Robert Cheaib – Commento al Vangelo del 9 Ottobre 2019

Non so se capita anche a voi, a me personalmente capita che quando vedo una persona che prega profondamente, vengo colpito da un desiderio di pregare come lei.

O, meglio, vengo ricondotto dalla nostalgia alla mia preghiera, a quella fonte profonda innescata nel mio cuore dallo Spirito Santo. Possiamo solo immaginare l’impatto della preghiera di Gesù sui suoi discepoli: «Signore, insegnaci a pregare…».

La Risurrezione stava già esercitando i suoi effetti, risuscitando il desiderio di Dio, la sete di comunione con lui. Ora, il Padre nostro, più che una preghiera, è un programma di preghiera e di vita.

E la porta di ingresso è già eloquente: non si prega un’idea o un concetto, si prega un Padre, il Padre; non può esserci preghiera combattendo contro i mulini a vento, si prega quando ci si butta, ci si arrende alla presente viva ed amante di Dio, di un Papà.

Fonte: il sito di Robert Cheaib oppure il suo canale Telegram

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

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Signore, insegnaci a pregare.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 11, 1-4

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».

Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione».

Parola del Signore

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