Commento al Vangelo del 10 Marzo 2019 – Comunità Kairos

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Contestualizzazione

Il brano di questa domenica apre il tempo di Quaresima conducendo il lettore in una sezione del vangelo di Luca (cap. 1-4) che narra la storia della nascita, vocazione e missione di Giovanni Battista e di Gesù. Restringendo lo sguardo sul capitolo quarto contempliamo il momento in cui «Gesù decide di entrare, da uomo adulto, nella sua vocazione di figlio di Dio» (vv. 1-30). In effetti, nella prima parte di questo capitolo (vv.1-13), tradizionalmente chiamatale «tentazioni», Gesù «rinuncerà ad un modo di essere Figlio di Dio per aderire poi, nella seconda parte (vv. 16-27), al modo in cui egli sarà Figlio di Dio, secondo le parole del profeta Isaia»2.

Qui si tratta di un momento decisivo, che precede e apre l’attività missionaria di Gesù, per questo il primo personaggio a entrare sulla scena narrativa del nostro capitolo è lo Spirito Santo.

Come era accaduto con Giovanni Battista (1, 15), con Maria (1, 35), con Elisabetta (1, 41), con Zaccaria (1, 67), con Simeone (2, 25-27), così anche Gesù sarà catturato (v. 1) dallo Spirito Santo, cioè da «colui che porta e imprime una vocazione»3.

Il capitolo si apre (v.1) e si chiude (v. 42) in un luogo deserto, luogo di solitudine in cui il lettore è invitato a rimanere con Gesù. La solitudine, forte esperienza degli antichi profeti, segna in Luca – sin dall’inizio – la vocazione di Gesù4. Lui è solo nel deserto della tentazione, solo nella sinagoga (v. 16ss), solo dinanzi agli attacchi dei nazaretani (v. 28ss), solo dinanzi alla gente che preme e chiede miracoli a Carfànao (v. 31ss). Quest’onda di solitudine tornerà alla fine della vicenda umana di Gesù: nella notte sul monte degli Ulivi5, quando le prime tentazioni (la tirannia dei bisogni, la brama di onnipotenza e d’invulnerabilità, il desiderio di sfuggire alla morte) si condensano nell’ultima prova, quella di rifiutare il calice della salvezza, negare la personale vocazione di figlio di Dio e fare della propria volontà legge (Lc 22, 42).

Sentieri dell’interpretazione

Se la vocazione di Giovanni Battista ci conduce nel deserto di conversione, la vocazione di Gesù qui ci porta nel deserto della prova. L’incontro con Dio comporta sempre una prova, sia perché il nostro «avversario» (in ebraicosatan6) farà di tutto per contrastare l’opera divina in noi, sia perché la verità di Dio è spesso inattesa e sconcertante. Anche l’antica sapienza riconosce chequando ti accingi a servire il Signore, prepara la tua anima alla tentazione(Sir 2, 1)7.Dio mise alla prova Abramo (Gn 21, 1), il padre della nostra fede. Si dice che la prova affina lo spirito e purifica la fede. Tuttavia, la prova è anche pericolosa. Per questo Gesù avverte ai discepoli:Pregate, per non entrare nella prova (Lc 22, 40)8. Siamo invitati a pregare non perché ci sia risparmiata la prova, ma perché si trovi la forza di superarla e non si soccomba. È nel deserto della prova, infatti, che impariamo a conoscere Dio e a legarsi a lui. Per questo, dopo esser stato battezzato nelle acque del fiume (Lc 3, 21-22), lo Spirito spinge Gesù nel luogo desertico della tentazione (v. 1). Ebbene la tentazione viene dal diavolo, ma in un certo senso vi è coinvolto anche lo Spirito, loSpirito di verità che ci guiderà nella verità tutta intera (Gv 16,13)9.

Satana ha tentato Gesù – questo è il dato più significativo – cercando di distoglierlo dall’obbedienza alla Parola di Dio e non direttamente dal suo compito messianico (al meno apparentemente). Anzi: moltiplicare i pani, gettarsi dal pinacolo del tempio e dominare il modo vengono suggeriti, appunto, come una strada convincente per affermare la propria messianità. In effetti, anche Gesù ha dovuto intravedere la possibilità di un messianismo politico e glorioso, affinché potesse scegliere, in piena libertà, di sottoporsi alla croce, disprezzando l’ignominia e la gioia apparente che gli era posta innanzi (Eb 12,2).

È nella prova del deserto che «Gesù sceglie di essere figlio di Dio»10. Non a caso, per ben due volte, Satana si rivolge a lui dicendo:Se sei Figlio di Dio… (vv. 3.9). Per Gesù, essere Figlio si esprime nella dedizione incondizionata al volere del Padre, attraverso l’obbedienza alle parole della Torah. Per Satana, invece, l’essere figlio significa poter disporre della potenza del Padre a proprio vantaggio. Satana suggerisce di interpretare a modo proprio la volontà di Dio, evidenziando che la tentazione proviene anche da una sempre possibile distorta lettura delle Scritture; lettura distorta che può persino portare a una concezione capovolta della gloria di Dio.

In questa pagina evangelica, dunque, la tentazione consiste nel «deformare la figura del Dio della storia di Israele. (…) Contro questa deformazione vanno le scelte di Gesù, a riportare alla purezza e alla verità l’immagine autentica del Dio della Parola»11. In sintesi, la prova del deserto è un racconto atto a introdurre la fisionomia del Dio di Gesù e, nel frattempo, a tracciare le prime linee dell’identità del Figlio di Dio. Solo alla fine del Vangelo, Gesù rivelerà pienamente il volto del Figlio, quando – con gli occhi pieni di lacrime di sangue -, abbandonandosi all’amore folle di Dio, s’immerge con fiducia nella scandalosa e incomprensibile realtà della croce, nell’attesa che il nome del Padre sia glorificato e il Suo amore si manifeste al mondo.

E noi cristiani, con le nostre scelte, rendiamo testimonianza dello stesso Dio di Gesù Cristo? Siamo in grado di rivelarci come figli di Dio, lasciandoci condurre dallo Spirito (Rm 8, 14) e sapendo riconoscere e mettere in pratica la volontà del Padre? Non dimentichiamo che la creazione attende impaziente la manifestazione dei figli di Dio (Rm 8, 19). Come insegna il papa, «il cammino verso la Pasqua ci chiama proprio a restaurare il nostro volto e il nostro cuore di cristiani, tramite il pentimento, la conversione e il perdono»12.

1Lc 22, 41-42.44.46.

2Is 61, 1-2:Lo Spirito del Signore è su di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato aportare ai poveri il lieto annuncio, ad annunciare ai prigionieri la libertà e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore; R. VIRGILI, “Vangelo secondo Luca”, inI Vangeli(Àncora, Milano 2015), 873.

3R. VIRGILI, “Vangelo”, 873.

4Diversamente da Marco e Matteo, dove proprio all’inizio della sua missione Gesù chiama i primi discepoli (Mc 1, 16-20; Mt 4, 18-22), in Luca, Gesù, in questi primi giorni, è solo in assoluto, non avendo ancora dei compagni di vita e di missione (Lc 5) (R. VIRGILI, “Vangelo”, 888).

5Lc 22, 39-46.

6Gb 1, 6ss; Sap 2,24ss.

7Sir 4, 17; 33, 1; 44,10.

8Mt 26,41.

9Gv 14,17.

10R. VIRGILI, “Vangelo”, 880.

11R. VIRGILI, “Vangelo”, 880-881.

12PAPAFRANCESCO,Messaggio per la Quaresima 2019.

Maria de Fatima Medeiros Barbosa

Fonte: Comunità Kairos (Palermo)