Commento al Vangelo del 16 Giugno 2019 – Piccole Suore della Sacra Famiglia

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Suor Emanuela Biasiolo

VI DARÀ UN ALTRO PARACLITO

DOMENICA DI PENTECOSTE – ANNO C – GIOVANNI 14

VI GUIDERÀ A TUTTA LA VERITÀ SANTISSIMA TRINITÀ – ANNO C – GIOVANNI 16,12-15

  1. “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il

Nella festa della Santissima Trinità siamo chiamati a riflettere sul brano del Vangelo di Giovanni, collocato all’interno del discorso di addio di Gesù, rivolto ai suoi discepoli durante l’Ultima Cena. Prima della passione, Egli parla ai suoi amici e fa loro la promessa di inviare lo Spirito Santo. Rispetta la debolezza dei discepoli e non dice loro tutto ciò che sarebbe successo, perché non sono in grado di portarne il peso, tanto che fuggiranno di fronte agli eventi tragici della passione e morte del loro Maestro.

Solo quando riceviamo il dono dello Spirito Santo riusciamo pienamente a comprendere il mistero di Cristo e abbiamo la forza per portare il “peso” del nostro impegno di fedeltà a Dio.

  1. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose

Gesù spiega che lo Spirito Santo permette ai discepoli di comprendere Cristo, la sua vita, la sua parola, il suo messaggio. Inizia una nuova epoca, l’epoca dello Spirito che, attraverso la Chiesa, agisce e realizza il mandato di Cristo. Gesù conforta i discepoli di tutti i tempi con la promessa del suo Spirito: Avvocato, Consolatore, Difensore.

“Vi guiderà a tutta la verità”: Cristo è la verità, ma solo lo Spirito Santo darà la piena comprensione e la forza di giungere alla verità, quella forza che prima i discepoli non avevano.

“Dirà tutto ciò che avrà udito”: Gesù torna al Padre perché ha compiuto la sua missione, ma continuerà a parlare per mezzo dello Spirito Santo.

“Vi annuncerà le cose future”: lo Spirito Santo continuerà a ripetere quanto ha detto Gesù. Le generazioni degli uomini, continuano a cambiare e l’annuncio non può essere fatto una volta per tutte. Le cose future, secondo alcuni esegeti, sono le persecuzioni; per altri sono la pienezza della vita eterna e la comunione con Dio.

  1. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.

Lo Spirito Santo prende la comunione di amore che esiste tra Cristo e il Padre, la comunica a ciascuno di noi, così che possiamo vivere il mistero della presenza di Dio nell’intimo del nostro cuore. Se ascoltiamo e accogliamo l’insegnamento di Gesù abbiamo in noi la beatitudine riservata  ai discepoli fedeli.

L’annuncio aumenta la gloria del Figlio. Anche noi siamo chiamati ad essere “a lode della gloria di Dio” (Efesini 1,14), cioè a rispondere all’azione di salvezza compiuta da Dio, in Cristo Gesù, e cantata nei Cieli e nella creazione. Dio non ci costringe ad accogliere la sua chiamata, ma attende una risposta da noi, libera e responsabile, non nella straordinarietà degli eventi, ma nel quotidiano dipanarsi dei giorni e nelle comuni occupazioni.

  1. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà”.

In questo versetto viene espressa la comunione intima fra il Padre, il Figlio e lo Spirito, che vivono in perenne relazione di amore.

Scrive S. Agostino nel suo trattato sulla Trinità: “Come il Padre ha generato, il Figlio è stato generato, così il Padre ha mandato, il Figlio è stato mandato. Ma Colui che ha mandato e colui che è stato mandato sono una cosa sola, perché il Padre e il Figlio sono una cosa sola. Così pure lo Spirito Santo è una cosa sola con essi, perché i Tre sono una cosa sola. Come infatti per il Figlio nascere è essere dal Padre, così per il Figlio essere mandato è essere conosciuto nella sua origine dal Padre. Alla stessa maniera come per lo Spirito Santo essere il dono di Dio è procedere dal

Padre, così per lui essere mandato è venir conosciuto nella sua processione dal Padre, e non possiamo dire che lo Spirito Santo non proceda anche dal Figlio. Non per nulla infatti il medesimo Spirito Santo è detto Spirito del Padre e del Figlio. Né vedo che altro abbia voluto dire Cristo quando, soffiando sul volto dei discepoli ha dichiarato: Ricevete lo Spirito Santo (Gv 20, 22), perché quel soffio corporeo, che procede dal corpo con una sensazione di contatto fisico non era la sostanza dello Spirito Santo, ma la rappresentazione, attraverso un simbolo adatto, che lo Spirito Santo non procede solo dal Padre, ma anche dal Figlio” (De Trinitate, IV, 20, 29).

Se ascoltiamo lo Spirito, se accogliamo la parola del Figlio, se compiamo la volontà del Padre siamo in piena comunione con la Trinità e siamo in essa inseriti. La circolarità dell’amore delle Persone Divine si esprime poi nei rapporti con i fratelli: “Se vedi l’amore, vedi la Trinità” (S. Agostino).

Afferma S. Giovanni Paolo II nella sua udienza del 10 ottobre 1990: “Una delle espressioni più elevate e più attraenti della fede è quella della “inabitazione” dello Spirito Santo nei credenti, che sono il suo tempio. “Non sapete – egli apostrofa i Corinzi – che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1 Cor 3, 16). “Abitare” si dice normalmente di persone. Qui si tratta dell’“inabitazione” di una persona divina in persone umane. È un fatto di natura spirituale, un mistero di grazia e di amore eterno, che proprio per questo viene attribuito allo Spirito Santo. Tale inabitazione interiore influenza l’uomo intero, così com’è nella concretezza e nella totalità del suo essere, che l’apostolo più volte denomina “corpo”. Difatti anche in questo scritto, poco più oltre il passo citato, sembra incalzare i destinatari della sua Lettera con la stessa domanda: “O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi?” (1 Cor 6, 19). In questo testo il riferimento al “corpo” è quanto mai significativo circa il concetto paolino dell’azione dello Spirito Santo in tutto l’uomo!”.

L’irradiazione dell’inabitazione divina nell’uomo è estesa a tutta la persona, nelle singole sfaccettature, in ogni elemento costitutivo e nella sua operatività. Siamo sotto l’azione dello Spirito del Padre, del Cristo (Verbo incarnato) e dello Spirito Santo. Viviamo a lode della Trinità, non cercando la nostra gloria. Non viviamo per l’effimera affermazione di noi stessi. Siamo chiamati ad essere lievito, a indicare a tutti la meta del Cielo!

La dottrina trinitaria della Chiesa circa la Trinità è molto chiara nel prefazio di questa Domenica: “Con il tuo unico Figlio e con lo Spirito Santo sei un solo Dio, un solo Signore, non nell’unità di una sola persona, ma nella Trinità di una sola sostanza. Quanto hai rivelato della tua gloria, noi lo crediamo, e con la stessa fede, senza differenze, lo affermiamo del tuo Figlio e dello Spirito Santo”.

Alla luce di queste affermazioni, viene spontaneo desiderare di vivere una vita “spirituale”, con pensieri più elevati rispetto alla materialità del tempo che viviamo, con un cuore corroborato dalla Grazia e reso capace di diffondere l’Amore che riceve.

Scrive la mistica, teologa e religiosa italiana Itala Mela nel 1936 (nata a La Spezia – beatificata nel 2017): “Luce perenne, Trinità beata, infondi ai nostri cuori, unico Dio, l’amore. Al mattino, alla sera, Ti lodiamo, Ti preghiamo cantando e il cantico di lode un dì s’eterni in ciel coi Santi, a Te”.

Chi si lascia afferrare dalla presenza della Trinità e si lascia ricolmare dall’Amore, è appagato dalla sua inabitazione e non ha più bisogno di nulla.

Suor Emanuela Biasiolo delle Piccole Suore della Sacra Famiglia

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