Commento al Vangelo del 10 febbraio 2019 – Comunità Kairos

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Tutto il capitolo IV, a partire dal tu per tu con l’Avversario nel deserto, e a seguire in Galilea, è risuonato della Parola. L’abbiamo ascoltata, di sabato, agli esordi della predicazione di Gesù nella sinagoga di Nazaret; poi nella sinagoga di Cafarnao, con autorità e forza (4,32) e nelle varie sinagoghe galileiche, come sottolineato agli inizi e alla fine del capitolo (4,15.44). E’ partita da qui, per Luca, la corsa della parola. Dai luoghi istituzionali dell’ascolto/interpretazione della Torah.

Ma ora c’è una svolta. Dopo aver sperimentato il rifiuto dell’ascolto (Nazaret) e la reazione isterica dello spirito cattivo che si acquatta indisturbato tra i rotoli della tradizione (Cafarnao), la parola inizia a risuonare all’aperto, sulla riva del lago, nei territori della vita. Parola in uscita, nei luoghi del lavoro e della ferialità.

Parola richiesta dalle folle, che ora gli si addossano non più alla ricerca di sola guarigione, ma affamate di una buona notizia per i loro bisogni profondi, il lieto annuncio del Regno che avviene nella persona del nuovo rabbi. Ecco, verranno giorni in cui manderò la fame nel paese; non fame di pane né sete di acqua, ma di ascoltare le parole del Signore” (Am 8, 11).

E questa Parola percorre tutta la prima metà del brano, dalla ricerca di uno spazio onorevole per la sua comunicazione, realizzato sulla barca di Simone, cattedra inusitata per un insegnare inusitato, sino al saziare di sé le folle sedute a terra, come il giorno in cui saranno saziate di pane. Poi, da parola per tutti, la vediamo diventare parola interpellante il singolo, Simone, con un invito nella modalità dell’assurdo: “Spostati verso il profondo e gettate le vostre reti per la pesca”.

E Simone, riluttante: “Maestro, non abbiamo preso nulla”, pur pescando tutta la notte, il tempo opportuno per il suo duro lavoro; ora, tornato a riva a mani vuote, è chiamato a una inversione di rotta. Ed alla luce del sole! Eppure, nell’amarezza del fallimento, prova a rilanciare questa parola. Proverà a fidarsene, ad obbedirle. “Credete al vangelo” è fidarsi di lui, di questo predicatore che irrita le sinagoghe, ma affascina i poveri, che trovano nelle sue parole e nei suoi gesti la risposta al loro bisogno di vita e di salvezza.

Allora l’obbedienza alla parola dà spazio all’opera grande del Signore. Alla luce di colui che è con loro, la pesca si rivela stupefacente, frutto di sinergia: la parola di Gesù, divenuta efficace nella fede operosa di Simone, propone un segno di salvezza.

Ma questa parola oltre ad averlo interpellato e provocato, continua a bruciare Simone, a leggergli dentro, portando a galla tutto il suo carico d’inadeguatezza e di fallimento. Solo in essa, infatti, si diventa consapevole di peccato. Allora davanti l’epifania del divino in quel predicatore, riconosciuto ora col titolo di Signore, non più Maestro, Simone ha uno scatto contraddittorio. Da un lato gli si avvicina, gettandosi alle sue ginocchia, dall’altro tenta di respingerlo, perché non si può vedere Dio e sopravvivere. «Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono … eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore delle schiere», dice Isaia (6,5). Eppure, nel pronunziare le parole di un’ultima resistenza, “esci da me”, Simone riconosce che Gesù entrando nella sua barca ha preso possesso della sua vita, del suo destino. La sua parola si è impadronita di lui per sempre. E a questa consapevolezza offre accoglienza Gesù con un misericordioso “Non temere”, la stessa rassicurazione dell’angelo a Zaccaria e a Maria, davanti eventi che cambieranno loro la vita. Perché la tua storia continua, convertita e veramente realizzata. Contrariamente a Marco (“vi farò diventare pescatori di uomini” – 1,17) che accentua il valore trasformante del suo invito alla sequela, Gesù legge in Simone la sua vera identità, già nascosta nella sua fibra umana, perché “Gesù svela pienamente l’uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione (Gaudium et Spes, 22), che è vocazione alla fraternità, sempre. Infatti, da ora “pescherai vivi uomini” (lett.), li strapperai alla fanghiglia oscura del male (semiticamente: il mare), che abita il profondo degli uomini, per permettere loro di vivere da liberati. E’ il programma del messia a Nazaret: “rimettere in libertà gli oppressi” (4,18).

Quella moltitudine di pesci diventa immagine della moltitudine dei derelitti, da strappare concretamente ai marosi della storia per restituirli alla vita. L’orizzonte della vita, da trasmettere sempre e a tutti, a fronte di ogni rischio, sarà la missione degli apostoli e della Chiesa. La pregnante vocazione a seguire lui, tipica degli altri sinottici, si è inverata qui in una stringente vocazione a salvare gli uomini.

Conquistati da questo appello, che si è fatto carne nella loro stessa esperienza, “lasciarono tutto e lo seguirono”.

Raffaela

Fonte: Comunità Kairos (Palermo)

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LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

QUINTA SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

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Lc 5,1-11 Lasciarono tutto e lo seguirono.

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.

Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

C: Parola del Signore. A: Lode a Te o Cristo.

Fonte: La Sacra Bibbia

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