Commento al Vangelo del 10 febbraio 2013 – don Mauro Pozzi

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Il commento al Vangelo della domenica a cura di don Mauro Pozzi parroco della Parrocchia S. Giovanni Battista, Novara.

PESCATORI COME LUI

C’è più di un punto in comune tra Isaia, Paolo e Pietro. Intanto si sentono inadeguati. Isaia dice di essere un uomo dalle labbra impure, Paolo si definisce un aborto e Pietro si butta in ginocchio accusandosi di essere un grande peccatore. È un sentimento molto comprensibile se pensiamo alla grandezza che si trovano a fronteggiare. Il profeta è circondato dagli angeli e vede la gloria di Dio, Paolo da persecutore della chiesa è stato disarcionato da una luce accecante ed il Pescatore è sbalordito da un vero miracolo. Alla fine però tutti e tre si mettono a disposizione e faranno grandi cose. Il Signore li coinvolge. Paolo è quello che ha subito una delle vocazioni più certe della storia, pressoché una mazzata in testa. Dio tocca il cuore di Isaia mostrandosi quasi angosciato: chi manderò, chi andrà per Noi? Come se l’Onnipotente non sapesse come fare… Il profeta si fa avanti, anche perché l’angelo lo ha appena purificato, ma soprattutto per uno slancio di generosità. Simone ha lavorato tutta la notte senza successo, dalla risposta che dà a Gesù si capisce che è frustrato e stanco, ma è anche affascinato dal Maestro e da quanto gli ha appena sentito dire. Nonostante tutto accetta: sulla tua parola getterò le reti. Un atto di fiducia che gli garantisce il successo. Se i pescatori avevano lavorato la notte significa che di giorno non era il momento migliore per pescare eppure le reti si riempiono tanto da rompersi. Si capisce che non è la barca, la rete o il pescatore che fa la differenza, ma la Sua parola. Stare con Gesù, accettare di essere guidati da lui e soprattutto fidarsi garantiscono la riuscita. Il Maestro rassicura Pietro: non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini. Dio non vuole costringerci ad amarlo, tuttavia ci corteggia col suo fascino irresistibile, ci attira come un esperto pescatore, non per trasformarci in prede, ma per salvarci. Anche noi dobbiamo imparare questa arte di avvicinare le persone al Signore, ma il primo passo è quello di essere innamorati di Lui, come lo erano Isaia, Paolo e Pietro. Nel vangelo spesso troviamo delle persone entusiaste del loro incontro con Gesù che invitano amici e parenti a conoscerlo. Andrea lo ha fatto con Pietro, Filippo con Natanaele, la samaritana coi suoi concittadini. Bisogna buttarsi anche se, come Simone e Isaia, non ci si sente adeguati di fronte a Dio: non siamo noi a dover essere all’altezza, ci è chiesto solo di ammettere la nostra povertà e di metterci nelle sue mani, il resto è opera sua. In questo modo diventiamo strumenti di un enorme successo.

Lc 5, 1-11

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

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