Commento al Vangelo del 15 aprile 2018 – p. Raniero Cantalamessa

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È risorto in Verità

Potremmo riassumere il messaggio di questa terza Domenica del tempo pasquale con una parola: “il trionfo della risurrezione”. Nella prima lettura, sentiamo l’apostolo Pietro proclamare davanti alle folle, a proposito di Gesù:
“Dio l’ha risuscitato dai morti e di questo noi siamo testimoni!”.

Il Vangelo ci fa assistere a una delle tante apparizioni del Risorto. I discepoli di Emmaus sono appena arrivati trafelati a Gerusalemme e stanno raccontando quello che è capitato loro lungo la via, quando Gesù in persona compare in mezzo a loro dicendo “Pace e voi!”. Dapprima, spavento, come se vedessero un fantasma, poi stupore, incredulità, e infine gioia. Anzi incredulità e gioia insieme:
“Per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti”.

La loro è una incredulità tutta speciale. È l’atteggiamento di chi crede già (se no, non ci sarebbe gioia), ma non sa capacitarsi, quasi non osa credere ai propri occhi. Come chi dice: troppo bello per essere vero! La possiamo chiamare, con un paradosso, una fede incredula. Per convincerli, Gesù chiede loro qualcosa da mangiare, perché non c’è nulla come il mangiare qualcosa insieme che rassicuri e crei comunione.

Tutto questo ci dice qualcosa di importante sulla risurrezione. Essa non è solo un grande miracolo, un argomento o una prova, a favore della verità di Cristo. È di più. È un mondo nuovo nel quale si entra con la fede accompagnata da stupore e gioia. La risurrezione di Cristo è la “nuova creazione”. Non si tratta dunque solo di credere che Gesù è risorto; si tratta di conoscere e sperimentare “la potenza della sua risurrezione” (Filippesi 3, 10).

Per cogliere questa dimensione più profonda della Pasqua ci facciamo aiutare, questa volta, dai nostri fratelli ortodossi. Per i cristiani dell’Ortodossia, la risurrezione di Cristo è tutto. Anche noi cattolici crediamo, naturalmente, tutto quello che credono essi, ma ogni grande Chiesa cristiana ha un suo carisma specifico, un suo dono da condividere con le altre Chiese. Il dono proprio della Chiesa Ortodossa è il sentimento fortissimo che essa ha della risurrezione. Il posto centrale che occupa nelle chiese e basiliche cattoliche il crocifisso, lo occupa, presso di loro, l’immagine del Risorto, detto il Pantocrator.

Nel tempo pasquale, incontrando qualcuno, essi lo salutano dicendo: “Cristo è risorto!”, al che l’altro risponde: “È risorto in verità!”. Questa abitudine è talmente radicata nel popolo, che si racconta questo aneddoto accaduto agli inizi della rivoluzione bolscevica. Era stato organizzato un dibattito pubblico sulla risurrezione di Cristo. Prima aveva parlato l’ateo, demolendo per sempre, a suo parere, la fede dei cristiani nella risurrezione. Sceso lui, salì sul podio il prete ortodosso che doveva parlare in difesa. L’umile pope guardò la folla e disse semplicemente: “Cristo è risorto!” . Tutti in coro risposero, prima ancora di pensarci: “È risorto in verità!”. E il prete discese in silenzio dal podio.

Quello che ha impedito al comunismo di spazzare via la fede dal cuore della gente è stata proprio la Pasqua. Ceaucescu, in Romania, aveva fatto piazza pulita di tutto, ma non ha potuto toccare i riti e le tradizioni pasquali. Sapeva che una battaglia del genere sarebbe stata persa in partenza. Mi sono trovato a celebrare la Pasqua con gli ortodossi a Iasi, in Romania, non molto dopo la caduta del suo regime e ho visto che cos’è lì la Pasqua. È qualcosa che è nel sangue della gente. Tutta la città, a sera, si riversa intorno alla cattedrale, per ascoltare il vescovo che dà l’annuncio della risurrezione. Ascoltatolo, ognuno accende la sua candela e comincia a cantare una specie di ritornello che si ripeterà all’infinito per tutto il tempo pasquale:

“Cristo è risorto dai morti,
con la sua morte ha distrutto la morte
e ha dato la vita ai morti nei sepolcri”.

Un altro canto spesso ripetuto nella liturgia pasquale ortodossa fa pensare all’inno alla gioia della Nona sinfonia di Beethoven. Dice:

“È il giorno della Risurrezione!
Irraggiamo gioia per questa festa, abbracciamoci.
Diciamo fratello anche a chi ci odia.
Tutto perdoniamo per amore della Risurrezione”.

(Quanto è bella quest’ultima esortazione, se applicata ai rapporti, spesso difficili, tra le nostre due Chiese, cattolica e ortodossa: “Tutto perdoniamoci per amore della risurrezione!”). La risurrezione di Gesù ha lasciato la sua impronta indelebile, non solo nella liturgia, ma anche nella letteratura, nella musica, nell’arte e nel folclore dei popoli slavi. (Una delle opere più note di Tolstoi si intitola, appunto, Risurrezione e uno dei brani più vibranti della musica russa è la Grande Pasqua russa di Rimskij-Korsakov).

Il mondo ha bisogno non solo di credere nella risurrezione di Cristo, ma di viverla e farne l’esperienza. Questo è possibile perché, con Cristo, siamo risorti anche noi, se non ancora con il corpo, almeno con il cuore, nella fede e nella speranza. San Paolo scrive:

“Dio, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo. Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli” (Efesini 2, 4-6).

“Ci ha risuscitati”, siamo “risorti con Cristo” (Colossesi 3, 1)! Si tratta di vivere questo dato di fede. E anche in questo ci è di aiuto l’apporto della spiritualità Ortodossa. Conosciamo come viene raffigurata la risurrezione nella tradizione occidentale. Prendiamo la risurrezione di Piero della Francesca che è forse il quadro più celebre di questo soggetto. Cosa vediamo in esso? Gesù che esce dal sepolcro issando la croce come un vessillo di vittoria. Il volto ispira una straordinaria fiducia e sicurezza. È certamente un capolavoro. La sua vittoria però è sui suoi nemici esterni, terreni. Le autorità avevano messo sigilli alla sua tomba e guardie a vigilare, ed ecco che i sigilli sono infranti e le guardie dormono. Gli uomini sono presenti solo come testimoni inerti e passivi; non prendono veramente parte alla risurrezione.

Adesso ripensiamo a come è rappresentata la risurrezione in una icona orientale. La scena è tutta diversa. Non si svolge a cielo aperto, ma sottoterra. Gesù, nella risurrezione, non sale ma scende. Con straordinaria energia egli prende per mano Adamo ed Eva che aspettavano nel regno dei morti e li trascina con sé verso la vita e la risurrezione. Dietro i due progenitori, una folla innumerevole di uomini e donne che aspettano la redenzione. Gesù calpesta le porte degli inferi che ha appena scardinato e infranto lui stesso. Nella parte inferiore oscura, dove si agitano gli spiriti ribelli, due angeli legano per sempre satana. La vittoria di Cristo non è tanto su nemici visibili, quanto su quelli invisibili, che sono i più tremendi: la morte, le tenebre, l’angoscia, il demonio.

Noi siamo coinvolti in questa rappresentazione. La risurrezione di Cristo è anche la nostra risurrezione. Ogni uomo che guarda è invitato a identificarsi con Adamo, ogni donna con Eva, e a protendere la sua mano per lasciarsi afferrare e trascinare da Cristo fuori dal sepolcro. È questo il nuovo universale esodo pasquale. Dio è venuto “con braccio potente e mano tesa” a liberare il suo popolo da una schiavitù ben più dura e universale di quella d’Egitto. Guardando a lungo una icona e standoci davanti in preghiera (le icone servono a questo), il mistero si stampa nella mente, si viene contagiati dalla stessa fede che animava il pittore. L’icona è come una finestra spalancata sull’invisibile.

Ringraziamo i fratelli ortodossi che ci hanno aiutato a cogliere oggi qualcosa di più dell’eterno significato della risurrezione di Cristo e li salutiamo come ci ha insegnato uno di loro che ormai conosciamo, san Serafino di Sarov: “Gioia mia, Cristo è risorto!”.

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO
III DOMENICA DI PASQUA – ANNO B

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Lc 24, 35-48
Dal Vangelo secondo Luca

35Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. 36Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 37Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. 38Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 39Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». 40Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. 41Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». 42Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; 43egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. 44Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosé, nei Profeti e nei Salmi». 45Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture 46e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48Di questo voi siete testimoni.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 08 – 14 Aprile 2018
  • Tempo di Pasqua II
  • Colore Bianco
  • Lezionario: Ciclo B
  • Anno: II
  • Salterio: sett. 2

Fonte: LaSacraBibbia.net

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