Commento al Vangelo del 1 Novembre 2020 – P. Antonio Giordano, IMC

113

– È la festa cristiana per invocare tutti i santi e martiri del Paradiso, noti o ignoti a noi.  La festa cattolica (in latino: Festum Omnium Sanctorum) cade il 1º novembre, seguita il 2 novembre dalla Commemorazione dei Defunti, ed è una festività di precetto con una veglia e un’ottava nel vecchio calendario preconciliare.

– Oggi è una festa di speranza: “l’assemblea festosa dei nostri fratelli” rappresenta la parte eletta e sicuramente riuscita del popolo di Dio; ci richiama al nostro fine e alla nostra vocazione vera: la santità, cui tutti siamo chiamati non attraverso opere straordinarie, ma con il compimento fedele della grazia del battesimo nelle vicende quotidiane della nostra vita.

– Pregare i Santi è tutto a nostro vantaggio: loro non ci guadagnano, noi sì.

La liturgia ci propone il vangelo delle beatitudini: i santi sono coloro che hanno vissuto lo spirito di questa pagina evangelica. Noi siamo chiamati a viverla come loro mentre siamo pellegrini in terra.
1. I santi sono poveri in spirito. Attingono la loro forza non da se stessi, dalle proprie ricchezze e risorse di qualunque genere, ma unicamente dal Signore.

  1. I santi sono afflitti. Sentono i problemi del Regno e li soffrono come propri. Non si installano soddisfatti del loro piccolo mondo, ma – in sintonia coi sentimenti di Cristo – avvertono tutto quello che va contro il progetto di Dio.
  2. I santi sono miti. Non ricorrono alla violenza, di nessun tipo, ma affidano fiduciosi la loro causa a Dio. Rispettano gli altri, non cercano di dominarli, di assoggettarli ai loro progetti e vantaggi.
  3. I santi hanno fame e sete di giustizia. Non sono paghi, sentono il bisogno di un “di più” di “giustizia”, cioè, di santità, la giustizia di fronte a Dio.
  4. I santi sono misericordiosi. Si sanno salvati dall’amore gratuito del Padre, e si fanno strumento di questa misericordia prolungandola agli altri.
  5. I santi sono puri di cuore. Hanno bruciato gli idoli, si danno senza riserve a Dio, e intercedono perché tutti facciamo lo stesso.
  6. I santi sono operatori di pace. Le loro azioni, parole, il loro modo di essere contribuisce a quella situazione di benedizione, di vita abbondante di fraternità, che la Bibbia chiama “shalom”, pace.
  7. I santi sono perseguitati per la giustizia. Decisamente schierati per il Regno, trovano ostilità e opposizioni che non incontrerebbero se pensassero semplicemente ai propri affari. Questa persecuzione, però, è il segno che sono dalla parte di Cristo.

– La vita dei santi è una vita “beata”. Non semplicemente “felice”: non si tratta di una felicità umana – la si persegue con ben altri mezzi -, ma della condivisione (sia pure in forma germinale) della beatitudine eterna e infinita del Padre, del Figlio e dello Spirito.

– Questa è la chiamata battesimale, la nostra. Affrettiamo nella speranza il nostro cammino verso la patria comune, la Gerusalemme celeste, pellegrini sulla terra nello spirito delle beatitudini.

– Le beatitudini sono un autoritratto di Gesù e anche un ritratto di come dobbiamo essere noi.

– I santi, copia viva e perfettamente riuscita di Gesù e ciascuno in modo unico e originale. Nella loro esistenza terrena lo hanno atteso nella speranza e lo hanno pregustato di diventare un altro Lui.

– Rimangono i nostri amici e modelli. Amici che condividono la tenerezza di Dio verso di noi, ci guardano con i suoi occhi, ci amano col suo cuore. Ci attendono e ci desiderano nella loro compagnia. Quante persone care e fratelli di fede ora fanno già parte di questa famiglia in festa! Tutto ciò dà ali alla nostra speranza. Intanto noi possiamo godere della loro presenza amica, dialogare con loro, invocarli, venerarli. Soprattutto imitarli.

– La Chiesa del cielo e quella ancora pellegrina sulla terra formano insieme un coro a due voci, che con diverse tonalità compongono un’unica mirabile armonia. Secondo l’immagine suggestiva di S. Agostino, nella Chiesa ancora in cammino canta “l’amore che ha ancora fame“, che cioè non ha ancora raggiunto il Bene a cui aspira appassionatamente. Nella Chiesa arrivata in patria canta, invece, “l’amore che già gode” Dio nella pienezza dell’appagamento, della pace e della gioia.


Per gentile concessione del sito consolata.org