Commento al Vangelo del 15 maggio 2011 – don Mauro Pozzi

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Il commento al Vangelo della domenica a cura di don Mauro Pozzi parroco della Parrocchia S. Giovanni Battista, Novara.

IO SONO LA PORTA

Gesù, subito dopo aver ridato la vista al cieco nato, sta conducendo una disputa coi farisei che gli chiedono polemicamente: siamo forse ciechi anche noi? Usa la metafora del pastore per dire loro che sono degli impostori. Questa immagine è stata utilizzata dai profeti in passato e soprattutto da Ezechiele. L’ovile è recintato e custodito. Chiunque tenti di raggiungere il gregge scavalcando il recinto è un ladro, perché il guardiano apre solo al pastore. La chiesa svolge questo compito di custodia. Non è assolutamente padrona del gregge e dell’ovile, ma vigila perché alle pecore arrivi solo chi può guidarle. Il papa e i vescovi devono garantire che il messaggio di Gesù non sia distorto o strumentalizzato, ma il vangelo non appartiene alla chiesa. I farisei sono additati come esempio negativo, in quanto, al contrario, si sentono padroni della legge e si preoccupano solo che sia osservata. Il pastore ha invece tutt’altro atteggiamento, egli chiama le pecore una a una. Il suo è un servizio perché ha a cuore il benessere del gregge, ma non tratta tutti allo stesso modo, perché conosce personalmente ciascuno. Gesù ci conosce uno a uno. Altrove è detto che perfino il numero dei nostri capelli è contato. L’autorità va esercitata come un servizio, mentre spesso la ricerca del proprio interesse è anteposta al bene comune. Gesù si propone come capo e non si impone. Non usa violenza, ma prende su di sé in modo non violento i peccati e gli errori dell’umanità, pagando lui il prezzo. Per questo è il modello di tutti i pastori, ma è ancora di più: è la porta stessa. Se vogliamo arrivare a Dio dobbiamo passare attraverso di lui. Concretamente ciò significa fare ed essere come lui. È quello che ci dice Pietro: se facendo il bene sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio, dato che Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme. In questi tempi difficili il sentimento che prevale nell’opinione pubblica è l’indignazione. Non si fa fatica a trovare gente che punta il dito, denuncia e rimprovera. Difficilmente c’è qualcuno che si assume delle responsabilità, sembra sempre che sia colpa degli altri. Non si può migliorare il mondo se non siamo noi a cominciare. E dunque, come gli uditori di Pietro negli Atti degli apostoli, dobbiamo chiedere: cosa dobbiamo fare? Comportarci da cristiani! Mettere in pratica la legge dell’amore. Solo l’Amore ci può salvare. Paolo insegna: l’amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l’amore, e incoraggia: rivestitevi di Cristo (Rm 13, 10.14).

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