Il Vangelo del Giorno, 4 febbario 2016 – Mc 6, 7-13

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Il testo ed il commento al Vangelo del 4 febbario 2016 – Mc 6, 7-13,  Tempo Ordinario – Anno II, Quarta settimana del Tempo Ordinario.

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  • Colore liturgico: bianco
  • Le letture del giorno: 1 Re 2, 1-4,10-12; Sal: 1Cr 29,10-12; Mc 6, 7-13

Mc 6, 7-13
Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

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La misericordia in padre Pio

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Commenti al Vangelo di Mc 6, 7-13

Mc 6, 7-13 - Immagine di Gesù e gli Apostoli 

Commento a cura dei giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire, Bassano Romano (VT)

[ads2]Sgombri da pesi per andare…
La missione di Cristo non potrà finire con la sua ascensione al cielo. Egli ha già scelto dodici uomini, gli apostoli, ai quali affidare prima un ruolo di diretta collaborazione e poi una vera e propria missione da espletare in tutto il mondo. Il compito primario sarà per loro quello di scacciare, dovunque si annidi, lo spirito immondo, tutte quelle immondezze cioè, che hanno invaso i cuori degli uomini e che non consentono più a Dio di entrare per costituirvi il suo regno di amore. Li manda a due a due «E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sàndali e di non portare due tùniche». È una caratteristica essenziale dell’inviato di Cristo non affidarsi per nulla alle proprie risorse o alle umane sicurezze, che dovrà trarre invece solo ed esclusivamente da Colui che lo invìa e dalla forza del messaggio che ha da annunciare. Tutto il resto diventa pesante e d’ingombro quando si è guidati da Dio, quando si è chiamati ad andare oltre i confini delle umane attese, quando gli interessi prevalenti riguardano non l’affermazione di un proprio prestigio, ma la diffusione del regno di Dio. Il missionario, l’apostolo, non è un immigrato o un giramondo in cerca di fortuna, ma un portatore, in nome di Cristo, di un messaggio di salvezza. Non deve però attendersi né accoglienza e tanto meno successo personale, anzi, benché dotato di poteri speciali dallo stesso Cristo, dovrà mettere in conto rifiuti, allontanamenti e persecuzioni. Il mondo per questo lo riterrà uno sconfitto, Gesù però dirà: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia». Che lezione per noi sacerdoti e consacrati, ma anche quante utili indicazioni per ogni credente che vuole essere anche un testimone.

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Commento a cura di Paolo Curtaz

È essenziale l’annuncio del Vangelo. Non ha bisogno di grandi mezzi o di complesse organizzazioni. Non ha bisogno di professionisti o di manager, di grandi strutture o di eserciti di lavoranti. Ha bisogno di donne e uomini convinti e coinvolti, che sappiano fare comunione, che sappiano stare con le persone, che sappiano guarirle interiormente indicando loro Cristo. Leggendo questa pagina sento una fitta al cuore, quando vedo che la struttura che nel recente passato la Chiesa si era data è diventata semplicemente insostenibile. Opere caritative con enormi collegi o ospedali che oggi non riusciamo in alcun modo a mantenere… Conventi e seminari giganteschi abitati da pochi e attempati religiosi… Forse il Signore ci vuole ammonire e invitare a tornare all’essenziale, a non sacrificare le poche vocazioni che abbiamo riempiendo le persone di incarichi. Forse il Signore vuole che ogni cristiano, non solo i preti e le suore, tornino ad impossessarsi dell’annuncio, lo traducano con linguaggi nuovi, accessibili, convincenti. Forse tutta questa crisi è salutare, se ci obbliga a tornare a quanto oggi ci dice il Signore. È lui che annuncia: a noi il compito, semplicemente, di diventare sua trasparenza.

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