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Commento al Vangelo del 14 Ottobre 2018 – Piccole Suore della Sacra Famiglia

TUTTO È POSSIBILE A DIO

17.   Mentre andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”.

La tematica del brano evangelico riguarda le esigenze della sequela di Cristo, per la quale è richiesto anche di lasciare la famiglia, pur con tutto l’amore e il rispetto ad essa dovuto, come insegnato nella pericope precedente. Nell’episodio proposto dalla liturgia odierna, Gesù è in cammino verso Gerusalemme, dove affronterà la passione e la morte.

Lungo la strada un uomo gli viene incontro, si inginocchia davanti a lui. È il gesto più grande di venerazione, di sottomissione, di riconoscimento della propria piccolezza di fronte alla grandezza della persona verso la quale si compie quest’atto. Dimostra tutte le sue migliori disposizioni di animo, tanto da agire in modo così semplice e umile.

Di solito alla prostrazione segue una richiesta di un miracolo. In questo caso, invece, c’è una richiesta di insegnamento.

Possiamo individuare tre scene nel racconto: 1) l’incontro con l’uomo ricco che non sa rinunciare ai suoi beni; 2) la dichiarazione di Gesù sull’impossibilità dell’uomo di salvarsi da solo; 3) la risposta positiva dei discepoli che hanno seguito Gesù affascinati dal suo sguardo di predilezione.

“Un tale”: è un uomo anonimo, che ammira Gesù al punto di volergli chiedere consiglio. Sicuramente, secondo gli esegeti, è un giudeo.

“Maestro buono”: l’uomo si dimostra un pio israelita, desideroso di seguire più pienamente la Legge, tanto che si rivolge con questo termine, “Maestro buono”. Gesù, però, si schermisce e fa presente che “buono” (agathós) si può dire solo di Dio.

“Che cosa devo fare?”: come il tale della parabola, anche noi dobbiamo chiederci che cosa Dio vuole dalla nostra vita e come possiamo compiere la sua volontà nella concretezza del quotidiano. Gesù ci indica la via: amare fino al dono di noi stessi, senza riserva.

18.  Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo.

Nella risposta piuttosto brusca, sembra che Gesù voglia scoraggiare il suo interlocutore. Secondo un’altra interpretazione, Egli si rivela davvero il Maestro che vuole condurre il discepolo all’essenziale: è solo Dio la meta da raggiungere, la fonte della vita eterna. Solo Lui può insegnare la strada della salvezza. Non bisogna fermarsi alle mediazioni né ai maestri, per quanto possano essere saggi.

Nel nostro cammino dobbiamo seguire la voce del Signore che parla nelle profondità del nostro essere, cercare in Lui la risposta ai nostri perché e alla nostra sete di eternità.

“Nessuno è buono, se non Dio solo”: solo Dio è veramente la bontà, l’amore, la grazia (cfr. Esodo 34,6-7).

19.     Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”.

Gesù conosce bene la Legge ed elenca i comandamenti conosciuti da ogni ebreo. Riguardano le relazioni con il prossimo, scritti nella seconda tavola del Decalogo. La loro osservanza assicura una buona convivenza con gli altri, in particolare nei rapporti familiari con i genitori. La legge è buona se orienta a Dio: non deve essere fine a se stessa.

La salvezza futura si decide ora, qui, su questa terra, sulla base dell’amore ricevuto da Dio, riversato sui fratelli e sulle sorelle che Dio ci pone accanto.

20.  Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”.

L’uomo conosce la Legge, essendo cresciuto in un ambiente che ha saputo trasmettergliela fin dalla giovinezza. Si è fermato, però, a quella e non ha capito che la Legge ha un limite che bisogna superare. Nel rapporto con Dio dobbiamo saper entrare nella comunione con Lui, non tanto chiederci quali regole ci mancano ancora da osservare. La Legge esterna non dà, infatti, la forza di vivere con coerenza. L’osservanza uccide l’uomo, lo affatica sotto un peso insopportabile. Egli non si sentirà mai a posto perché in qualcosa continuerà sempre ad essere inadempiente. Il signore è venuto portarci la Legge della libertà che nasce dal nostro essere figli di Dio, da Lui amati, voluti, benedetti.

21.   Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!”.

Gesù comprende che l’uomo che ha davanti è ben intenzionato, ha desiderio di apprendere le cose di Dio, è in ricerca e non è soddisfatto dei traguardi di giustizia raggiunti. Gli esprime il suo affetto con lo sguardo pieno di amore. Capisce che la sua situazione di ricchezza gli impedisce di dare tutto. Gli manca solo la rinuncia alle cose per poter essere completamente di Dio. Ha visto nell’uomo un attaccamento troppo grande ai beni, nei quali soltanto pone la sua sicurezza. Gli chiede di rinunciare ad un possesso che appaga, ma solo esteriormente.

Ciascuno di noi ha grandi desideri spirituali, ma concretamente si appoggia anche a realizzazioni umane. Si tratta di scegliere ciò che conta sopra ogni cosa e perseguirlo con determinazione, costi quello che costi.

“Fissò lo sguardo su di lui e lo amò” (egápesen autòn): è molto più che un guardare, è un comunicare se stessi, un entrare nell’altro, uno scrutare nell’intimità.

“Seguimi!” (deûro akoloúthei moi): Gesù chiama alla sua sequela. Dobbiamo metterci dietro a lui, sulle sue orme, con il suo pensiero, con il suo cuore per fare la volontà del Padre e amare i fratelli.

22.   Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.

Nasce il conflitto: la tristezza dell’uomo indica che è stato colpito nel suo punto debole. È crollata tutta la sua apparenza di giustizia. Dovrebbe fare di più, ma “quel di più” è visto come qualcosa di superiore alle proprie forze. Rinuncia a seguire Gesù, pur di mantenere le sue sicurezze. Il Vangelo non dice se in seguito ci abbia ripensato: speriamo che abbia capito la chiamata ad essere tutto di Dio, al punto da ritenere meno importante il possesso di ogni altro bene materiale.

Tante volte abbiamo in cuore un sogno, ma non riusciamo ad avere il coraggio di trasformarlo in realtà.

Se vogliamo accogliere l’amore, dobbiamo essere liberi da altri attaccamenti, sentirci poveri e bisognosi di essere amati. Se siamo autosufficienti non possiamo accogliere l’amore e ci condanniamo alla tristezza: solo un cuore vuoto può essere riempito da Dio.

23.   Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: “Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!”.

L’affermazione di Gesù è molto seria e impegnativa: avere ricchezze produce affanni che distolgono dal perseguire l’amore per il Signore. Il fascino dei beni terreni impedisce la lucidità mentale e non si distingue più ciò che conta veramente da ciò che è effimero e transeunte.

Se ricordassimo che un giorno lasceremo tutto qui sulla terra, vivremo più orientati verso i valori eterni e ci accontenteremo del solo necessario per vivere.

24.   I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: “Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio!

Gesù si accorge che i discepoli rimangono spaventati dalle sue parole esigenti. Ripete il concetto, come si usa fare nella retorica, per far capire bene il messaggio. Non addolcisce il contenuto, anzi, ma rivela comprensione per la debolezza umana che fatica a distaccarsi da ciò che appesantisce.

25.  È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”.

Questo detto di Gesù è diventato molto famoso. È un’iperbole, un’esagerazione, che ha l’intento di far capire meglio l’impossibilità della coesistenza di due diverse scelte contrastanti: o Dio o la ricchezza.

Può essere letto letteralmente oppure interpretato, come qualcuno ha provato a fare, dicendo che il cammello può essere una grossa corda e la cruna una piccola porta di Gerusalemme. In qualsiasi caso la spiegazione è questa: Gesù vuole che stiamo attenti a non lasciarci abbagliare dalle ricchezze e dalle cose effimeri della terra che ci distolgono da Dio, perché nessun ricco potrà passare attraverso le strettoie delle esigenze del Regno.

26.  Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: “E chi può essere salvato?”.

I discepoli sono smarriti perché, conoscendo la concretezza della propria debolezza umana, sanno che nessuno è esente dall’attrazione della ricchezza. Si chiedono sgomenti come ci si può salvare.

27.   Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: “Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio”.

Gesù afferma che a Dio tutto è possibile, anche rendere fecondo il grembo di Sara, anche far nascere figli di Abramo dalle pietre, anche nascere da una madre vergine, anche far risorgere i morti.

Il concetto è importante: non è lo sforzo umano che salva l’uomo, non le sue capacità ascetiche o i suoi meriti, ma è la grazia di Dio che rende possibile l’impossibile. Anche la persona ricca non deve temere: a Dio è sufficiente che ricorra alla sua misericordia. Egli consola, accoglie e salva tutti coloro che confidano in Lui solo e si abbandonano nelle sue braccia.

“Tutto è possibile presso Dio”: se riconosciamo la nostra indigenza, Dio esercita la sua potenza, viene incontro con il suo perdono, mettendo in noi il desiderio di salvezza e riempiendoci della sua misericordia.

28.   Pietro allora prese a dirgli: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”.

Pietro trova il coraggio di chiedere spiegazioni al Signore Gesù. Si attende una ricompensa per aver lasciato tutto a causa sua. Possiamo tuttavia considerare che i discepoli abbiano conservato i loro beni o li abbiano affidati a qualcuno, dal momento che Gesù è andato ad abitare nella casa di Simon Pietro a Cafarnao e utilizza ancora le sue barche e quelle dei discepoli sia per spostarsi sia per predicare.

29.    Gesù gli rispose: “In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo,

Marco riferisce le parole di Gesù sicuramente per incoraggiare i discepoli della sua comunità che si sono trovati a compiere degli strappi forti dal punto di vista dei legami familiari.

“In verità io vi dico”: è un’affermazione solenne che introduce un insegnamento molto importante.

30.   che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà.

Chi segue Cristo riceve molto più di quello che dona, già in questa vita. Possono affermarlo quanti di noi hanno lasciato ogni cosa per abbracciare la vita evangelica, matrimoniale, religiosa, sacerdotale, missionaria, laica come risposta alla chiamata di Dio e realizzazione del suo progetto.

Chiediamoci quanto amiamo la vita eterna, la piena comunione con Dio e se siamo disposti a lasciare ogni sicurezza per seguire il Signore Gesù. Addirittura il brano evangelico ci insegna a lasciare anche gli affetti più legittimi pur di essere fedeli alla chiamata. C’è chi lascia il padre e la madre per formare una nuova famiglia, c’è chi lascia i legami familiari originari per vivere nel celibato per il Regno dei Cieli.

Non si tratta di lasciare soltanto: si lascia perché si è affascinati da “un di più”, gustato il quale tutto il resto viene relativizzato.

Per un cammino al seguito di Cristo è necessario essere costantemente aperti alle “sorprese” di Dio, che ci conduce per strade che non avremmo mai pensato. Se abbiamo fede in Lui, scopriremo, successivamente, che quanto Egli opera è per il nostro bene e per la salvezza dei fratelli.

Suor Emanuela Biasiolo

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

Puoi leggere (o vedere) altri commenti al Vangelo di domenica 14 Ottobre 2018 anche qui.

Vendi quello che hai e seguimi.

Mc 10, 17-30
Dal Vangelo secondo Marco

17Mentre andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». 18Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. 19Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre». 20Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». 21Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». 22Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
23Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». 24I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! 25È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». 26Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». 27Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
28Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». 29Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, 30che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 14 – 20 Ottobre 2018
  • Tempo Ordinario XXVIII
  • Colore Verde
  • Lezionario: Ciclo B
  • Anno: II
  • Salterio: sett. 4

Fonte: LaSacraBibbia.net

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