Commento al Vangelo del 14 Gennaio 2018 – Paolo Curtaz

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Il commento al Vangelo di domenica 14 gennaio 2018 (il brano del Vangelo è a fine articolo) Seconda domenica del Tempo Ordinario – Anno B, a cura di Paolo Curtaz. Qui di seguito il testo ed il video.

Venite e vedrete

Bella scena. I due discepoli di Giovanni si avvicinano a Gesù, grandioso.

Nessuno sa chi sia, è uno dei tanti pellegrini venuto a farsi battezzare, non è ancora il rabbino che raduna folle oceaniche.

Sono determinati i due discepoli (forse sono Andrea il fratello di Pietro e Giovanni l’evangelista), ma quando si avvicinano, Gesù li gela.

Si aspettano un incoraggiamento, Gesù che dica loro: finalmente due discepoli! Grazie! Era l’ora!

Macché, si gira e dice loro: che volete? Che cercate?

Cosa vogliamo quando cerchiamo di seguire Gesù?

Sicurezza? Degli amici? Una benedizione che mi faccia andare diritta la vita? Approvazione dagli altri? Un rifugio?

Cosa cerchiamo? Perché siamo cristiani?

Ci hanno insegnato così!

Può essere, proprio come i discepoli di Giovanni.

Ma c’è un momento in cui si cambia registro. E Gesù chiede consapevolezza. Chiede di prendere in mano la propria vita, di fare delle scelte, di osare.

La prima parola che Gesù pronuncia nel vangelo di Giovanni è una domanda: cosa cerchi quando cerchi me? Cosa vuoi veramente?

Ognuno dia la sua risposta, ovviamente.

Ma l’idea che Gesù non cerchi discepoli in saldo, che non voglia amici a tutti i costi, che non si faccia andare bene tutto, mi affascina e mi convince. È libero, Gesù. Non vuole cristiani a traino, vuole persone capaci di mettersi in gioco. In cambio propone di sperimentare la vita vera.

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Dove abiti?

Non se l’aspettavano, i due.

Giustamente sono colti di sorpresa, spiazzati. Dio non è mai come ce lo aspetteremmo. Sempre altrove, sempre oltre, diverso.

Non ci fa l’applauso se lo seguiamo, non ci dice che siamo bravi ragazzi se diventiamo discepoli. Nessun premio, nessuna manipolazione. È straordinariamente felice se ci mettiamo a cercare Dio insieme a lui, certo. E se ci mettiamo, finalmente, a coltivare la nostra anima. Ma non per fargli piacere, piuttosto per fare a noi stessi il più grande piacere della nostra vita.

 

Non se l’aspettavano… borbottano, bofonchiano, balbettano, prendono tempo…

Come a dire: eh, calma! Vacci piano! Non sappiamo chi sei, non sappiamo ancora cosa accadrà, non esageriamo! Dove abiti?

Cioè: dacci certezze, facci leggere il contratto, cosa succede se ti seguiamo veramente? Dove ci condurrai?

È normale. Meglio avvicinarsi a piccoli passi, meglio indagare prima di tuffarsi, meglio essere prudenti. E se poi dietro c’è una fregatura? È pieno il mondo di gente che vende fumo!

Se quando ci avviciniamo al Signore siamo perplessi, un po’ ci impauriamo o ci vergogniamo (dai, diciamocelo, oggi essere cattolici non va proprio di moda!), non c’è da temere. È normalissimo che ciò accada…

La risposta di Gesù è spettacolare.

Venite e vedrete

Non c’è niente da fare. Nessun contratto, né indicazione, nessuna rassicurazione.

L’unica è lanciarsi, provare, osare. Andare a vedere.

Com’è salire sul Gran Paradiso? Mi chiedono. Vieni e vedi, rispondo.

È buono quello strano frutto esotico? Assaggia!

La fede fa parte di quelle splendide esperienze umane in cui devi esserci. Nessuna delega.

Come innamorarsi. O fare canyoning. O partecipare ad un concerto del tuo cantante preferito.

O ci sei o non capisci. O ci sei o immagini. O ci sei o sei out.

Vuoi capire chi è Dio? Vieni a conoscerlo.

Se vuoi capire la Parola, devi imparare a meditarla e pregarla.

Se vuoi scoprire la tua anima, la devi coltivare.

Se vuoi uscire dal pantano e dalla noia, devi osare.

Questo è il messaggio che ci viene donato all’inizio di questo anno.

Le quattro del pomeriggio

È Giovanni che scrive. Lui c’era. Non dice cosa è successo, cosa hanno visto e sperimentato.

Non fa questo errore. L’incontro fra Dio e un’anima è un affare privato, un’esperienza irripetibile, qualcosa che ti marchia a fuoco. Magari ti è già accaduto. Quella serata di preghiera, quel viaggio, quell’esperienza di fede… Momenti in cui hai avuto la certezza interiore della presenza di Dio.

E della sua bellezza.

Giovanni evangelista lascia intendere che se vuoi, che se vogliamo diventare discepoli, come lui, dobbiamo superare ogni perplessità ed osare.

Ma lascia un indizio. Quando scrive sono passati quarant’anni da quell’incontro.

Si ricorda ancora l’ora. L’ora precisa. Le quattro del pomeriggio.

Quando fai un’esperienza che ti segna, un’esperienza fuori dall’ordinario, ti restano impressi i dettagli. Ma solo se è un’esperienza totalizzante che ti segna la vita.

 

E tu, che ora era quando hai incontrato Dio?

Non l’hai incontrato ancora? E cosa aspetti?

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LEGGI IL BRANO DEL VANGELO
della II Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Puoi leggere (o vedere) altri commenti al Vangelo di domenica 14 Gennaio 2018 anche qui.

Gv 1, 35-42
Dal Vangelo secondo Giovanni

35Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». 37E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 38Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?». 39Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. 40Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. 41Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – 42e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 14 – 20 Gennaio 2018
  • Tempo Ordinario II
  • Colore Verde
  • Lezionario: Ciclo B
  • Anno: II
  • Salterio: sett. 2

Fonte: LaSacraBibbia.net

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