Commento al Vangelo del 17 dicembre 2017 – don Tonino Lasconi

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Uno soltanto è più grande

Il nuovo incontro con il Battista, in questa III domenica di Avvento, ci ricorda che soltanto il Signore è il più grande. Il più grande per servire. La gara per emergere e per farsi servire è la principale causa della corruzione delle persone e della terra.

Il cammino dell’Avvento ci pone ancora davanti al Battista, precursore di Gesù, e maestro nell’insegnare come aprire la strada della nostra vita all’incontro con il Signore. Stupiti dalla sua personalità potente, dalla sua vita sobria e dal suo coraggio, i capi dei Giudei, supponendo che potesse essere il Messia, oppure Elia, o almeno un profeta, gli chiedono: “Tu, chi sei?”. “Io non sono il Cristo” (e nemmeno Elia né il profeta), risponde Giovanni.

Apparentemente sembra una risposta ovvia e scontata. Non è così. Basta osservare ciò che succede nella vita di ogni giorno. Quante persone conosciamo capaci di ammettere e di confessare di essere meno importanti, meno potenti, meno belle, meno intelligenti di quello che gli altri potrebbero pensare? Se poi dalle case, dai condomini, dai luoghi di lavoro, anche dai gruppi di amici e perfino dalle associazioni di volontariato laiche o confessionali, puntiamo lo sguardo sulla politica e sulle poltrone del potere, allora chi confessa di essere considerato più di quello che è diventa una notizia da prima pagina. Purtroppo, infatti, una delle cause più deleterie dell’inquinamento spirituale, che poi diventa anche materiale, sta proprio nel cedere alla tentazione di volere essere più di quello che si è. Ciò, però, non deve sorprenderci, perché questa è per l’appunto “la” tentazione del giardino dell’Eden.

Per non cedere a questa tentazione, l’unica strada è riconoscere che in mezzo a noi c’è uno al quale non siamo degni di sciogliere il “laccio del sandalo”: il servo di Dio, Gesù, che non mette la sua grandezza a servizio di se stesso, ma per “portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di grazia del Signore”. Questa è la logica di Dio non facile da accettare, ma impossibile da cambiare: lo stesso Giovanni Battista, infatti, ebbe bisogno di essere rassicurato quando, non realizzandosi le cose come egli aveva immaginato, mandò a chiedere a Gesù se fosse lui o no l’aspettato. Questo è il pensiero di Dio, accolto da Maria con il suo: “Eccomi” e con il suo mettersi a servizio di Elisabetta, e cantato nel suo inno di lode: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva”. Umiltà! Quella autentica. Che non è falsa modestia per farsi pregare o per evitare rischi di brutta figura, ma riconoscere che soltanto lui è il Signore, il più.

“Ma perché Dio ci chiede di non volere dominare sugli altri, ma di servirli?
Perché ci impone un comportamento così pesante perché contrario al nostro istinto? Vuole proprio farci soffrire”.

Ciò che Dio ci chiede non è mai per farci soffrire, ma per indicarci la strada della nostra felicità personale, e della nostra armonia con gli altri e con la natura. Scrive Papa Francesco: “La visione che rinforza l’arbitrio del più forte ha favorito immense disuguaglianze, ingiustizie e violenze per la maggior parte dell’umanità, perché le risorse diventano proprietà del primo arrivato o di quello che ha più potere: il vincitore prende tutto” (LS 82).

Paolo ci invita a una fede gioiosa: “Siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi”. Come può essere lieto chi, volendo essere il primo, è sempre in ansia per controllare che non ci sia nessuno che gli stia davanti, che non ci sia qualcuno che stia dietro per raggiungerlo, che ai lati non ci sia chi cerca il sorpasso?

“In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete”, diceva il Battista ai sacerdoti e ai leviti, inviati a interrogarlo. Noi conosciamo chi sta in mezzo a noi. Sappiamo che è venuto in mezzo a noi non per essere servito, ma per servire, e che chiede a noi la stessa scelta di vita. Non perché ha bisogno dei nostri sacrifici, ma per la nostra serenità, per il bene dei fratelli, per la salvaguardia della terra.

Fonte: Paoline

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III Domenica di Avvento – Anno B

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Gv 1, 6-8. 19-28
Dal Vangelo secondo Giovanni

6Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. 7Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. 8Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.

19Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». 20Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». 21Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. 22Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». 23Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia». 24Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. 25Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». 26Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, 27colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». 28Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 17 – 23 Dicembre 2017
  • Tempo di Avvento III
  • Colore Viola
  • Lezionario: Ciclo B
  • Salterio: sett. 3

Fonte: LaSacraBibbia.net

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