Commento al Vangelo del 1 novembre 2015 – don Giovanni Berti – Gioba

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Commento al Vangelo a cura di don Giovanni Berti 

“Le parole convincono, l’esempio trascina”
Era una delle frasi preferite di mia mamma e che ripeteva spesso come insegnamento a noi figli, ma era prima di tutto la sintesi del suo modo di essere e fare con noi. Nel nostro mondo attuale si rischia infatti l’overdose si parole buone e contemporaneamente la carestia di buoni esempi, per questo abbiamo bisogno di costruire una comunità cristiana sulla forza della testimonianza di vita più che sulle parole.
Gesù porta sulla montagna i suoi discepoli e amici per dare loro una serie di insegnamenti fondamentali, ma soprattutto per dare una chiave di lettura della sua vita in modo che poi facciano altrettanto.
Mentre il Maestro pronuncia queste beatitudini, sta infatti parlando di se stesso e di come seguirlo nella vita.
Gesù con queste parole di altissimo livello spirituale vuole convincere la mente e nello stesso tempo trascinare ad essere come lui, che vive in prima persona quello che dice ed insegna.
Gesù si presenta infatti come il povero in spirito, cioè come colui che ha scelto di essere povero come scelta di fondo di vita, mettendo l’amore come ricchezza e non il denaro o il potere.
Gesù è colui che piange, non perché triste o depresso, ma perché ha scelto di soffrire e condividere le fatiche umane fino in fondo.
Gesù è uomo mite, proprio perché non vuole essere “un mito” (sfugge quando lo vogliono fare re) ma ha scelto la non violenza e il rifiuto di ogni vendetta e ritorsione come strada per portare la pace tra gli uomini.
Gesù è affamato e assetato di giustizia, cioè della realizzazione sulla terra del piano di Dio che è il suo Regno di amore.
Gesù è misericordioso, e più volte nel Vangelo è raccontata la sua capacità di far sentire accolti tutti da parte di Dio, specialmente coloro che si sentono prigionieri del male. La sua parola di perdono era talmente forte da guarire anche il corpo di chi si accostava a lui.
Gesù è puro di cuore, cioè capace di vedere la bellezza non tanto sulla superficie delle persone, nel corpo o nelle azioni esteriori (spesso di facciata) ma è capace di vedere la bellezza che c’è dentro ogni cuore per poi farla emergere.
Gesù non solo predica la pace ma la mette in opera. Come diceva don Primo Mazzolari, “il cristiano è uomo di pace e non un uomo in pace”, così è Gesù, che anche a costo della vita vuole la riconciliazione degli uomini tra loro e tra gli uomini e Dio.
Gesù sulla croce è il primo ad essere perseguitato a causa della giustizia, cioè del piano di Dio per l’umanità. Sulla croce infatti non sceglie di scendere ma di rimanere per testimoniare fino in fondo la sua dedizione totale per l’uomo, senza sconti e senza impegni di pura facciata.
Ecco che le Beatitudini ci tracciano il volto e la vita di Gesù che con il suo esempio trascina i discepoli dietro a se e anche oltre la sua morte e resurrezione.
E la comunità cristiana è andata avanti e cresciuta nei secoli non perché ricca solo di discorsi convincenti sull’esistenza di Dio, ma sull’esempio trascinante di tantissimi che nel corso della storia, come Cristo, hanno trasformato in vita, in gesti e in scelte concrete il Vangelo.
Sono i Santi, che oggi tutti insieme ricordiamo, e che la Chiesa ci mette davanti come esempi di vita e di fedeltà a Cristo, per trascinarci a essere anche noi come Lui.

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