San Josemaría Escrivá de Balaguer – Commento al Vangelo del 9 Novembre 2019

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 Una cattedrale è forse il frutto di un desiderio passeggero o qualche cosa che si possa realizzare con la volontà? Certamente, le chiese che ereditiamo non sono una semplice questione di capitali, né una pura creazione del genio; sono il frutto del martirio, di gesta eroiche e di sofferenze.

Le loro fondazioni sono molto profonde; poggiano sulla predicazione degli apostoli, sulla confessione di fede dei santi, e sulle prime conquiste del Vangelo nel nostro paese. Quanto c’è di tanto nobile nella loro architettura, che attrae l’occhio e va al cuore, non è puro effetto dell’immaginazione degli uomini, è dono di Dio, è opera spirituale. La croce è sempre piantata nel pericolo e nella sofferenza, bagnata di lacrime e di sangue.

In nessun luogo la predicazione prende radice o porta frutto se non è accompagnata da rinuncia. I detentori del potere possono portare un decreto, favorire una religione, ma non possono piantarla, non possono che imporla. Solo la Chiesa può piantare la Chiesa. Nessun altro oltre ai santi, uomini mortificati, predicatori della rettitudine, confessori della verità, possono creare una vera casa per la verità. Per questo i templi di Dio sono anche i monumenti dei suoi santi. (…)

La loro semplicità, la loro solidità, la loro grazia e la loro bellezza non fanno altro che richiamare la pazienza e la purezza, il coraggio e la mitezza, la carità e la fede di coloro che hanno adorato Dio soltanto nei monti e nei deserti; hanno faticato, ma non invano, poiché altri hanno ereditato i frutti della loro fatica (Gv 4,38). A lungo andare infatti, la loro parola ha dato frutto: si è fatta Chiesa, questa cattedrale dove la Parola vive da tanto tempo… Beati coloro che entrano in questo legame di comunione con i santi del passato e con la Chiesa universale.

Beati coloro che, entrando in questa chiesa, penetrano con il cuore, in cielo.

Fonte: «Vangelo del Giorno» è un servizio proposto dall’associazione internazionale Evangelizo.

Parlava del tempio del suo corpo.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 2, 13-22
 
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
 
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
 
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere».
Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
 
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Parola del Signore