Commento al Vangelo del 12 Maggio 2019 – mons. Angelo Sceppacerca

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Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Sullo sfondo delle parole di Gesù c’è il Tempio di Gerusalemme. Quello “nuovo” è il “corpo” di Gesù e il nuovo culto è l’adorazione al Padre “in Spirito e verità”. Nel tempio Gesù aveva guarito il paralitico e perdonato l’adultera. Gesù che “passeggia” nel tempio è immagine della comunione/unità del Padre e del Figlio, nella quale noi troviamo la guarigione del perdono perché siamo le sue “pecore”, che nessuno può strappare dalle sue mani.

Noi siamo custoditi nelle mani del Signore, come agnelli sulle spalle del pastore bello. Questo è motivo di gioia profonda e abbondante, nonostante le miserie, le debolezze e le crisi. Il grande dono è custodito nel cuore stesso di Dio, là dove Gesù e il Padre sono una sola cosa e noi in loro.

Ognuno di noi è unico, inconfondibile, perché prima ancora è unico il Pastore. Possiamo seguirlo, perché conosciamo la sua voce, diversa da quella di qualsiasi altro. Noi crediamo che uno solo è il volto di Dio. E perché questo secolo è povero di fede, la misericordia ha lasciato anche un segno consolante e strepitoso: la sindone di Torino. Quel volto! Se non Lui, chi?

In questa Domenica la Chiesa tutta prega per le vocazioni di speciale consacrazione, ognuna di esse nasce proprio da quel rapporto personale di conoscenza e di amore fra il pastore e le “sue pecore”, vivendo lo stesso rapporto di comunione e di unità che c’è fra il Padre e il Figlio. È questa vita che fa, di ogni consacrato – sacerdote, religioso, suora – un discepolo gioioso, un “altro Gesù”. Il tema di questa 56a è “Il coraggio di rischiare per la promessa di Dio”. E Papa Francesco, nel suo messaggio, ricorda: “Questa scelta comporta il rischio di lasciare tutto per seguire il Signore e di consacrarsi completamente a Lui, per diventare collaboratori della sua opera. Non c’è gioia più grande di rischiare la vita per il Signore…Non siate sordi alla chiamata del Signore!”.

“Le mie pecore (…) nessuno può strapparle dalla mano del Padre”. E Paolo, nella lettera ai Romani, traduce: “Nessuno potrà mai separarci da Dio”. Questo è il Vangelo, l’eterna buona notizia dell’immenso dono di Dio. Più chiare e definitive le parole di Gesù: “Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno”. L’assoluta certezza dell’amore misericordioso di Dio non è opera nostra. Anch’essa è dono di Dio.

Mons. Angelo Sceppacerca

Fonte – Diocesi Triveneto

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