Sr. Palmarita Guida – Commento al Vangelo del 26 Gennaio 2022

201

- Pubblicità -

Una parabola famosissima oggi ci viene proposta dalla liturgia. Chissà quante volte l’abbiamo ascoltata. Ma forse, è quella meno compresa. Eppzre è molto semplice. D’altra parte è l’unica parabola di cui Gesù dà spiegazione. Vuol dire che non vogliamo comprenderla? La parabola centra l’insegnamento principe di Gesù :tutto parte dall’ascolto della Parola nella nostra vita.

Se non capiamo questa verità di fede, non abbiamo capito nulla del cristianesimo. Gesù, con quel “ogni volta che”, vuol dirci che nella nostra vita possiamo trovarci in una o in qualunque di quelle situazioni in cui si trova il contadino che semina, e che a ognuno di noi è data l’opportunità di uscirne fuori se lo vogliamo, se accettiamo la sfida che la parabola ci indica alla fine, quella di credere nella Parola, di accoglierla con cuore docile e lasciarla fecondare.

Si può ipotizzare che si tratti di tre successive seminagioni:tre infruttuose, una riuscita. Dopo “tre” fallimenti, la parabola invita a riprovare ancora. Il successo passa attraverso l’insuccesso. Dio non si stanca mai con noi, ci riprova lasciandoci liberi di accoglierlo nella sua Parola. Dio non si spaventa dei suoi fallimenti in noi, spera sempre nella nostra riuscita.

Dio non si stanca mai di usarci misericirdia attraverso la sua Parola che libera e guarisce. Ecco perché è importante, anzi necessario centrare la propria giornata sulla Parola. Essa ti rende feconda quella giornata, anche se le cose non sono andate come avresti voluto. Il contadino Gesù passa ogni mattina nel campo del tuo cuore e semina il suo Regno cioè l’amore , la pace , la gioia, la pazienza.

Perché lo fa? Perché ti vuole santo, cioè a sua immagine. Impariamo allora a riconoscere il santo che c’è dentro di noi, che chiede di nascere e che ci rifiutiamo di lasciar uscire. Il più umile atto di amore ci fa vedere che è pronto a venire alla luce, in noi come negli altri. Perché ciò che “è seminato nella terra buona dà frutto”. La tua terra buona è un cuore docile all’ascolto della Parola perché ha compreso che cosa è l’umiltà. Essa è la porta di accoglienza della Parola, quella che forgia la tua santità.

Dove mi ritrovo in questo scenario variegato? Come ascolto? Come apro la porta del cuore alla Parola? Come leggo i miei fallimenti alla luce di questa Parola?


A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade 

- Pubblicità -

Articolo precedentedon Francesco Pedrazzi – Commento al Vangelo del 26 Gennaio 2022
Articolo successivodon Andrea – Commento al Vangelo del 26 Gennaio 2022