Commento al Vangelo del 15 Luglio 2018 – Piccole Suore della Sacra Famiglia

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CHIAMÒ A SÉ I DODICI

In quel tempo, Gesù 7. chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri.

Marco scrive il suo vangelo negli anni 70 quando sembra non ci sia più futuro per le comunità cristiane. Nel 64 d.C. Nerone comincia le persecuzioni contro i cristiani. Nel 65 d.C. scoppia la rivolta dei giudei della Palestina contro Roma. Nel 70 d. C. Gerusalemme è totalmente distrutta dai romani. A tutto questo si accompagna una difficile convivenza fra cristiani provenienti dal giudaismo e cristiani provenienti da altri popoli. Marco invita a superare le persecuzioni, le mentalità e le diverse concezioni teologiche per confluire nell’unico obiettivo: andare fino agli estremi confini della terra per annunciare il Cristo. Questo appello è rivolto anche a noi oggi, chiamati a continuare l’opera dei primi discepoli del “Missionario del Padre”.

Nel Vangelo proposto per questa domenica, Marco rinnova lo slancio della fede e delinea le direttive per la missione universale. Afferma che occorre uscire dalle frontiere, utilizzare mezzi poveri, “osare” senza risparmiarsi, andare “ad gentes” perché “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al Vangelo (Marco 1, 15).

Marco incoraggia la sua comunità ricordando che l’evangelizzazione è partita da un piccolissimo nucleo di discepoli e poi si è allargata. Gesù vuole che la sua Chiesa sia povera e semplice, senza mezzi, passi attraverso il fallimento, la prova, la nudità e porti frutto per opera dello Spirito e non per il potere della sapienza umana.

Il brano odierno è collocato subito dopo la diffidenza e il rifiuto ricevuto da Gesù a causa delle sue origini umili e semplici, figlio di un carpentiere, di cui conoscevano il clan.

“Chiamò a sé”: Marco ci presenta Gesù che chiama dodici discepoli a seguirlo. Solitamente erano i discepoli che chiedevano di seguire un maestro. Gesù si differenzia perché è egli stesso che li sceglie. Gesù chiama in modo libero e sovrano, in obbedienza al Padre : “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” (Giovanni 15,16).

Ogni chiamata è per la missione. Il Messia ci associa alla sua opera e questo è un dono: riceviamo la grazia della missione, non siamo noi che la chiediamo. Prima di tutto c’è lo stare con Lui (cfr. Marco 3,13-19); solo successivamente scaturisce la missionarietà: “Quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e le nostre mani hanno toccato … noi testimoniamo

… vi annunziamo la vita eterna, che era con il Padre e si è manifestata a noi … quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi” (1 Giovanni 1,1-3).

“I Dodici”: il numero dodici richiama quello delle dodici tribù di Israele presenti al Sinai per l’alleanza con Dio (cfr. Esodo 24,4). I singoli chiamati non sono isolati, ma Gesù li costituisce in una comunità.

“Prese a mandarli”: Gesù desidera raggiungere tutto il mondo e si fa aiutare dai discepoli proprio perché nessuno manchi all’appello del suo amore. Ecco perché li invia, ecco perché anche noi dobbiamo abbracciare l’umanità e far conoscere il Signore al mondo intero. Ogni chiamata provoca un mettersi in viaggio: Abramo deve uscire da Ur dei Caldei; il popolo ebreo deve lasciare l’Egitto; il profeta Giona deve andare a predicare a Ninive. Noi dobbiamo uscire dalle nostre sicurezze.

“A due a due”: una volta costituita una comunità che condivide la sua stessa vita, Gesù manda i dodici a due a due ad annunciare il vangelo, perché, secondo la mentalità ebraica, era necessario che una testimonianza, per essere credibile, fosse supportata da due testimoni. Il fatto di essere in due è anche un modo per manifestarsi reciprocamente l’amore da testimoniare agli altri, e per sostenersi nella fatica della fede e dell’evangelizzazione. Essere più di uno è garanzia che l’azione di evangelizzazione è un atto comunitario, ecclesiale e manifesta la presenza del Signore: “perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Matteo 18,20).

  1. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura;

“E ordinò loro”: solo in pochissime occasioni Gesù comanda qualcosa. Significa che la missione è una cosa da prendere con estrema serietà. È un invio difficile a cui probabilmente i discepoli si sarebbero sottratti se non ci fosse stato un comando perentorio. Per partire per la missione è necessaria un’obbedienza che nasce dalla pura fede nella signoria di Dio.

“Non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone”: il discepolo è portatore di un annuncio che non arricchisce materialmente, che non promette carriera, che non assicura successo. Annuncia la risurrezione che scaturisce da una morte ignominiosa. A noi cristiani, che siamo tutti missionari, oltre alla povertà dei mezzi, è richiesta una profonda povertà spirituale, che dà senza attendere ricambio, che non si meraviglia di non essere accolta, che non teme la sconfitta. Il discepolo è un perdente in partenza dal punto di vista umano, ma è sicuro della vittoria finale della sua semina, perché la mietitura è nelle mani di Colui che lo manda.

Essere privi di pane, di sacca, di denaro nella cintura, vuol dire confidare solo nella provvidenza di Dio. In particolare il bastone è un mezzo di appoggio e di difesa. Gesù lo raccomanda a ricordo di Mosè quando aprì il Mar Rosso e quando toccò la roccia per far scaturire l’acqua. È uno strumento simbolico del potere che viene dall’alto, dell’appoggio che il missionario trova nel suo Dio.

  1. ma di calzare sandali e di non portare due

Il missionario non è un sedentario, ma una persona sempre in cammino; non deve possedere nulla perché tutto gli viene dato. Deve camminare tanto per raggiungere gli estremi confini della terra. Calzare i sandali è segno dell’uomo libero che annuncia la libertà dei figli di Dio: solo gli schiavi andavano scalzi. Portare una sola tunica significa che è necessario essere rivestiti di Cristo, l’uomo nuovo, che ha una veste che non si consumerà mai, secondo la promessa di Dio nel libro del Deuteronomio 8,4: “Il tuo vestito non ti si è logorato addosso e il tuo piede non si è gonfiato durante questi quarant’anni”. I sandali e il bastone richiamano l’esodo pasquale in cui gli ebrei dovevano mangiare l’agnello “con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la pasqua del Signore!” (Esodo 12,11). Non solo: calzare i sandali e portare il bastone è richiamo al pastore buono (Cristo) che cammina con il suo gregge e lo conduce verso pascoli erbosi.

  1. E diceva loro: “Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì”.

L’ospitalità era sacra per gli ebrei e accogliere” vuol dire dare acqua da bere, perché, in una terra che ne è scarsa, è offrire l’essenziale per la vita. In senso lato vuol dire prendersi cura della persona. Anche per noi cristiani: accogliere un ospite è accogliere Dio che bussa alla nostra porta, è divenire costruttori di comunione, è attirare la benedizione di Dio che, per primo, in Cristo, si è fatto povero e ha chiesto di essere accolto dall’umanità. Accogliamo per amore, in risposta ad un bisogno dell’altro che tende la mano.

Sull’esempio di Pietro che guarisce il paralitico alla porta Bella del tempio, siamo chiamati a dare la ricchezza più grande: la fede nel Signore Gesù, Unico Salvatore: “Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina” (Atti 3,6).

  1. “Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro”.

Gesù ha fatto per primo esperienza di rifiuto, pertanto mette in guardia i suoi discepoli, in modo che non si turbino se la loro opera non riceve risposta: “Quando sono debole, è allora che sono forte”

(2 Corinzi 12,10). Qualcuno ha chiamato Marco “l’Evangelista del Missionario del Padre”, disprezzato e non accettato dal popolo a cui è stato inviato.

La potenza di Dio si rivela nella debolezza dell’uomo. Egli ci sceglie proprio perché deboli, fragili e peccatori: solo così si manifesta la sua onnipotenza.

Scuotere le polvere dai piedi è un segno di totale distacco dal rifiuto ricevuto e un richiamo alla responsabilità che ricade su coloro che hanno rifiutato.

  1. Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse,

I Dodici si fidano del Maestro e partono. Proclamano utilizzando lo strumento debole e semplice della parola, senza altoparlanti, senza microfoni. Invitano alla conversione e al cambiamento di vita, perché la pace del cuore nasce dalla coscienza liberata dall’oppressione del peccato. Lasciare ogni cosa per amore del Signore è un atto di fiducia che Egli ricompensa con il centuplo quaggiù e l’eternità.

  1. scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

La credibilità dell’annuncio è confermata dai miracoli che si verificano.

E scacciavano molti demoni”: la parola di verità scaccia la menzogna e il demonio che ne è l’origine. I discepoli riescono a scacciare il male dopo essere stati a lungo con il Signore. All’inizio non ne erano capaci.

“Ungevano con olio molti infermi e li guarivano”: i discepoli utilizzano l’olio per guarire, l’acqua per battezzare. Gli elementi semplici (olio, acqua, pane, vino) diventano segni sacramentali: non sono essi ad operare la salvezza, ma è il Signore che, invocato, opera meraviglie in chi li accoglie con fede.

“Li guarivano”: il verbo “guarire” ha il significato di salvare tutta la persona e di soddisfare i suoi bisogni più vitali. Per questo in ogni missione “ad gentes” si affianca all’evangelizzazione anche il sostegno socio-economico. Secondo la Scrittura la guarigione si rivolge a tutto l’uomo, non solo al suo corpo malato, ma anche alle ferite dell’anima, come dice Santa Teresa di Calcutta: “La più grande povertà oggi non è la mancanza di pane, ma la solitudine e la mancanza di amore”.

Il cammino dei discepoli è in crescendo: prima ricercano un riferimento, poi lo trovano e infine lo annunciano agli altri. Anche noi siamo associati a Cristo, partecipiamo del suo mistero di annuncio, diveniamo testimoni nel luogo in cui siamo. Siamo chiamati ad essere quel seme che, nascosto nel terreno, si svuota per generare nuova vita ed essere trasformato in pane per il mondo.

Lo stare con Gesù è indispensabile perché cresca un rapporto indissolubile e perenne. Anche per noi Gesù deve essere l’“unico necessario” (Luca 10,42), colui senza il quale non possiamo vivere. Non è la conoscenza intellettuale che ci abilita ad essere discepoli, ma l’unione spirituale capace di resistere ad ogni difficoltà della missione. Anche per San Paolo, ciò che qualifica il missionario è il fatto di essere stato con Gesù e di aver fatto esperienza della sua risurrezione. Non dobbiamo essere maestri della fede, ma testimoni del Risorto, che ci ha cambiato la vita.

I destinatari della missione sanno cogliere se il missionario dice ciò che ha imparato, oppure se vive veramente ciò che è sostanza della propria vita. Se il Cristo è davvero il nostro tesoro, si vede da tutte le espressioni del nostro essere: si convince con la testimonianza più che con le parole.

Nell’assenza di cose, emerge la profondità dell’essere, nasce la comunione e la condivisione di quello che siamo davvero. Noi siamo ciò che diamo e diamo di più quando abbiamo di meno, perché poniamo la fiducia nel Padre, che con il Cristo e con lo Spirito desidera fare di noi la dimora della Trinità, perché anche altri entrino nella loro relazione eterna d’amore.

Suor Emanuela Biasiolo

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XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

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Mc 6, 7-13
Dal Vangelo secondo Marco

7Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. 8E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; 9ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. 10E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. 11Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». 12Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, 13scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 15 – 21 Luglio 2018
  • Tempo Ordinario XV
  • Colore Verde
  • Lezionario: Ciclo B
  • Anno: II
  • Salterio: sett. 3

Fonte: LaSacraBibbia.net

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