Commento al Vangelo del 15 Settembre 2019 – Charles de Foucauld

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CHARLES DE FOUCAULD

XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

MEDITAZIONE NUM. 380

LC 15, 1-32

«Egli va da quella che era perduta, finché la trova, e quando l’ha trovata, la mette sulle  sue spalle, gioioso…».

 Come sei buono, mio Dio, e com’è tenero questo divino Pastore che va, per monti e valli, attraverso rocce e cespugli, a cercare questa pecora infedele! È fino al calvario che sale per cercarla. Non è solo il sangue dei suoi piedi, ma  quello di  tutto il  suo corpo che egl i  dona per trovarla. Dona per lei, come dice santa Teresa, il suo riposo, il suo onore e la sua vita. E non si accontenta di cercarla, di cercarla a lungo, no, la cerca finché l’abbia trovata. Sembra che sia sempre possibile salvare un’anima: «II figlio di tante lacrime non potrebbe perire».

«Cercate e troverete»… «È impossibile agli uomini, ma tutto è possibile a Dio». Dio rispetta sempre la libertà umana, ma ha dei tesori di grazia d’una potenza suprema, e  li  effonderà sulle anime se sapremo ottenerli da lui, a forza di preghiere; molto di più, egli  non  chiede, non desidera se non di effonderli e ci rimprovererà un giorno di non averli saputi ottenere da lui per tante povere anime che avremmo potuto e dovuto salvare con le nostre preghiere.

«Chiedete… Non mi avete ancora chiesto nulla… Chiedete nel mio nome…» diceva, ripeteva ai suoi apostoli… Si dice che santa Teresa abbia salvato milioni di anime con le  sue  preghiere, coi suoi sospiri… E dopo averla trovata, egli la prende sulle sue spalle. Non soltanto l’abbraccia, non va solo incontro a lei come il padre del figliol prodigo, no, va a cercarla, a cercarla finché la trova, e allora se la carica sulle spalle. Come sei divinamente buono, o buon pastore! E allora questa povera pecora, così felicemente salvata dopo essere stata così perduta, deve proprio rallegrarsi, ma no, non si dice che è lei che si rallegra, è  questo buono, divinamente buon pastore, che si rallegra d’aver ritrovato  questa  povera  pecora così colpevole e così sporca… È la mia storia, o mio Dio, è così che mi hai cercato, ritrovato, riportato, colpevole e sporco, all’ovile e messo vicino a te, non nell’ovile comune, con le altre pecore, nella tua stessa stanza, «in abscondito faciei tuae1»… Come sei buono, o mio Dio!

Facciamo agli altri ciò che Gesù ha fatto per noi… Imitiamo l’esempio di  Gesù  buon  pastore, correndo alla ricerca delle pecore smarrite, sempre con le nostre orazioni, e  con  corse reali, materiali, ogni volta che la sua volontà ci chiama a questo… Corriamo in quest’ultimo caso come Gesù ha corso, «sacrificando il nostro riposo», come Gesù nella sua vita pubblica, «sacrificando il nostro onore» come Gesù schernito e condannato come bestemmiatore, «sacrificando la nostra vita» come Gesù crocifisso… Corriamo come il buon pastore, «finché non abbiamo trovato la pecora»; benché Gesù rispetti la libertà umana, non pone limiti alla sua grazia ed ha tesori di grazia irresistibili; a  noi di  stapparglieli, che è  il  più ardente desiderio del suo Cuore. E dopo averla trovata, se Dio ce ne fa la grazia, non abbiamo per lei né rimproveri, né parole aspre, né severità: il pentimento scenderà più tardi nel suo cuore, sta a Dio stesso farvelo discendere con la sua grazia interiore;  noi,  non abbiamo se non parole di tenerezza, di compassione, d’amore; abbracciamola, restituiamole  la sua prima tunica, uccidiamo il vitello grasso, prendiamola sulle nostre spalle, rallegriamoci e diciamo alle anime che amano Dio di rallegrarsi con lui, con gli angeli e con noi, perché «c’è più gioia nel cielo per un peccatore che fa penitenza che per 99  giusti che  non hanno bisogno di penitenza»2.

  • 1 «Nel segreto del tuo volto».
  • 2 Traduzione a cura delle Discepole del Vangelo.

Traduzione a cura delle Discepole del Vangelo. Fonte

La vicenda spirituale di Charles de Foucauld (1858-1916) continua anche oggi ad essere motivo di interesse diffuso tra cristiani e non cristiani, poiché si affida a valori umani sempre più cercati, diventati ormai rari nelle nostre comunità civili: il primato di Dio, le relazioni umane, la cura del prossimo, la qualità della vita ordinaria.Il vangelo rimane la parola più autorevole per introdurre il credente ad una vita autentica. Charles de Foucauld ha sostato a lungo sui testi evangelici, per imparare a vivere in modo fedele un’esistenza degna di essere vissuta: una vita a imitazione di Gesù. Le meditazioni sul vangelo di Giovanni, che egli ha realizzato in Terra santa, possono essere considerate come un insieme di lezioni di vita cristiana, una raccolta di indicazioni pedagogiche per imparare, giorno dopo giorno, a seguire il Signore nella propria condizione di vita, in ascolto delle reali esigenze del mondo d’oggi.
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Letture della
XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura

Il Signore si penti del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.

Dal libro dell’Esòdo
Es 32,7-11.13-14

 
In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Va’, scendi, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto, si è pervertito. Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato! Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: “Ecco il tuo Dio, Israele, colui che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto”».
 
Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo: ecco, è un popolo dalla dura cervice. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori. Di te invece farò una grande nazione».
 
Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, si accenderà la tua ira contro il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto con grande forza e con mano potente? Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: “Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo, e tutta questa terra, di cui ho parlato, la darò ai tuoi discendenti e la possederanno per sempre”».
 
Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Salmo 50 (51)

R. Ricordati di me, Signore, nel tuo amore.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. R.
 
Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito. R.
 
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode.
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio;
un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi. R.

Seconda Lettura

Cristo è venuto per salvare i peccatori.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
1 Tm 1,12-17

 
Figlio mio, rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù.
 
Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna.
 
Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Parola di Dio

Vangelo

Ci sarà gioia in cielo per un solo peccatore che si converte.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 15, 1-32
 

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
 
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
 
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
 
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
 
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
 
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Parola del Signore

Oppure forma breve: Lc 15,1-10

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