Vangelo del giorno – Lunedì 21 Maggio 2018 – don Antonello Iapicca

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IN CRISTO NESSUN “SE”, SOLO LA CERTEZZA GRANITICA DEL SUO AMORE ONNIPOTENTE

Ogni giorno, come un fiume carsico, scorre in noi una sottile sofferenza; spesso non ne comprendiamo l’origine, siamo tristi e basta. Più spesso imputiamo le cause della sofferenza e della frustrazione a chi ci sta intorno, ai fatti del presente o del passato. Ma, sia che lo psicologo ci abbia illuminato la sorgente, sia che brancoliamo nel buio, continuiamo a soffrire e non sappiamo come uscirne, perché non crediamo che l’unica ragione di ogni nostra sofferenza è il peccato, generato in noi dall’ascolto che abbiamo prestato al “se” insinuatoci dal demonio. “Se tu puoi qualcosa” è figlio del “se” sibilato dal serpente mentre ipnotizzava le debolezze di Adamo ed Eva: “se Dio ti ama” perché ti proibisce di mangiare questo frutto? Perché è geloso e sa che, “una volta che ne mangiaste, diventereste come Lui”… Così, con un “se” gonfio di invidia la morte è entrata nel mondo, ed è giunta sino a te e a me. Lo stesso “se” ci attende per sporcarci lo sguardo su chi ci è accanto, stravolgendo le sue parole, seminando pregiudizi sulle sue intenzioni. Soffriamo dunque perché i “se” ci succhiano le energie, spogliando la vita della sua autenticità, per catapultarci in una selva di dubbi e angosce che ci impediscono di entrare nella storia. Soffriamo perché “dall’infanzia” abbiamo accolto il “se” che ci ha sottratto la Verità

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Per questo, di fronte all’incredulità, Gesù ci chiede oggi “da quanto tempo” siamo incapaci di perdonare. “Da quanto tempo” la minima avvisaglia di umiliazione ci riempie di spavento e cominciamo a tremare e ci difendiamo, magari attaccando gratuitamente chi ci è accanto?

“Da quanto tempo” non possiamo fare a meno di essere al centro dell’attenzione? Soffriamo “dall’infanzia”, quando il demonio, ingannandoci, ha conficcato la menzogna nel nostro cuore e nella nostra mente. Prendendo spunto da una sofferenza, da un’ingiustizia, dalla croce con la quale ogni uomo è segnato sin dalla nascita, il demonio ci ha reso schiavi dei suoi desideri che cercano, sempre, di uccidere Cristo. Il figlio del Vangelo è immagine di ogni uomo che, fin dal grembo materno, è stato concepito nel peccato. Siamo tutti figli di una “generazione incredula”, stirpe di Adamo ed Eva.

 Il demonio esiste, e si frappone sempre tra noi e Dio, e insinua il dubbio, agita lo spettro della sofferenza, della solitudine, e ci spinge a farci dio, a stabilire le regole del gioco, per decidere che sono un bene gli appetiti da lui suscitati, mentre è male quanto proviene da Dio. Per questo, credere al demonio è non credere a Dio. Le conseguenze appaiono nel ragazzo del Vangelo: tutto si fa ostile, ci getta nel fuoco delle passioni, nell’acqua melmosa della depressione: non lo sperimentiamo ogni giorno? Il demonio ci “afferra” con i pensieri, ci “getta al suolo” incapaci di perdonare, pazientare, scusare; e cominciamo a “schiumare” ira di fronte ai torti e alle ingiustizie, “digrigniamo i denti” pieni di sdegno per le debolezze dell’altro, e ci “irrigidiamo” nelle nostre posizioni, nei criteri e giudizi. E non c’è verso, non possiamo farci nulla perché, ingannati, lottiamo contro le creature di carne e di sangue, muoviamo guerra agli eventi per cambiarli, e non ci abbandoniamo all’unico che “può scacciare” dalla nostra vita il demonio. 

Sino a quando Gesù, stanco di “stare” accanto e “sopportare” tanta incredulità, pieno di gelosia e zelo per i suoi fratelli presi la laccio dei “se”, non ci viene incontro; e comincia a “scuotere” il nostro cuore perché sia svelato l’inganno, lo “spirito muto” che, con la menzogna, ci ha chiusa mente, cuore e bocca di fonte alla Verità. E allora, anche questo lo sperimentiamo, anche da bambini come no…, ci prendono le “convulsioni” e cominciamo a “spumare” bugie e giustificazioni grottesche, perché è dura per l’orgoglio scoprirci peccatori.

Ma Lui ci ama davvero, ci ha visti già liberati nell’estasi della Trasfigurazione da cui è appena disceso; non si scandalizza e non si ferma, ma ci annuncia le stesse parole rivolte dall’angelo a Maria: “Tutto è possibile per chi crede”. Parole d’amore che schiudono le labbra e il cuore alle parole della fede: “credo, aiutami nella mia incredulità”. E’ l’apparente contraddizione che ci apre alla conversione e alla salvezza: credere innanzitutto che siamo increduli, per credere poi che Gesù, oggi e ogni istante della nostra vita, può aiutarci nella nostra incredulità. “Credo”, ed è un dono del Cielo; “aiutami nella mia incredulità”, ed è la nostra povera carne mendicante di vita. In questa preghiera c’è tutta la nostra vita, il cammino di fede a cui siamo chiamati.

Il poco che siamo non è l’inizio della fine, ma l’aurora della salvezza. Basta solo una parola, l’annuncio amoroso che Dio può tutto, soprattutto l’impossibile. E scacciare un demonio installato nel cuore di una persona è l’impossibile per eccellenza. Solo la preghiera robusta di fede adulta può innescare il potere infinito di Gesù. Per questo chi ama prega, non si perde in chiacchiere e dolcinerie; chi ama conosce l’origine della sofferenza dell’altro e sa che solo un esorcismo può salvarlo.

Per questo, chi ama sua moglie, suo marito e i suoi figli, chi ama le pecore affidategli, si lascia assorbire nell’intimità di Cristo dove può vedere trasfigurata ogni situazione e discernere le primizie del Cielo in ogni dolore. E così consegnargli, nella preghiera, anche i casi più disperati, nella certezza che nulla è impossibile a Dio. Solo chi, guarito dai demoni muti e sordo ai “se” satanici, prega incessantemente e vive la propria vita come una liturgia di lode, non ha paura di ripetere l’unico annuncio che può salvare: “spirito muto e sordo, io te l’ordino, esci da lui e non vi rientrare più”; solo chi è risuscitato con Cristo sa che nell’incontro con Lui l’uomo vecchio è destinato a “morire”. Nessun timore allora se, consegnato a Cristo, il figlio comincia a “gridare” e a ribellarsi “scuotendosi” perché non vorrebbe abbandonare i peccati.

E’ proprio il segno che il demonio sta “uscendo”, lasciandolo “come morto”. E’ triste forse per non poter più uscire con quella ragazza o quegli amici, a buttar via la sua gioventù. E’ allora che, senza nevrosi di fronte alla morte dell’uomo vecchio, occorre prestare la propria “mano” a Cristo, lasciando che Lui, pieno di misericordia, ci ispiri parole e amore con cui “sollevare” e “rimettere in piedi” nostro figlio. E questo siamo chiamati a viverlo con chiunque, perché così, attraverso la Chiesa, Gesù ha fatto con noi, ridonandoci la dignità di persone e la Grazia per entrare laddove i “se” ci avevano impedito di donarci.

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

Mc 10, 17-27
Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.