Sussidio Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria – 8 Dicembre 2018 – Sussidio Avvento CEI

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LITURGIA

«O donna piena e sovrabbondante di grazia, ogni creatura rinverdisce, inondata dal traboccare della tua pienezza. O vergine benedetta e più che benedetta, per la cui benedizione ogni creatura è benedetta dal suo Creatore, e il Creatore è benedetto da ogni creatura».
(Dai «Discorsi» di sant’Anselmo – Ufficio delle letture, Solennità dell’Immacolata Concezione)

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L’Immacolata Concezione

Nei ritmi dell’anno liturgico l’Avvento è il tempo mariano per eccellenza, lo ricorda chiaramente Paolo VI nel paragrafo 4 della Marialis Cultus: «In tal modo i fedeli, che vivono con la Liturgia lo spirito dell’Avvento, considerando l’ineffabile amore con cui la Vergine Madre attese il Figlio, sono invitati ad assumerla come modello e a prepararsi per andare incontro al Salvatore che viene, vigilanti nella preghiera, esultanti nella sua lode. Vogliamo, inoltre, osservare come la Liturgia dell’Avvento, congiungendo l’attesa messianica e quella del glorioso ritorno di Cristo con l’ammirata memoria della Madre, presenti un felice equilibrio cultuale, che può essere assunto quale norma per impedire ogni tendenza a distaccare – come è accaduto talora in alcune forme di pietà popolare – il culto della Vergine dal suo necessario punto di riferimento, che è Cristo; e faccia sì che questo periodo – come hanno osservato i cultori della Liturgia – debba esser considerato un tempo particolarmente adatto per il culto alla Madre del Signore: tale orientamento Noi confermiamo, auspicando di vederlo dappertutto accolto e seguito» (Marialis Cultus, 4).

La figura di Maria nel tempo di Avvento viene presentata ad ogni cristiano come l’icona dell’attesa fiduciosa e vigilante, della disponibilità attenta e concreta al Mistero di Dio. Per questo la solennità dell’8 dicembre, «celebrazione congiunta della Concezione immacolata di Maria, della preparazione radicale (cfr. Is 1,1. 10) alla venuta del Salvatore, e del felice esordio della Chiesa senza macchia e senza ruga» (Marialis Cultus, 3), si inserisce pienamente nel mistero che questo tempo liturgico celebra.

La festa dell’Immacolata svela la vocazione della Chiesa che come Maria deve essere «gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata» (Ef 5,27). Al medesimo tempo essa illumina il cammino dell’uomo chiamato alla santità, comunicata dalla grazia del Battesimo.

Celebrazione Eucaristica

Nello sfondo dell’Avvento, il mistero della Concezione immacolata di Maria, in quanto preparazione fontale alla nascita di Gesù, si armonizza bene con alcuni temi portanti del tempo: anch’essa rinvia alla lunga attesa messianica e richiama profezie e simboli dell’Antico Testamento, usati pure dalla Liturgia dell’Avvento (cfr. DPPL, 102). Ci aiuteranno a scoprire questo stretto rapporto le tre dense pagine della Scrittura proposte dall’odierno Lezionario: la drammatica pagina della caduta dei progenitori, il racconto dell’annuncio dell’Angelo a Maria, l’inno di benedizione a Dio che chiama tutti a essere santi e immacolati nell’amore.

In considerazione di una celebrazione che sappia valorizzare il senso della festa, ma anche situarsi nei primi passi del cammino di Avvento, è utile che non si interrompa in modo drastico la sobrietà di questo tempo. Ci si adoperi, anche, a prestare attenzione, nell’ottica della forza evangelizzatrice della pietà popolare (cfr. Evangelli Gaudium, 122-126), al sentimento dei fedeli verso l’Immacolata, che ha dato luogo a svariate manifestazioni religiose (cfr. DPPL, 102).
Si raccomanda di non inserire all’interno della corona d’Avvento, ceri legati alla solennità dell’Immacolata Concezione, al fine di non snaturare il segno.

Spazio liturgico e composizioni floreali

Nella solennità dell’Immacolata è bene valorizzare nello spazio liturgico l’immagine della Vergine Maria venerata nella comunità. Se si ritiene opportuno, è possibile sistemare in un luogo adatto l’immagine dell’Immacolata o l’icona dell’Annunciazione oppure della Panaghia. La sistemazione, però, non distolga l’attenzione dei fedeli e non infici l’armonia dei luoghi liturgici del presbiterio.
L’addobbo floreale non anticipi la solennità del Natale, ma al tempo stesso esprima il senso della solennità.

Monizione d’inizio

Oggi la Chiesa celebra la Vergine Maria nel mistero della sua Immacolata Concezione che come un faro illumina questo tempo di attesa vigilante del Salvatore. Mentre avanziamo incontro a Dio che viene, la liturgia odierna ci invita a guardare Maria che «brilla come segno di sicura speranza e di consolazione per il popolo di Dio in cammino» (Lumen gentium, 68). Raccogliamoci in preghiera e, con gioia ed esultanza, accogliamo la processione d’ingresso con il canto.

Riti d’Introduzione

Saluto liturgico

Per il saluto liturgico del presidente si suggerisce di utilizzare uno dei seguenti proposti dal Benedizionale:
La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, 
nato da Maria Vergine, 
l’amore di Dio Padre 
e la comunione dello Spirito Santo, 
sia con tutti voi.

Oppure:
Cristo, Figlio di Dio, 
che si è fatto uomo nel grembo della Vergine Maria,
sia con tutti voi.

Atto penitenziale

Per l’atto penitenziale si fanno due proposte rituali. È possibile dire il Confiteor seguito dal Kyrie eleison. Si ricorda che il Kyrie «essendo un canto col quale i fedeli acclamano il Signore e implorano la sua misericordia, di solito viene eseguito da tutti, in alternanza tra il popolo e la schola o un cantore» (OGMR 52).

In sostituzione del Confiteor si possono proporre i seguenti tropi:
Signore, Figlio di Dio, che sei nato dalla Vergine Madre, abbi pietà di noi.
R/. Signore, pietà.

Cristo, Nuovo Adamo, che sciogli la primitiva condanna, abbi pietà di noi.
R/. Signore, pietà.

Signore, Benedizione del Padre, che riempi di gioia tutte le cose, abbi pietà di noi.
R/. Signore, pietà.

Orazione Colletta

L’orazione colletta è una sintesi del dogma dell’Immacolata Concezione; afferma, infatti, il testo negli ampliamenti che precedono la petitio: «Nell’Immacolata Concezione della Vergine hai preparato una degna dimora per il tuo Figlio, e in previsione della morte di lui l’hai preservata da ogni macchia di peccato». Degni di nota sono i verbi «preparare» e «preservare». Il primo guarda all’intera storia della salvezza: rinvia alle promesse veterotestamentarie e orienta all’imminenza dell’Incarnazione del Verbo. Il secondo, invece, designa la peculiare modalità dell’intervento divino in Maria, non sfiorata dal veleno del peccato e della colpa.

Preghiera dei fedeli

Per la preghiera dei fedeli si suggerisce di fare riferimento all’Orazionale allegato al Messale Romano. In modo particolare si veda il formulario proprio per la solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria (p. 97). È utile che i testi siano adattati facendo riferimento alle concrete esigenze della comunità. Si eviti, comunque, di appesantire di invocazioni la preghiera e si rispetti ordinariamente la successione indicata dal Messale Romano (cfr. OGMR, 70).

Prefazio

Si usi il prefazio proprio, Maria felice inizio della Chiesa che, nell’embolismo, utilizzando Efesini 5,7 e ispirandosi alla dottrina del capitolo VIII di Lumen Gentium, sintetizza i temi teologici dell’immacolato concepimento di Maria.

Venerazione dell’immagine della Vergine

Conclusa l’orazione dopo la comunione, è opportuno rivolgere un particolare saluto alla Vergine venerando una sua immagine. Il presidente può introdurre l’atto di omaggio con queste parole o altre simili:
Fratelli e sorelle,
al termine di questa celebrazione dell’Eucarestia
rechiamoci idealmente anche noi con l’Arcangelo Gabriele presso la Vergine Maria
e porgiamo il saluto a Colei che è Madre e nutrice della nostra vita.

Mentre l’assemblea si unisce nel canto di un’antifona mariana, preferibilmente l’Ave Maria, il celebrante può incensare l’immagine o portarsi in sua prossimità. Al termine dell’antifona il presidente può recitare la seguente orazione tratta dalla raccolta delle Messe della Beata Vergine Maria (p. 6):

O Dio, che all’annunzio dell’Angelo
hai voluto che il tuo Verbo
si facesse uomo nel grembo verginale di Maria,
concedi al tuo popolo,
che la onora come vera Madre di Dio,
di godere sempre della sua intercessione presso di te.
Per Cristo nostro Signore.

Benedizione e congedo

Si propone la Benedizione solenne nel Tempo di Avvento presente nelle Messe della beata Vergine Maria (p. 222-223):

Discenda su di voi la grazia di Dio Padre,
il cui Verbo si è fatto carne
nel grembo della Vergine Maria
per salvare il genere umano.
R/. Amen.

Dimori sempre nei vostri cuori
Cristo nostra pace,
che Maria, figlia di Sion,
attese con gioia nella sua prima venuta.
R/. Amen.

Lo Spirito Santo
vi illumini e vi rinnovi,
perché, vigilanti nella preghiera
ed esultanti nella lode,
possiate incontrare il Signore
quando verrà nella gloria.
R/. Amen.

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PAROLA

In breve

Genesi 3,9-15.20: «Porrò inimicizia tra la tua stirpe e la stirpe della donna».

Una lotta senza fine, da secoli la lotta tra corruzione e purezza senza un’apparente soluzione. Ogni volta che viene sconfitto, il peccato si ripresenta.

Salmo 97: «Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie».

Efesini 1,3-6.11-12: «In Cristo Dio ci ha scelti prima della creazione del mondo».

Luca 1,26-38: «Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce».

In Maria una vittoria piena, il sì definitivo alla parola divina, la totale fiducia nell’opera di Dio, un discepolato fino alla croce.

La purezza perduta

Il brano dal libro della Genesi mostra con un’acuta drammatizzazione letteraria l’esperienza della caduta e della scoperta del peccato; il ritaglio della pericope pone l’attenzione prevalente alle conseguenze, a ciò che accade dopo che il comandamento buono di Dio è stato ignorato.

Da parte di Dio, rimane la sollecitudine e la ricerca della creatura umana. Da parte dell’uomo, si instaura un nuovo atteggiamento di paura, determinato dalla scoperta della propria “nudità”, cioè la fragilità costitutiva. La prospettiva di “diventare come Dio” è andata completamente delusa. Però è subentrata la paura di Dio e anche la paura dell’altro.

In realtà Dio resta dalla parte dell’uomo. Il serpente tentatore riceve una parola di maledizione; il suo operato è apertamente condannato. Si constata tuttavia una frattura nella storia umana: lo sguardo rivolto al futuro vede una continua lotta, una tensione ininterrotta tra la discendenza del serpente e la discendenza della donna. La tradizione dei Padri definisce il brano “protovangelo”, vedendo in esso un annuncio del Messia.

L’inimicizia tra il serpente e la stirpe della donna

Può essere utile valutare con attenzione il valore esatto delle parole finali di Dio: non si proclama infatti una salvezza automatica e prodigiosa. Non è, in senso proprio, un annuncio di vittoria, come avviene per le profezie vere e proprie. Qui non si dice in anticipo l’esito della lotta. In senso primario, si annuncia che ci sarà “inimicizia” tra la stirpe del serpente e la stirpe della donna, e si fa intravvedere una lotta incerta: da una parte si tenta di schiacciare, dall’altra si cerca di mordere.

Già però nella proclamazione di inimicizia sta una importante risorsa. Prima ancora che annunciare la vittoria, è essenziale che sia riconosciuta la lotta. Ciò che è avvenuto nel giardino infatti si configurava come una sorta di “intesa” tra il serpente e la donna, che ha ceduto alla sua seduzione. La stessa seduzione è ancora attiva, e tutte le vicende umane, fino ai giorni nostri, lo mostrano. La tentazione più pericolosa è proprio la negazione della lotta, l’acquiescenza indifferente. Come se essere pienamente umani significhi automaticamente essere compromessi con il peccato.

Solo per la parola e l’iniziativa di Dio si può avere la percezione della piena incompatibilità tra noi e il male. Solo la misericordia di Dio mostra in che modo intendere una simile incompatibilità in maniera non distruttiva, salvando la relazione con la persona caduta nel peccato. Non siamo fatti per il male. Restiamo creature ostili alla malvagità, anche se sottoposte alla sua seduzione.

Senza fine?

Si pone quindi la domanda su quanto possa durare questa lotta. Uno sguardo al passato, al presente, al prossimo futuro, sembra condurre ad una desolante conclusione: il conflitto sarà senza fine. Ogni buona realizzazione sembra infrangersi contro i colpi di coda della corruzione. Dietro la facciata della pace, si agitano nuovi venti di guerra. Da dove è possibile ripartire? Che cosa possono fare i credenti, nella loro piccolezza, contro l’enormità del male? Proseguendo sulla stessa linea di interrogazione, non possiamo fare a meno di chiederci se davvero abbia valore la Parola di Dio. Si compiranno davvero le profezie di pace?

 L’ascolto integrale

Nel brano evangelico dell’Annunciazione, le parole dell’angelo sono una riproposizione sintetica delle profezie di salvezza; gli elementi essenziali che lo costituiscono sono la figliolanza che si genera da Maria, la relazione con Dio, il Regno. Sono esclusi dalla sintesi gli attributi militari, la rivalsa sul male, l’annuncio di abbondanza materiale e di ricchezza tangibile. Gli stessi elementi sono presenti nella seconda lettura, trasposti al livello dei credenti (Ef 1,3-6.11-12): si parla di una rinascita (benedizione spirituale), di una relazione di figliolanza con Dio (figli adottivi), del ricevere l’eredità (concetto biblicamente equivalente al Regno). L’evangelista e l’apostolo mostrano così il nucleo fondamentale della profezia; esso è già compiuto in Maria, già realizzato nella Chiesa. Si richiede però una piena adesione di fede: Maria si rivela l’ascoltatrice perfetta delle profezie, la sua fede si apre senza forzature all’iniziativa di Dio. La solennità dell’Immacolata intende appunto celebrare la potenza della sua fede, non contaminata dall’esperienza del peccato.

 Dalla vergogna alla fierezza

La nostra esperienza quotidiana, di persone segnate dal peccato, ci fa rendere conto che non siamo altrettanto docili come Maria. Per noi il passaggio diventa più complesso. La coscienza del male compiuto, la frustrazione della tentazione, la vergogna radicale di non corrispondere alle proprie aspettative segnano profondamente la coscienza; come già si diceva sopra, si cade facilmente nella tentazione più grande: quella di vedersi irrimediabilmente compromessi, inevitabilmente connaturati al male. Ciò è inevitabile se si resta in una prospettiva mondana. La solennità di oggi ci conduce a vedere un altro punto di vista: l’umanità, portatrice di salvezza, di Maria, di Gesù, di coloro che sono stati scelti “per essere santi e immacolati” di fronte a Dio “nella carità” (Ef 1,4). Da subito dunque possiamo fidarci delle profezie di pace, e abitare in esse: perché come si sono compiute in Maria, nei discepoli del Signore, nei Santi, così sono visibili, subito, anche in noi, pur nella lotta che perdura. Dalla vergogna del peccato si passa alla fierezza della grazia: la consapevolezza di essere figli amati da Dio, anche in mezzo alle prove della vita.

 Fino alla croce

Maria, pur con la sua fede limpida e sciolta, deve ugualmente compiere il percorso del discepolato, di una progressione nell’adesione al Figlio; e come Maria segue Gesù fino alla croce, anche noi siamo chiamati a ripercorrere le sue orme, fino al nostro modo di partecipare alla croce di Cristo. Se infatti è vero che in noi la trasfigurazione, il passaggio dall’uomo vecchio all’uomo nuovo è già realizzato, è anche vero che il mondo è ancora in attesa: non ha ancora pienamente accolto la misericordia; ancora si dibatte nei suoi progetti di violenza e sopraffazione. Portatori di pace in un mondo di guerra, i credenti non possono fare a meno di incontrare la croce, in una delle sue forme: sapremo restare saldi, come Maria restò ai piedi della croce del Figlio?

 Utopia e realtà

Non si sta proponendo un vano dolorismo. Né si sta riducendo il vangelo a utopia: anche se il pericolo esiste. Ci può essere confusione tra la nostra fantasia e l’ascolto profetico, tra la fede nella Parola divina, e l’ostinazione sui nostri sogni, più o meno coincidenti con quelli di Dio. Da Maria impariamo anche a discriminare tra l’utopia personale e l’autentico servizio a Dio: deve avvenire una gestazione, un portare nella propria carne i germogli della Parola. Il sì autentico è quotidiano, non velleitario: difficilmente diventa un proclama sbandierato. Il sì di Maria resta racchiuso a lungo nell’intimità della sua casa, custodito nel segreto del cuore; e non si interrompe con la nascita del figlio, ma prosegue seguendolo fino alla risurrezione, fino al costituirsi della Chiesa (Atti 1,12-14), quando l’azione riferita a Maria è essenzialmente quella di “perseverare nella preghiera”. Resteremo anche noi perseveranti con lei?

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LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

Immacolata Concezione della B. Vergine Maria – Solennità

Puoi leggere (o vedere) altri commenti al Vangelo di sabato 8 dicembre 2018 anche qui.

  • Colore liturgico: Bianco
  • Gn 3,9-15.20; Sal. 97; Ef 1, 3-6.11-12; Lc 1, 26-38.

Lc 1, 26-38
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 02 – 08 Dicembre 2018
  • Tempo di Avvento I
  • Colore Viola
  • Lezionario: Ciclo B
  • Anno: III
  • Salterio: sett. 1

Fonte: LaSacraBibbia.net

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