Alberto Maggi – Commento al Vangelo di domenica 27 Dicembre 2020

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Commento video al Vangelo di p. Alberto Maggi OSM

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SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE

27 dicembre 2020

Trentatré giorni dopo la circoncisione di Gesù, i genitori, Maria e Giuseppe, portano il bambino a Gerusalemme, al tempio, per adempiere a due prescrizioni della legge; la prima è quella della purificazione della madre prescritta nel libro del Levitico, bisognava portare un’offerta di un agnello, ma per i più poveri bastavano due piccioni, due tortore, come faranno Maria e Giuseppe. L’altra, prescritta nel libro dell’Esodo, era il riscatto del figlio primogenito. Dio voleva che ogni maschio primogenito fosse completamente suo, se i genitori lo volevano dovevano pagare il prezzo del riscatto. Il riscatto erano cinque monete d’argento, una ventina di giornate di lavoro.

Ebbene l’evangelista presenta Maria e Giuseppe che sono ancora sotto il peso della legge e il termine “legge” lo si citerà in questo brano per ben cinque volte come i cinque libri scritti da Mosè. Ma, mentre Maria e Giuseppe salgono al tempio per adempiere alla legge, ecco che dal tempio viene l’uomo dello Spirito, Simeone, che vuole impedire l’inutile rito. E c’è l’incontro tra i due con Simeone che prende il bambino dalle braccia dei genitori, lo benedice e qui l’evangelista riporta le tematiche che già ha presentato all’annuncio dell’Angelo ai pastori, della nascita di Gesù. C’erano due elementi che erano quelli della luce, i pastori si aspettavano divenire inceneriti dall’ira di Dio, invece sono volti dall’amore, dalla luce del Signore, e, quando raccontano quello che loro è accaduto, tutti rimangono sconcertati. Ebbene qui l’evangelista riporta il tema della luce e il tema dello sconcerto.

Il tema della luce è che Simeone parlando, benedicendo il bambino dice che sarà “Luce per illuminare le nazioni”. Il termine adoperato dall’evangelista, il greco etne (fonetico), da cui etnico, indica i popoli pagani e questo sconcerta. La tradizione diceva che Israele con il Messia doveva dominare i pagani e invece ecco l’annuncio dell’uomo dello Spirito. No l’amore del Signore è universale e arriva pure ai pagani. E questo, scrive l’evangelista, il padre e la madre di Gesù si stupivano, sono sconcertati, c’è qualcosa che non quadra, qualche novità.

Poi all’improvviso Simeone parla a Maria con una benedizione che sembra drammatica, dice “E a te una spada trafiggerà l’anima”. Che significa? Questa spada non ha in alcun modo il significato del dolore, dei dolori che Maria dovrà affrontare nella sua vita; la spada nella bibbia è immagine della parola di Dio. Nella lettera agli Ebrei al capitolo IV c’è una bellissima descrizione che l’autore dà di questa spada, dice “La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio, essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture, alle midolla e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore”. Cosa sta dicendo Simeone? Sta dicendo alla madre che “A te la parola di questo Figlio ti costringerà a delle scelte dolorose”. E-come Maria ha accolto le parole dell’angelo ed è diventata la madre di Gesù, ora dovrà accogliere le parole del Figlio per proseguire la sua crescita e diventarne la sua discepola.