potenza creatrice di vita. La comunità di quanti l’accolgono, e sono liberati dall’oppressione e dallo smarrimento, risponde con l’esultanza e la lode per la salvezza, per la giustizia; la comunità dei salvati risponde con la gioia dell’amore sponsale per i doni con quali il suo Dio la riveste e circonda.

La comunità protocristiana ha colto e trasmesso che la missione del profeta annunciata in Is 61 corrisponde all’opera in atto del Messia (cf. Lc 4,16-21), e così continua a fare la comunità liturgica che, nel contempo, eleva la sua esultanza e la sua lode con le parole del Magnificat, l’inno di lode di Maria. In esso esplode la gioia di Dio e della sua potente salvezza, quella messianica, perché Dio mantiene le sue promesse, risponde alle attese di coloro che confidano in lui e sconvolge le logiche umane, per innalzare gli umili liberandoli dall’ingiustizia e dai soprusi.

Il Vangelo di Giovanni richiama l’attenzione ancora su Giovanni Battista come profeta e testimone mandato da Dio. Giovanni è testimone dell’investitura messianica di Gesù con il dono dello Spirito e ha riconosciuto che egli è il Figlio di Dio (cf. Gv 1,32-34). Pertanto, tutta l’azione del Battista è tesa a orientare al Messia presente. Giovanni distoglie l’attenzione da sé per rendere con forza la sua testimonianza che riguarda Gesù. L’annuncio di Giovanni Battista invita a credere in Gesù, il Messia, e sprona a saper “vedere” e riconoscere la presenza di Dio in Gesù, che è la luce, la luce vera quella che illumina ogni uomo (Gv 1,7.9). Così, Giovanni non parla tanto del Messia che viene o che verrà, ma del Messia che è già presente, in mezzo a noi. E la difficoltà rilevata da Giovanni: In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete (Gv 1,26) non si riferisce solo alla generazione contemporanea, o a quelle del passato, bensì raggiunge noi, e noi lo riconosciamo? Noi, conosciamo il Signore presente così da testimoniare, con Giovanni, la sua luce di salvezza e di vita per l’umanità?

L’esortazione di Paolo alla comunità di Tessalonica sollecita a sviluppare con comportamenti concreti la vita cristiana che è contrassegnata dall’esultanza, dal gioire sempre, perché continua è la vicinanza e l’azione salvifica del Messia, ed è contraddistinta dalla preghiera incessante e dal rendimento di grazie in ogni circostanza. Questo cammino di fede davanti al Signore porta la comunità a non spegnere lo Spirito e la sua potenza vitale, lasciandosi andare all’orgoglio o allo sgomento, e inoltre a evitare di fare il male, e piuttosto a saper discernere e operare il bene. Così si costruisce la comunità del Signore, gioiosa testimone che conosce il Messia e ne diffonde la luce.

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III Domenica di Avvento – Anno B

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Gv 1, 6-8. 19-28
Dal Vangelo secondo Marco

6Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. 7Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. 8Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.

19Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». 20Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». 21Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. 22Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». 23Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia». 24Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. 25Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». 26Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, 27colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». 28Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 17 – 23 Dicembre 2017
  • Tempo di Avvento III
  • Colore Viola
  • Lezionario: Ciclo B
  • Salterio: sett. 3

Fonte: LaSacraBibbia.net

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