Commento al Vangelo del 1 Marzo 2020 – p. Raniero Cantalamessa

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Cristo ha vinto il demonio

Con la prima Domenica di Quaresima, inizia per la Chiesa il secondo dei cosiddetti “tempi forti” dell’anno. “Forte” perché grande è il mistero che vi viene ricordato, la morte-risurrezione di Cristo; “forte” anche per l’impegno maggiore che è richiesto a ogni credente nella sua lotta contro il male e nella sua solidarietà con i bisognosi.
Vorrei fare di questo tempo l’occasione per approfondire la nostra conoscenza della persona di Gesù. Finora abbiamo dato la precedenza ai problemi esistenziali dell’uomo: il dolore, la povertà, la famiglia. Gesù ci forniva ogni volta la sua parola illuminatrice sui vari problemi, però non era lui il centro del discorso. Ora vorremmo che fosse lui stesso l’oggetto primario del nostro interesse. Anche parlando di Gesù, non ci allontaneremo dal terreno concreto della vita seguito fin qui, perché di lui ci interesserà non tanto quello che egli “è” in sé e in astratto, quanto quello che egli “è” e “fa” per noi.
Il Vangelo di questa prima Domenica ci permette di toccare un primo punto importante in questo senso. Gesù è colui che libera l’umanità dalle potenze demoniache, dall’angoscia e dalla paura del demonio.

“Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto
per essere tentato dal diavolo”.

Con queste parole inizia l’episodio delle tentazioni di Gesù nel deserto. Sono posti in forte rilievo, all’inizio e alla fine della frase, i due protagonisti della vicenda: Gesù – il diavolo. Il demonio, il satanismo e altri fenomeni connessi sono oggi di grande attualità, e inquietano non poco la nostra società. Il nostro mondo tecnologico e industrializzato pullula di maghi, stregoni di città, occultismo, spiritismo, dicitori di oroscopi, venditori di fatture, di amuleti, nonché di sette sataniche vere e proprie. Scacciato dalla porta, il diavolo è rientrato dalla finestra. Cioè, scacciato dalla fede, è rientrato con la superstizione.

Poniamoci alcune domande su questo soggetto. Primo: esiste il demonio? Cioè, la parola demonio indica davvero una qualche realtà personale, dotata di intelligenza e volontà, o è semplicemente un simbolo, un modo di dire per indicare la somma del male morale del mondo, l’inconscio collettivo, l’alienazione collettiva e via dicendo?
Molti, tra gli intellettuali, non credono nel demonio inteso nel primo senso. Però si deve notare che grandi scrittori e pensatori, come Goethe, Dostoevskij hanno preso assai sul serio l’esistenza di satana. Baudelaire, che non era certo uno stinco di santo, ha detto che “la più grande astuzia del demonio è far credere che egli non esiste”.

Nel Vangelo si parla in lungo e in largo di liberazione di indemoniati. Ma la prova principale dell’esistenza del demonio non è qui, perché nell’interpretare questi fatti possono senz’altro aver influito, a volte, le credenze antiche sull’origine di certe malattie. L’epilessia, per esempio, contrariamente a quanto si pensava nell’antichità, non ha nulla a che vedere con il demonio; è una malattia come le altre che oggi, tra l’altro, si riesce a curare o almeno a tenere sotto controllo.

No, la prova vera non è negli ossessi, ma nei santi. In essi Satana è costretto a venire allo scoperto, a mettersi “contro luce”. Gesù che è tentato nel deserto dal demonio, questa è la prova. La prova sono anche i tanti santi che hanno lottato nella vita con il principe delle tenebre. Essi non sono dei “Don Chisciotte” che hanno lottato contro mulini a vento. Al contrario, erano uomini molto concreti e dalla psicologia sanissima. San Francesco d’Assisi una volta confidò a un compagno: “Se i frati sapessero quante e quali tribolazioni io ricevo dai demoni, non ce ne sarebbe uno che non si metterebbe a piangere per me”.

Perché allora tanti trovano assurdo credere nel demonio? Io, una mia spiegazione al riguardo ce l’avrei. È perché essi si basano sui libri, passano la vita nelle biblioteche o a tavolino, mentre al demonio non interessano i libri, ma le persone, specialmente, appunto, quelle che decidono di fare sul serio con Dio, i santi. Cosa può saperne su Satana chi non ha mai avuto a che fare con la realtà di satana, ma solo con la sua idea, cioè con le tradizioni culturali, religiose, etnologiche su satana? Costoro trattano di solito questo argomento con grande sicurezza e superiorità, liquidando tutto come “oscurantismo medievale”. Ma è una falsa sicurezza. Come chi si vantasse di non aver alcuna paura del leone, adducendo come prova il fatto che lo ha visto tante volte dipinto o in fotografia è non si è mai spaventato. D’altra parte, è del tutto normale e coerente che non creda nel diavolo, chi non crede in Dio. Sarebbe addirittura tragico se qualcuno che non crede in Dio credesse nel diavolo.
Seconda domanda: cosa ha da dirci la fede cristiana circa il demonio? La cosa più importante non è che il demonio esiste, ma che Cristo ha vinto il demonio. Un passo della Scrittura dice:

“Gesù è venuto per ridurre all’impotenza mediante la sua morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù per tutta la vita” (Ebrei 2, 14-15).

A rigore di termini, neppure è giusto dire che noi crediamo “nel” demonio, poiché “credere” significa aver fiducia, affidarsi e noi non abbiamo certo fiducia in lui. Crediamo “il” demonio, la sua esistenza, non crediamo “nel” demonio. Cristo e il demonio non sono per i cristiani due principi uguali e contrari, come in certe religioni dualistiche. Gesù è l’unico Signore; Satana non è che una creatura “andata a male”. Se gli è concesso potere sugli uomini, è perché gli uomini abbiamo la possibilità di fare in libertà una scelta di campo e anche perché “non montino in superbia” credendosi autosufficienti, senza bisogno di alcun Redentore.
Satana è “quella potenza che sempre vuole il male e, a suo malgrado, opera il bene”, (Goethe). Serve infatti a castigare i cattivi e a purificare i buoni. “Il vecchio Satana è matto -dice un canto spiritual negro. Ha sparato un colpo per distruggere la mia anima, ma ha sbagliato mira e ha distrutto invece il mio peccato”. Crede di staccare una persona da Dio, invece, molte volte, stacca il peccato da quella persona.

Con Cristo non abbiamo nulla da temere. Niente e nessuno può farci del male, se noi stessi non lo vogliamo. Satana, diceva un antico padre della Chiesa, dopo la venuta di Cristo, è come un cane legato sull’aia: può latrare e avventarsi quanto vuole; ma, se non siamo noi ad andargli vicino, non può mordere.
Infine, una terza domanda: come regolarsi nella pratica, in un campo come questo, in cui regna tanta confusione e faciloneria? Questa è una materia delicata in cui è facile illudersi e confondersi. Ci si illude quando si attribuisce direttamente al demonio ogni nostro sbaglio, senza prendere sul serio le nostre responsabilità e senza affrontare la radice di male che è in noi. Si imita Eva: “La colpa è stata del serpente!”. Ci si confonde quando si comincia ad attribuire al demonio ogni genere di fenomeni e disturbi morali o fisici, vedendolo in atto dappertutto.

Un sano discernimento degli spiriti deve servire anche a non farci del demonio delle rappresentazioni grossolane e materialistiche che la sana coscienza moderna non potrebbe, e a ragione, che rifiutare. Io dubito della quasi totalità dei casi di possessione diabolica che finiscono sui giornali. Satana è molto più “discreto” e ama l’anonimato. I veri casi in cui ci si trova sul serio in sua presenza sono spesso quelli che restano nascosti, sono le battaglie sotterranee. Nella maggioranza dei casi si tratta di “infestazione” più che di “possessione” diabolica, cioè di disturbi indotti dall’esterno, non di dominio sull’anima della persona.
Niente esorcismi facili dunque. E soprattutto niente esorcismi fasulli. Gesù ha detto che i demoni “non si scacciano se non con la preghiera e il digiuno” e il mondo è pieno oggi di gente che crede di scacciarli per professione, per speciali poteri di cui disporrebbero. Naturalmente, dietro lauti compensi. A volte si possono ottenere per questa via dei benefici momentanei. Satana, se si tratta di lui, è capace perfino di allontanarsi, far finta di arrendersi, per ingannare. Se riesce a far credere che c’è qualcuno, al di fuori di Cristo, che lo può dominare, ha già ottenuto un risultato importantissimo.

Questo non vuol dire che non ci si debba prendere cura delle tante persone che soffrono di disturbi in questo campo, o per incauti contatti con il mondo delle tenebre, o per cattiveria altrui, specie dopo che si sono tentati invano tutti i rimedi della medicina e della psichiatria. Ma questo non può essere lasciato all’iniziativa dei singoli. Tutti possono certamente pregare Dio (come facciamo di fatto nel Padre nostro) perché ci liberi ”dal maligno”. Ma solo sacerdoti incaricati dal vescovo hanno, nella Chiesa cattolica, la potestà di operare veri e propri esorcismi. Io ho grande rispetto per chi si dedica con serietà a questo ministero di misericordia, perché immagino quanto esso possa essere duro.

Devo accennare, prima di concludere, a un triste fenomeno di cui i genitori devono essere a conoscenza. In certe scuole, specie nelle grandi città, o per gioco o per voglia di trasgressione, i ragazzi sono iniziati da qualche compagno più spregiudicato a pratiche e riti torbidi, a stipulare patti cosiddetti satanici. Molti stanno al gioco solo per non passare da paurosi. Il risultato è che i ragazzi escono spesso da queste esperienze traumatizzati, pieni di terrori, specie notturni, gravemente danneggiati nel loro equilibrio e nella loro stessa resa scolastica.
Se da qualche comportamento strano, sospettate che una cosa del genere possa essere capitata a vostro figlio, non drammatizzate. Cercate piuttosto di farlo parlare. Se ne parla, ha spezzato il ricatto di cui era vittima. Tranquillizzatelo, dicendogli che Gesù lo ama, che ha già perdonato la sua inesperienza, e non permetterà mai che qualcuno possa fargli del male. Invitatelo a pregare e ad accostarsi al sacramento della riconciliazione.

Ma ripeto, non dobbiamo avere paura. Gesù nel deserto si è liberato da Satana per liberarci da satana! È la gioiosa notizia con cui iniziamo il nostro cammino quaresimale verso la Pasqua.


Letture della Domenica
I DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO A
Colore liturgico: VIOLA

Prima Lettura

La creazione dei progenitori e il loro peccato.

Dal libro della Gènesi
Gen 2,7-9; 3,1-7

Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente. Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male. Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di alcun albero del giardino?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male». Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 50 (51)

R. Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. R.

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto. R.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito. R.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode. R.

Seconda Lettura

Dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 5,12-19

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato. Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti. Parola di Dio.

Forma breve:

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
5, 12.17-19

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.

Parola di Dio

Vangelo

Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto ed è tentato.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 4, 1-11

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Parola del Signore